Chi vuole riaprire le “case chiuse”

“Salviamo i nostri marciapiedi”. La crociata parte dal Veneto e arriva in Abruzzo. Tanti piccoli comuni, un unico obiettivo: liberare le strade dalle lucciole. Come? Non a suon di multe e ordinanze, ma riaprendo le case chiuse. Sul tavolo un referendum abrogativo pronto a rottamare, dopo 55 anni, la legge Merlin. La missione pare quasi impossibile: 500 mila firme entro fine settembre.  L’articolo completo

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Si riapre la questione dei quartieri a luci rosse. Succede a intervalli regolari. Un tentativo cioè di regolamentare la prostituzione, come se la mercificazione del sesso dipendesse dalle signorine e non dal mercato.  Per alimentare il dibattito, mi piace riproporre il testo del servizio che realizzai  per il telegiornale (fine anni 80) quando per la prima volta riesplose il caso. Serve per inquadrare la situazione conoscendo un aspetto che la mia stessa generazione non conosce direttamente. Tenendo bene a mente le stratosferiche differenze con mezzo secolo fa. Quando la pornografia non ci aveva devastato e la sciagura della pedofilia non ci aveva umiliato.  Quando, soprattutto, i rapporti erano diversi e per un approccio “concreto” bisognava aspettare (minimo) il matrimonio. Per capirci: le signorine allora svolgevano addirittura servizio sociale. Sul blog del Tg1: pubblicato nel 2008

L’ultima notte, cinquant’anni fa, in migliaia di alcove italiane si celebrò’ una malinconica festa d’addio: nelle “maisons” di lusso uscì fuori a sorpresa addirittura lo champagne. Fra drappeggi, mezze luci, tanfo di cipria e di disinfettanti, signorine e clienti si ubriacarono in nome di Lina Merlin, una signora padovana d’altri tempi, senatrice della Repubblica, che aveva finalmente vinto la sua decennale battaglia: le case, quelle case, dovevano essere chiuse, dalla mezzanotte del 20 settembre 1958, casualmente anniversario della presa di Porta Pia. Così finiva un’epoca, quella di un’Italia tutta maschia, dove davvero la donna era soltanto un oggetto, di desiderio e di mercificazione. Il telegiornale della sera diede la notizia in maniera totalmente incomprensibile: Ugo Zatterin fece i salti mortali per non nominare le prostitute. Raccontò la Merlin qualche giorno dopo a Enzo Biagi: “Sa, mi sono venute a trovare al Senato decine di quelle signorine. Mi hanno ringraziato. Ora siamo cittadine come le altre, mi hanno detto con un sorriso”. Certamente quel mondo, istituzionalizzato nel 1860 dal Conte di Cavour, costituiva prima della chiusura un’industria molto fiorente: 730 imprese, quattromila lavoratrici, quattrocento imprenditori, un fatturato annuo (era il 1958) di quattordici miliardi di lire! Pensate quante dovevano essere le “marchette”, cioe’ i gettoni con il simbolo del casino che davano ad un uomo il diritto assoluto su una di quelle signorine, se la media nazionale della tariffa era di cinquecento lire, con un minimo di 150 lire per cinque minuti a un massimo di diecimila lire per un’ora. E con lo Stato, detto per inciso, che lucrava sullo sfruttamento di quei corpi. Cinquant’anni dopo, cosa ci ritroviamo? Qualche volto sbiadito, un pò di nostalgia, una fiorente poetica e soprattutto il riaprirsi di una discussione. Da molte legislature ci sono proposte di abrogazione, mentre un giovane deputato ha lanciato tempo fa l’idea delle colline dell’amore. Finestre socchiuse, dunque, in un’epoca, quella attuale, che ha ben altri problemi, come l’erotismo a luci rosse e autentici drammi come l’Aids e la violenza. Come se tutto questo fosse possibile batterlo con la regolamentazione delle trasgressioni. Quella chiusura fu un autentico atto di civiltà, una conquista di libertà. Non voglio entrare nel merito della discussione ma credo che i problemi di oggi vadano affrontati con gli strumenti di oggi. Oltretutto, ho un’impressione: che i nostalgici non si rendano conto che, probabilmente, hanno solo il rimpianto della gioventù  che se ne è’ andata.

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6 pensieri su “Chi vuole riaprire le “case chiuse”

    • Posto che appunto la prostituzione non si potrà mai debellare, riaprire le case sarebbe semplicemente un modo di evitare spettacoli indecenti per strade e soprattutto controllare meglio, specie sul piano sanitario, donne e clienti.

      • Sono del parere che , soprattutto in questo tempo di crisi, se legalizziamo la cosa, il fenomeno tenderà ad aumentare. Ripeto, l’unico sistema sarebbe multare i clienti.

  1. Mi chiedo spesso perchè, invece di interessarsi a riaprire le case chiuse, non facciano leggi mirate a multare seriamente i clienti. Ma questo ovvio non si può fare perchè, la maggior parte dei politici è già impegnata con la frequentazione di donne che da quando siamo diventati più eleganti, non si chiamano più prostitute ma..escort. Perchè le case si vorrebbero riaprire? Perchè aumentano i casi di depravazione inclusi quella della pedofilia? Sant’Agostino allora dunque aveva ragione quando ha affermato: “sottrai le prostitiute al genere umano e ogni cosa sarà sconvolta dalle passioni della lussuria.” La chiesa gli diede ragione e addirittura, pur di guadagnarci istituì appositi luoghi chiusi per praticare la prostituzione. Venivano chiamate “Donne curiali”, pagavano regolarmente tasse che venivano utilizzate dal Papa per lavori e restauri. Non dimentichiamoci infatti che a Roma stessa c’è un bel ponte costruito con i loro proventi. ( purtroppo non ricordo più il nome) Tra politica e Chiesa, quotidianamente accadono “scandali lussuriosi”.. molti degli uomini hanno bisogno di chi si prostituisce quanto ha bisogno del cibo e dell’acqua. Merilin ha fallito..se era ottimista, forse lo era solo perchè non aveva compreso nulla degli uomini.

  2. Pingback: Quando chiusero "quelle case" | La Torre di BabeleLa Torre di Babele

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