Ustica, trentadue anni senza verità

È ancora lunga la strada da percorrere per giungere alla verità completa sulla strage di Ustica, nonostante una sentenza del Giudice Priore del 1999 abbia stabilito che il DC9 che volava nei cieli siciliani “è stato abbattuto”.

“E’ indispensabile che le istituzioni tutte profondano ogni sforzo – anche sul piano dei rapporti internazionali – per giungere a una compiuta ricostruzione di quanto avvenne quella drammatica notte nei cieli di Ustica”. Così Giorgio Napolitano esprimendo “profonda amarezza” per la mancata individuazione dei colpevoli a trentadue anni dalla strage del volo Itavia. Il Presidente della Repubblica ha inviato un messaggio alla Presidente dell’Associazione Parenti delle Vittime della Strage di Ustica, Daria Bonfietti, rinnovando ai famigliari delle vittime – si legge in una nota del Quirinale – la sua “affettuosa vicinanza e quella dell’intero Paese”: “E’ motivo di profonda amarezza – scrive il capo dello Stato – dover constatare come lunghi anni di indagini non abbiano ancora consentito di individuare i responsabili di una vicenda così tragica e inquietante. E’ indispensabile che le istituzioni tutte profondano ogni sforzo – anche sul piano dei rapporti internazionali – per giungere a una compiuta ricostruzione di quanto avvenne quella drammatica notte nei cieli di Ustica e favoriscano lo svolgimento delle difficili indagini tuttora in corso. In questo contesto, ritengo pertanto meritevole di apprezzamento l’iniziativa di celebrare l’anniversario rendendo pubblici gli archivi digitalizzati dell’associazione: iniziativa che rappresenta un ulteriore tassello dell’impegno generoso e costante dei congiunti delle vittime nel perpetuare il ricordo di quel drammatico evento”.

Si riapre l’inchiesta su Ustica perchè Cossiga ha dichiarato che ad abbattere, nel giugno dell’80, il Dc9 dell’Itavia fu un missile della marina militare francese. Ci sono sempre due verità: quella giudiziaria e quella giornalistica. Quella giornalistica sostiene da tempo la stessa tesi. Quella giudiziaria invece ha assolto tutti, con l’aggravante del mancato risarcimento dei familiari delle ottantuno vittime. Ben venga la riapertura, anche se dolorosamente dobbiamo constatare che già lo sapevamo. C’è solo una novità: che forse finalmente si farà giustizia.

La strage di Ustica 
di Pino Scaccia

La notte del 27 giugno 1980 l’aereo dell’Itavia in volo tra Bologna e Palermo con a bordo 81 persone, scompare dai tracciati dei radar di Fiumicino. Dopo alcune ore si ha la certezza che è caduto in mare a nord di Ustica. Non ci sono superstiti. Ecco le principali tappe della vicenda in 28 anni di indagini e misteri che hanno preceduto la sentenza di assoluzione del generale Lamberto Bartolucci, ex capo di stato maggiore dell’Aeronautica, e del suo vice generale Franco Ferri.

27 giugno 1980 Ore 20.59′.45″. Il Dc9 I-Tigi Itavia in volo da Bologna a Palermo partito con due ore di ritardo, si inabissa a nord di Ustica. Ottantuno le vittime fra passeggeri ed equipaggio: tra loro 13 bambini, due dei quali non avevavo ancora compiuto due mesi. Il gruppo neofascista dei Nar rivendica la strage: per i giudici si tratterà di un vero e proprio depistaggio operato dal cosiddetto Super Sismi.

Luglio 1980 Il ministro socialista della Difesa Lelio Lagorio riferisce in Senato sul disastro, escludendo il coinvolgimento di aerei militari. Le autorità aeronautiche sostengono l’ipotesi del “cedimento strutturale” del velivolo. Il generale Romolo Mangani, comandante del Centro operativo regionale di Martina Franca, responsabile del controllo radar dei cieli del sud verrà accusato di “alto tradimento per aver depistato le indagini”.

Luglio 1980 Sui monti della Sila viene trovato un Mig 23 libico, forse caduto la notte del 27 giugno, la stessa della tragedia del Dc9. Il maresciallo Mario Alberto Dettori, radarista della base di Poggio Ballone (Grosseto), confessa alla moglie: “Quella notte è successo un casino, per poco non scoppia la guerra”. Dettori morirà suicida nel marzo dell’87 ossessionato da una frase che, dice, non lo abbandona mai: “Il silenzio è d’oro e uccide”.

Dicembre 1980 L’Itavia, l’azienda del Dc9 esploso, dirama un comunicato stampa che indica come unica ipotesi valida a spiegare la caduta dell’aereo quella di un missile.

Marzo 1982 La prima commissione d’inchiesta parlamentare (presidente Carlo Luzzati) sostiene che senza l’esame del relitto non è possibile chiarire se il Dc9 cadde per esplosione interna (bomba) o esterna (missile).

