La sciagura della pedofilia e un primato di cui vergognarsi: all’Italia il primo posto nel turismo sessuale con i minori

Un italiano di 64 anni è stato estradato ieri dalla Spagna verso la Thailandia con l’accusa di pedofilia a danno di minori di 13 anni, a conclusione di un’indagine di cinque anni in collaborazione con le autorità italiane in seguito alle diverse denunce di bambini e bambine thailandesi che avevano subito le molestie sessuali dell’uomo, per un compenso tra i 25 e i 50 euro. Lo indicano all’Ansa fonti ufficiali a Bangkok, secondo cui l’uomo è arrivato ieri sera nel Paese. Ruggero Costa, originario di Rovigo, era stato in passato arrestato per tre volte in Thailandia, in ogni occasione ottenendo inspiegabilmente la scarcerazione su cauzione – una nota pratica della polizia locale che le autorità di Bangkok stanno ora cercando di debellare. Era poi riuscito a rifugiarsi in Spagna, eludendo un nuovo arresto in un’operazione dell’ Interpol contro sei pedofili stranieri in Thailandia. Nel marzo del 2012 era stato infine catturato a Tenerife, grazie a un mandato di cattura internazionale. Si tratta del primo caso in assoluto in cui l’Italia concede la cosiddetta «estradizione passiva» di un proprio cittadino verso la Thailandia. Secondo un recente rapporto dell’Ecpat, un network di Ong che combattono lo sfruttamento minorile, gli italiani sono i primi al mondo nella graduatoria del turismo sessuale a danno di minori: lo studio ha calcolato che 80 mila nostri connazionali viaggiano all’estero a tale scopo.

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Avete sicuramente letto di Mikhail Pletnev, star della musica mondiale. Russo, poco più che cinquantenne, direttore d’orchestra e consigliere di Medved, è stato arrestato in Thailandia per stupro su un minore. Pletnev è stato pizzicato a Pattaya, sicuramente una delle capitali mondiali della pedofilia. Un mercato scellerato a cielo aperto. Sono stato in quella città e ho attraversato la via del sesso, “Walking street”, semplicemente la strada del passeggio. Bambine e bambini venduti davanti agli occhi di tutti, anche dei poliziotti. Guai a usare strumenti professionali e così di quella strada conservo foto scattate di nascosto e video assolutamente amatoriali, girati con il telefonino. L’inferno dietro un autentico paradiso. Dicono che siano almeno trecentomila i minori in vendita in Thailandia. E’ stata varata una legge e ogni tanto c’è qualche arresto: diciassette l’anno scorso, fra cui un australiano di novant’anni e un cuoco italiano.  Si chiama Massimo, ha cinquant’anni, fa il cuoco e ha un solo sfizio: un viaggio l’anno lontano, ma proprio lontano. L’avevano beccato nel 2002, l’hanno ribeccato qualche anno dopo: faceva l’amore con un ragazzino. Rischia dodici anni di galera, proprio come l’età della sua giovane vittima, comprata per pochi spiccioli. Hanno preso anche lui a Pattaya. Ma la repressione è solo di facciata. La pena prevista arriva fino a vent’anni di carcere, ma nessuno è stato mai condannato perchè tutti i pedofili hanno soldi per salvarsi. E la Thailandia ha bisogno del turismo sessuale.  Video

Un milanese di 30 anni è stato condannato a dieci anni di carcere in Cambogia per corruzione di minorenni. L’uomo, Alain Filippo Berruti, era stato sorpreso in un locale in compagnia di quattro minorenni di età compresa fra i 12 e i 15 anni. Berruti ha ammesso di aver avuto rapporti sessuali con i quattro ragazzini, ma dopo la lettura della sentenza ha reagito: “E’ la legge, ma non c’è giustizia”. E ha aggiunto che i quattro minorenni erano consenzienti. La legge cambogiana vieta in ogni caso i rapporti sessuali con minori di 18 anni. L’italiano è stato condannato anche a risarcire le famiglie dei ragazzini con 250 euro ciascuna. La pedofilia sta raggiungendo livelli allarmanti in Cambogia: ogni anno arrivano migliaia di turisti sessuali da Giappone, Europa e Usa. La legislazione è severissima, ma le condanne sono abbastanza rare.

