La “terra dei fuochi” di Pitelli

laspeziaPerché dopo l’eroico magistrato Tarditi (di Asti) nessuno ha voluto continuare a scavare in discarica e tirare fuori gli altri veleni?   Perché si vogliono tombare tutte le vasche straccolme di rifiuti, impedendo ora e in futuro di controllare cosa c’è veramente nella collina del disonore e nei suoi tunnel segreti? Perché i politici vogliono sbrigarsi a ripiantare l’erba sullo scempio di Ruffino e farci sopra un campo da golf, dentro la vergogna di Spezia? Perché si vuole dimenticare senza aver visto fino in fondo nei misteri del Levante spezzino e dell’intero territorio provinciale e Lunigiana, ripieno di rifiuti dagli anni ’70? Perché non si sono ascoltati prima i pentiti, i testimoni oculari, gli ambientalisti e il popolo inquinato che protestava per decenni invano? Perché è morto il capitano De Grazia e hanno sfatto il pool investigativo che stava trovando le prove del disastro?Perché ci avete rovinato il futuro? Vogliamo salute e giustizia, nella Terra dei Veleni ligure. [Il Comitato Difesa Ambiente Pitelli La Spezia / Associazione Comitati Spezzini]

La storia  I misteri Il processo L’ombra di Ilaria Alpi

Spezia_golfo

ERA IL GOLFO DEI POETI, E’ DIVENTATO IL CROCEVIA DI “MONNEZZA CONNECTION”

L’hanno sempre chiamato il golfo dei poeti. Cantato da Shelley e amato da Wagner. Da quando la collina che domina il porto è stata deturpata, sfregiata alla Spezia, con molta amarezza, lo chiamano ormai il golfo dei veleni. I veleni sono sepolti nella discarica di Pitelli, al centro di un’inchiesta che porta molto lontano, al grande malaffare dei rifiuti tossici. Monnezza connection, migliaia di miliardi, veleni e misteri. Come una piccola nube gialla di cui non si è riusciti ancora a stabilire le origini. Un giorno ha colpito quattro tecnici che sono finiti in ospedale, intossicati. Altri che lavoravano qui sono morti negli anni passati. Sicuramente un operaio e un camionista, colpiti accidentalmente dai gas. Ma si parla anche di un altro morto, forse addirittura sepolto nella stessa discarica. Quanta paura e quanti misteri. Fra i dubbi piu’ allarmanti è che anche i veleni maledetti di Seveso siano sepolti qui e anche quelli dell’Acna di Cengio, citata spesso nelle intercettazioni fra tecnici impegnati a Pitelli com’èdimostrato a pag. 54 dei verbali giudiziari. Qualche pagina prima si parla anche dei prodotti rumeni, una conferma dalle confidenze che abbiamo raccolto fra gli investigatori. Tra i fusti ritrovati ci sarebbero infatti documenti scritti in “varie lingue europee”, anche in cirillico. Dunque l’incubo del nucleare. Quello che nasconde la collina della vergogna lo stabilita’ il collegio di periti nominato dal tribunale ligure. Certamente a Pitelli, la discarica della vergogna, sono gia’ stati rinvenuti piu’ di cento fusti tossici. C’è di tutto, anche una vernice utilizzata esclusivamente per uso militare, per oscurare i radar. Ma c’è soprattutto (lo ha già stabilito un laboratorio di Zurigo) la diossina come confermano il magistrato di Asti che ha aperto l’inchiesta, Luciano Tarditi, e il capo degli investigatori della Forestale che svolgono le indagini, Francesco Dellana del corpo forestale di Brescia. Associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale. Ecco la richiesta di rinvio a giudizio che ha portato a tredici arresti e quaranta indagati. Ci sono dirigenti Usl, geologi della Regione, funzionari civili del ministero della Difesa e due ammiragli. Un’inchiesta amministrativa parallela, condotta dal pm spezzino Massimo Scirocco, ricostruisce contemporaneamente in 113 pagine la storia di concessioni illegittime, firme false, progetti scomparsi e abusi non perseguiti relativi a Pitelli. Sotto accusa Regione e Comune, da studiare le posizioni di quasi tutti i sindaci che si sono succeduti alla Spezia dal 1979 ad oggi. Gli atti sono poi passato sul tavolo di Silvio Franz il magistrato spezzino che ha avuto in eredità l’inchiesta da Asti.