Agosto 1986 Il presidente della Repubblica Francesco Cossiga chiede al presidente del Consiglio Bettino Craxi di disporre il recupero del relitto.

Marzo 1989 Dopo cinque anni di lavoro sul relitto, i periti della commissione Blasi concludono che il Dc9 è stato abbattuto da un missile.

Maggio 1990 A sorpresa, due componenti della commissione voluta da Bucarelli fanno marcia indietro riproponendo l’ipotesi della bomba.

Marzo 1993 Alexj Pavlov, ex colonnello del Kgb, rivela la sua verità: il Dc9 fu abbattuto da missili americani, i sovietici videro tutto dalla base militare segreta che nascondevano vicino a Tripoli: “Fummo costretti a non rivelare quanto sapevamo per non scoprire il nostro punto di osservazione. Quella notte furono fatte allontanare tutte le unità sovietiche della zona perché sapevamo che ci sarebbe stata un’esercitazione a fuoco delle forze americane”.

Dicembre 1993 Andrea Crociani, imprenditore toscano, viene interrogato dal giudice Rosario Priore, titolare dell’inchiesta. Crociani rivela le confessioni a lui fatte da Mario Naldini, il tenente colonnello che prestava servizio all’aeroporto di Grosseto e che la sera del 27 giugno si alzò in volo con il suo caccia Tf140 per un’esercitazione Nato. “Mario mi disse: Quella notte c’erano tre aerei. Uno autorizzato, due no. Li avevamo intercettati quando ci dissero di rientrare. All’aeroporto di Grosseto, dopo l’atterraggio, ci informarono della tragedia del Dc9”. Naldini era il capo squadriglia delle Frecce Tricolori, morto a Ramstein nell’agosto dell’88 durante la disastrosa esibizione che causò la morte di 51 persone. Dieci giorni dopo doveva essere ascoltato da Priore per i fatti di Ustica.

26 novembre 2003 La tragedia di Ustica non fu certamente provocata dal cedimento strutturale del Dc9 dell’Itavia, ma probabilmente da un missile esploso dall’esterno dell’aereo. Il tribunale di Roma, a 23 anni dalla tragedia, dichiara responsabili i ministeri dei Trasporti, della Difesa e dell’Interno, e li condanna in solido a risarcire all’Itavia i danni, quantificati in circa 108 milioni di euro (210 miliardi delle vecchie lire).

30 aprile 2004 La terza sezione della Corte d’Assise di Roma assolve da tutte le accuse contestate i generali dell’Aeronautica Lamberto Bartolucci, Franco Ferri, Zeno Tascio e Corrado Melillo individuando responsabilità nelle condotte dei generali Bartolucci e Ferri in merito alle informazioni che i due militari fornirono, in maniera errata, alle autorità politiche.

15 dicembre 2005 Bartolucci e Ferri sono assolti in appello.

10 gennaio 2007 La prima sezione penale della Corte di Cassazione si pronuncia definitivamente sul processo confermando la sentenza di assoluzione pronunciata in appello e cancellando quindi la possibilità ai famigliari delle vittime di chiedere un risarcimento.

A far precipitare il DC 9 dell’Itavia che volava sopra i cieli di Ustica fu un missile o “una quasi collisione tra velivoli militari non identificati che volavano attorno all’aeroplano al momento del disastro”. E’ una delle conclusioni a cui sono giunti i giudici civili di Palermo che hanno condannato i ministeri a risarcire i familiari delle vittime del disastro.  Nel provvedimento i magistrati escludono che a causare l’incidente fu una bomba.

Ustica resta sicuramente il più grande mistero della storia recente d’Italia. Per tanto tempo la verità giornalistica è stata umiliata da quella giudiziaria. Ricordo ai tempi dei primi processi il “furore” di un generalone che non accettava l’idea del muro di gomma. Invece la vicenda è stracolma di depistaggi e false testimonianze, di prove alterate, cancellate e distrutte. Già molti anni fa il giudice Priore parlò di “battaglia aerea” smentito dalla Cassazione che accreditò invece la versione ufficiale della Nato, nonostante che l’unico radar rimasto intatto dimostrasse la presenza di altri aerei nel cielo di Ustica. Adesso è arrivata questa sentenza, chiavistello dei familiari per arrivare alla giustizia.  E’ rimasto solo il sottosegretario Giovanardi a parlare di “bomba sull’aereo” per giustificare “ragion di Stato”. Mentre le rogatorie inviate a Francia, Stati Uniti e Gran Bretagna non hanno ancora ricevuto risposta. Alla faccia di ottantuno vittime innocenti.

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7 pensieri su “Ustica, trentadue anni senza verità

  1. le istituzioni sono rappresentate da individui che secondo le leggi italiane dovrebbero rispondere dei loro atti
    questi individui fanno a gara a proteggersi gli uni gli altri (…)

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