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RAPPORTO . Si calcola che, in tutto il mondo, siano due milioni e mezzo i bambini sfruttati sessualmente Secondo una stima del Censis in Italia ci sono 21 mila casi di pedofilia ogni anno (e si parla solo di violenze carnali e molestie gravi). Le denunce pero’ sono soltanto 600 l’anno. La giustizia comunque va avanti e sono circa 1000 i processi ogni anno per bambini abusati o maltrattati. Il 35 per cento riguarda bambini sotto i tre anni. Un particolare terribile è che in più del 60 per cento dei casi sono stati giudicati colpevoli i parenti delle vittime. Gli abusi, dunque, avvengono in famiglia. La regione dove si sono registrati l’anno scorso il maggior numero di casi e’ la Lombardia, con 157 casi. Seguita subito dopo dal Lazio (121) , Piemonte (72), Sicilia (69), Toscana (65) e via via Campania, Puglia, Emilia Romagna e Veneto. [fonte direzione centrale polizia criminale]. Il giro d’affari che ruota intorno alla pedofilia è gigantesco. Qualcosa come 8000 miliardi l’anno soltanto con Internet. Ci sono 50 mila siti dedicati alla pedofilia in tutto il mondo con 2 milioni di bambini coinvolti e 12 milioni di immagini e foto. Ci sono 40 mila chat-room per pedofili. Oltre al mercato tradizionale, ingrossato da 25 milioni di cassette e cd-room per pedofili.

Ricordo la luce negli occhi di Niko, un bambino albanese sui dodici-tredici anni quando un poliziotto italiano lo salvò a pochi metri da un gommone che lo avrebbe portato a una squallida vita da marciapiede in Italia. Stavamo a Valona, Niko era stato rapito un’ora prima, di mattina, in mezzo alla gente davanti alla moschea. Ricordo l’ombra negli occhi di una madre, la mamma di Hagere, quando andai a trovarla nella sua casa in Tunisia. Hegere, lo ricorderete, era una bambina dolcissima uccisa l’altra estate a Imperia. Non si è mai saputo perchè Hegere (la chiamavano la principessa) è stata uccisa. Se da un pedofilo oppure per venderla. Il giorno dopo (era la fine di agosto) ad Andria fu uccisa Graziella, otto anni, e scoprimmo che nello stesso giorno in Italia c’erano stati addirittura cinque episodi di molestie gravi nei confronti di minori. Al nord al sud, senza distinzioni: a Milano, Roma, Riccione, Bari e Torino. E forse, proprio in quei giorni, ci siamo resi conto che il fenomeno è solo nascosto, colpevolmente nascosto, ma reale.

no_pedofiliaNoi siamo fiabe.Siamo fatti di fiabe.I percorsi delle nostre vite possono essere visti come fiabe, così come le paure da superare,i mostri e le streghe da combattere,le prove da affrontare”.Per troppi anni la società ha preferito non vedere, non sapere. Volevamo credere che il lato oscuro, malvagio, malato dell’uomo non coinvolgesse i bambini. Eppure le fiabe, che da sempre accompagnano l’infanzia, raccontano che la vita spesso è rischiosa, che esistono orchi e lupi cattivi pronti a sedurre, blandire i piccoli, per poi ghermirli e ucciderli. Negli ultimi tempi assistiamo turbati a una brusca inversione di tendenza: le segnalazioni e denunce delle situazioni di abuso sessuale all’infanzia sono notevolmente aumentate, compaiono forme nuove, tecnologiche e virtuali del problema e probabilmente siamo ancora lontani dal conoscerne le reali dimensioni. Prevenire l’abuso sessuale dei minori significa prevenire tutte le conseguenze a medio e lungo termine che da esso derivano. Maria Rita Parsi