Secondo i verbali delle intercettazioni, i magistrati ipotizzano la presenza di una sorta di comitato d’affari che avrebbe gestito tutti i traffici illeciti. Dentro ci sarebbero faccendieri, esponenti della camorra e della mafia, attraverso legami e sofisticate intersecazioni societarie, come denuncia l’avvocato Roberto Lemma di Legambiente. Nell’agenda di uno degli indagati figurano anche il nome e i numeri di telefono di un personaggio certamente inquietante perche’ al centro di mille affari, “Chicchi” Pacini Battaglia. Sono stati trovati nello studio di Romano Tronci, già sentito dal pool da Mani Pulite nell’ambito dei finanziamenti illeciti ai partiti e stretto collaboratore di Orazio Duvia, l’imprenditore spezzino ritenuto il re delle discariche, salito alla ribalta delle cronache nazionali perche’ un giorno prelevò, attraverso sua figlia, dalla banca davanti all’ufficio tre miliardi e ottocento milioni in contanti, segno di grande liquidita’. Un patrimonio che il gip Diana Brusacà ha sequestrato perchè sospetto frutto di attività illecite, decisione confermata dal Tribunale del riesame. Orazio Duvia, ora in libertà dopo un mese di carcere, ha gestito per anni la discarica di Pitelli.

A Pitelli, in attesa dei risultati delle analisi, gli scavi per ora sono bloccati. La discarica non aprirà più, perche’ il consiglio regionale ne ha deciso per la fine di marzo la chiusura. Ma intanto nel paese la gente ha paura e se la prende con tutti. Una paura che s’infila nei carobi, i vicoli di Pitelli, duemila abitanti, una volta un posto sereno, senza problemi. E se c’è un paese che chiede la chiusura di una discarica, ce n’è un altro che chiede con forza di non aprirla. Da un anno gli abitanti di Aulla, in Toscana ma solo a trenta chilometri dalla Spezia, lottano con un presidio e con una mitragliata di denunce contro l’apertura di Ca’ Gaggino, a ridosso del deposito della marina militare e di un deposito della Nato. Hanno già inviato esposti a quattro procure, fra cui quella militare. Un’altra storia, di cui ci occupiamo poichè c’e’ un aspetto che la lega potenzialmente a Pitelli. Fra le decine di società che direttamente o indirettamente portano al gruppo Duvia ce ne sono alcune lontane, nel sud, ma altre vicine. Tre proprio ad Aulla dove hanno l’appalto per la raccolta dei rifiuti. Non solo. Nel ’95, secondo il comitato, un’azienda di cui era socio uno degli indagati per la discarica di Pitelli avrebbe acquistato i terreni destinati alla discarica del Tuffolo, preferita a quei tempi a Ca’ Gaggino. Evitiamo le complicatissime diatribe tecniche. Superando le polemiche l’assessore all’ambiente della provincia di Massa e Carrara ci presenta il progetto, sicuramente all’avanguardia, di Ca’ Gaggino, e tranquillizza ufficialmente la popolazione sull’uso della discarica, secondo le decisioni prese all’unanimita’ dal consiglio provinciale e accettate dalla conferenza dei sindaci della Lunigiana.

