Hiroshima, semplicemente agghiacciante

Nell’attimo stesso in cui la bomba atomica, soprannominata “Little Boy”, veniva esplosa dal ventre dell’Enola Gay, il B-29, alleggerito di novemila libbre, balzò verso l’alto. Il tenente colonnello Paul Tibbets virò immediatamente e in tal modo impedì agli uomini dell’equipaggio, fatta eccezione per il mitragliere di coda Bob Caron, di osservare il bagliore che seguì l’esplosione. Nonostante le lenti scure protettive, Caron pensò, sulle prime, di essere diventato cieco. “Se Dante fosse stato con noi sull’aereo”, scriverà in seguito Tibbets, “sarebbe rimasto atterrito. La città che soltanto qualche minuto prima avevamo visto così chiaramente nella luce del sole, era diventata un cumulo orrendo. Era letteralmente sparita sotto una coltre di fumo e di fuoco.
Il mattino del 6 agosto 1945, l’Aeronautica militare statunitense lanciò la bomba atomica “Little Boy” sulla città giapponese di Hiroshima, seguita tre giorni dopo dal lancio di “Fat Man” su Nagasaki. «L’approssimazione del numero di vittime è compresa tra le centomila e le duecentomila, almeno la metà civili», secondo gli scienziati. Il fungo atomico di “Fat Man” su Nagasaki raggiunse i diciotto chilometri di altezza.
“Dire che ero raggiante è poco. Essere incluso nell’equipaggio selezionato per sganciare la seconda bomba atomica sul Giappone fu come un fulmine a ciel sereno. Ero euforico”. Per mesi Fred J. Olivi era stato addestrato a guidare l’ultimo modello di B-29, superfortezza volante progettata per il nuovo tipo di bomba, La cosa più agghiacciante dell’entusiasmo di Olivi è che i suoi compagni erano appena rientrati dallo sterminio di Hiroshima: “Fred, è roba da non credere” gli avevano raccontato. “Non puoi immaginare il disastro… La città è scomparsa sotto un’enorme nube di polvere!”. Ma, anziché provare sgomento, l’unità militare stava festeggiando con grandi bevute di birra: una bisboccia che, parole di Fred, “risultò divertentissima”.
Fred J. Olivi fu il copilota del bombardiere che, tre giorni dopo, provocò la morte di più di settantamila persone a Nagasaki. Olivi è morto l’8 aprile 2004 senza il minimo rimorso: “Mi sento orgoglioso di aver preso parte alla missione” scrive nel libro. E a puntello delle proprie certezze, sostiene che fu l’uso dell’atomica ad anticipare la fine della Seconda guerra mondiale, convinzione sostenuta a oltranza: tra i documenti pubblicati in appendice al libro (lettere e foto personali; e carte ufficiali non più secretate), c’è un biglietto di Olivi a Bush padre, del dicembre ’91: “Signor Presidente, mi complimento con Lei per la decisione presa di non chiedere le scuse ufficiali al Giappone per la missione atomica della Seconda guerra mondiale”. Il libro di Olivi non svela fatti nuovi, ma riesce ugualmente a sorprendere. Portandoci nella mente di giovani addestrati a uccidere dal cielo. Dall’euforia onnipotente delle prime missioni con bombe convenzionali: “Che soddisfazione sganciare le “zucche” contro gli obiettivi”. Al gioco macabro dell’incontro con l’atomica: “Eravamo stati chiamati a firmare l’ordigno con i nostri nomi e messaggi personali”. Fino all’oblio che segue la distruzione: “Un autentico sollievo: passavamo il tempo in spiaggia leggendo, dormendo, giocando a softball”.
Di Nagasaki, Olivi racconta: “Fendendo le nuvole, la bomba iniziò la sua lunga discesa verso il basso. Iniziai a contare i secondi… uno, due, tre, quattro… fino a chiedermi se non avesse fatto cilecca. Ma tutt’a un tratto, una luce simile a quella di mille soli investì la cabina di pilotaggio. Anche con gli occhiali da saldatore, il bagliore mi accecò. L’urto fu tremendo e l’aereo sobbalzò violentamente”. Più avanti aggiunge: “Rientravamo con la convinzione di aver compiuto il nostro dovere”. E subito, atterrato a Tinian, si mise a scrivere un diario: “Ero sfinito, perché non dormivo da oltre ventiquatt’ore, ma determinato a redigere la cronaca dettagliata di quella memorabile giornata”. Antonella Barina Venerdì
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5 pensieri su “Hiroshima, semplicemente agghiacciante

  1. intanto oggi durante la commemorazione il sindaco di hiroshima ha chiesto che il giappone si spenda per trovare forme di energia diverse dal nucleare. appello ignorato dal primo ministro che ha parlato subito dopo e non si è staccato dal discorso che si era preparato.

  2. Pingback: Quelli che sganciarono l’atomica « La Torre di Babele

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  4. Pingback: Hiroshima, semplicemente agghiacciante – Antonella Barina | CARTESENSIBILI

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