Le chiamavano “zone di caccia”. I bambini erano studiati, controllati, seguiti. Poi adescati. Con la complicità del bidello diventavano vittime di video choc da vendere. Ma non solo. Ci sono le prove che quei poveri bambini erano anche venduti. Un giro di prostituzione minorile che coinvolge professionisti e imprenditori, alcuni molto noti, di Roma, almeno una quarantina. Dai capi della scellerata organizzazione i carabinieri si aspettano ora nomi e circostanze. Per ore sono stati interrogati, per capire fino a che punto erano concreti i progetti terroristici, quel fronte armato pedofilo messo in piedi da Roberto Marino, 37 anni, l’ex poliziotto passato alla pubblica istruzione, considerato l’ideologo del gruppo. “Sono stato violentato da piccolo in collegio” ha confessato per spiegare la perversione. Sicuramente aveva trovato un grande alleato in Giuseppe Buonviso, 34 anni, ex carabiniere, ora buttafuori in un locale notturno. Ma anche in altri, fra cui un medico e un infermiere, violenti e assetati di denaro.

Adesso il lupo solitario ha paura. Roberto Marino, 37 anni, ex poliziotto e ideologo del pedo-terrorismo, da otto mesi è rinchiuso in isolamento nel carcere di Rebibbia. In una lettera a un amico confida le sue improvvise angosce: “Temo che me la faranno pagare qua dentro”. Certamente, per gli inquirenti, le sue responsabilità sono pesantissime. Nel manuale trovato in casa, al momento dell’arresto, oltre alle istruzioni dettagliate per adescare i bambini, anche i folli progetti contro tutti i nemici della pedofilia, fra cui una contaminazione alimentare e una guerra chimica nelle metropolitane. Il lupo solitario, come si definisce il capo dell’organizzazione scoperta a Roma, adesso è veramente solo perchè i suoi più stretti collaboratori, l’ex carabiniere Giuseppe e il bidello Franco (quasi nonno: sua figlia e’ in stato di gravidanza) negli interrogatori hanno negato ogni addebito, imputando ogni responsabilità a Roberto. Devono ancora essere sentiti gli altri tre arrestati: un infermiere, che secondo l’accusa drogava i bambini, un ragazzo di 19 anni, Andrea, che organizzava gli incontri e forse la figura più squallida, un uomo già pensionato a 40 anni che avrebbe spinto alla prosituzione i suoi figli di 11 e 14 anni.  E mentre continuano ad emergere particolari agghiaccianti su prestazioni e cifre (anche 180 milioni pagati da ricchi imprenditori per una vacanza sessuale con minori) non accenna a diminuire l’angoscia dei genitori, anche oggi in fila con le foto dei figli dai carabinieri per essere rassicurati. 

Ogni anno nel mondo oltre un milione di bambini è vittima del traffico di esseri umani. Lo ricorda l’agenzia vaticana Fides riportando i dati del rapporto Unicef «Stop the traffic» in cui emerge la vastità del fenomeno delle componenti criminali legate allo sfruttamento minorile. Lo spostamento dei piccoli riguarda soprattutto Paesi in via di sviluppo (Africa centrale, sud est asiatico ed Europa dell’est) verso le aree del benessere dei Paesi occidentali.

Nel sud est dell’Asia li chiamano truk-truk, sono quelle vespette con il seggiolino che sostituiscono i taxi. Pochi soldi e portano i turisti in giro. Ricordo il primo che ho preso nella caotica Colombo, capitale dello Sri Lanka, il giorno dopo lo tsunami. Non avevamo fatto neanche il giro del palazzo quando il driver mi chiede se voglio una “baby”. Non ho risposto subito, sorpreso. E lui ha insistito, ha specificato meglio l’offerta. “come la vuoi, russa, nera, o cingalese, ma proprio baby, vedrai pochi soldi”. E’ facile scendere al volo dal truk-truk perchè vanno pianissimo. Sono sceso. Ma quell’offerta scellerata mi ha perseguitato per tutto il tempo che sono rimasto da quelle parti. Offrono “baby” in ogni dove e l’aspetto più drammatico è la consapevolezza di un mercato che tragicamente tira. Se offrono bambine al primo turista che incontrano, significa che i turisti chiedono quello.

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