TUTTE LE NAVI DEI VELENI

dossier

Torniamo da dove siamo partiti. Dal golfo dei poeti e dalla grande paura. Sono almeno dieci le procure italiane, coordinate dalla procura nazionale antimafia, che stanno indagando su questa zona, la costa a meta’ fra Liguria e Toscana, considerata un vero e proprio crocevia di rifiuti tossici verso i paesi della cooperazione. In un appunto ritrovato dai genitori sul taccuino di Ilaria Alpi c’era scritto “sei navi”. Le navi dei veleni. La giornalista del Tg3, prima di essere uccisa, intervistò il sultano del Bosasa che gestisce quel tratto di costa somala individuato come uno dei dodici siti preferenziali per lo scarico dei rifiuti tossici dalla ditta Comerio. Grandi misteri che s’intrecciano con il traffico di armi che segue spesso le stesse vie. Nei verbali del rinvio a giudizio di Duvia c’è l’intercettazione di una telefonata fra due tecnici di Pitelli, Roberto Cozzani e Luca Galli, che a proposito di triangolazioni citano la Oto Melara. Ma soprattutto agli atti ci sono le prove di un traffico illegale e sistematico di rifiuti secondo le dichiarazioni di tre testi definiti per sicurezza solo A. B e C. Traffico sistematico. Nel gennaio del 1990 un comandante della marina mercantile inglese segnalò a Greenpeace che il molo 7 di La Spezia era ormai conosciuto in tutto il mondo come “the toxic berth” il molo dei veleni, punto di carico di rifiuti tossici diretti verso l’Africa. In un dossier presentato da Legambiente in un’assemblea pubblica sono ricostruite le rotte delle ventitre’ navi dei veleni scomparse nel Mediterraneo. Molte sono passate o addirittura partite dalla Spezia. La storia sciagurata dei veleni comincia esattamente dieci anni fa, nel giugno del 1987 quando alla Spezia sono imbarcate 200 mila tonnellate di rifiuti tossici, destinazione Guinea Equatoriale. Nello stesso periodo la Rigel partita dalla vicinissima Marina di Carrara per l’ultimo viaggio, affonda il 21 settembre davanti alla costa campana. Venti persone sono processate per naufragio doloso. E poi la Radhost, la Latvia, e la “Jolly Nero”, tutte partite tra gennaio e ottobre del 1988 per l’Africa.

Il 18 gennaio del 1989 direttamente da Beirut attracca la “Jolly Rosso” con un carico di 4000 bidoni. Per quattro anni e mezzo il materiale tossico è stoccato alla Spezia poi il 9 luglio del 1993 riparte. Il capitano di corvetta Natale De Grazia, 39 anni, consulente tecnico del pm reggino Francesco Neri, parte il 12 dicembre dell’anno scorso con l’incarico di interrogare proprio l’equipaggio della Jolly Rosso ma alla Spezia non arrivera’ mai. L’ufficiale ha un malore durante il viaggio. L’autopsia, eseguita una settimana dopo il decesso e dietro presioni dei magistrat, non conferma l’ipotesi dell’infarto. Il 5 marzo del 1994 arriva alla Spezia dal Libano la “Jolly Rubino” con materiale ferroso proveniente dall’ex unione sovietica, con destinazione Sudafrica. In otto containers è misurata una radioattivita’ di 600 bequerel. Sessanta di quei fusti tossici andranno poi in Austria dopo il transito in Sudafrica. Il 21 ottobre del 1995 fa breve scalo alla Spezia la Koraline prima di Algeri e Marsiglia. Riparte il 5 novembre con 285 containers. E’ l’ultimo viaggio. La mattina del 7 novembre affonda fra Ustica e Trapani per un falla. Nei containers anche uranio 238. Il 9 dicembre del 1995 la nave russa “Vjacheslav Shishkov” attracca proveniente dalla Tunisia. Riparte il 12 dopo aver sbarcato containers dove sono trovate tracce di Cesio 137, materiale altamente radioattivo. La storia non è finita. Soltanto un mese fa i doganieri spezzini scoprono al porto un vasto traffico con i paesi del terzo mondo di “Algofrene 12”, un gas nesso al nando dall’Onu perchè considerato uno dei principali killer dell’ozono.

L’interrogativo principale che deve sciogliere l’inchiesta è: la discarica di Pitelli era un punto di arrivo o semplicemente un passaggio o addirittura la partenza dei containers con i rifiuti tossici? Certamente da questo stupendo golfo o dai porti della vicina costa toscana sono partite quasi tutte le cosidette navi dei veleni. Pino Scaccia [1999]

L’inchiesta   Scorie di guerra fredda I reportage

14.02.18 IlSecoloXIX 2 Pitelli, il mistero sepolto nel ventre della collina-

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