Miami, crocevia della coca

Miami beach – La chiamano “big mango” per la sua ansia di mettersi a confronto come capitale del sud con the Big Apple, la grande mela, cioe’ New York. E’ certamente uno dei luoghi del desiderio, una citta’ magica, ruggente, frizzante, trasgressiva, paradiso tropicale multietnico, dove hanno preso casa Stallone, Madonna e Schwarzenneger e dove puoi incontrare le piu’ belle top-model del mondo, magari negli stessi bar dell’Ocean drive dove -dicono- sono stati segnati molti destini del pianeta, un po’ una nuova Casablanca: dal delitto Kennedy al Watergate. La fiesta qui non finisce mai. E anzi sembra cominciare di sera nei mille locali, molti italiani, che hanno stregato i turisti di tutto il mondo.

La festa e’ finita improvvisamente tre anni fa quando sono cominciati a morire i primi turisti (nove addirittura in pochi mesi), uccisi dalle bande di ispanici che comandano l’altra citta’, quella disperata e che prende ordini dai grandi signori della droga. Sono soprattutto due le zone a rischio che attraversiamo insieme con la polizia di Miami: Little Habana e Little Haiti. “Ma anche Overtown e Model city sono quartieri molto pericolosi, si puo’ morire per un dollaro” ci dice l’ufficiale che ci accompagna. Qui le strade sono state addirittura chiuse dagli abitanti per difendersi dai ladri. Le case sono circondate da cancellate. Ad ogni angolo di strada si vende droga. Il mercato e’ in mano ai “marielitos”, ex galeotti liberati dal regime cubano, perfido regalo,dicono,di Fidel Castro all’America. I “marielitos” sono quasi tutti neri e quasi tutti criminali. Spietati corrieri di droga hanno introdotto la vendetta trasversale, i rapimenti, trasformando il mercato della droga finora maledettamente ordinato, fra conti in banca e recapiti a domicilio, in un inferno di strada.

Per fortuna i crimini negli ultimi tempi sono diminuiti, soprattutto sono diminuiti, addirittura del 61 per cento i grandi crimini, gli omicidi, le rapine. – ci dice Angel Calzadilla, portavoce della polizia di Miami – Ma consiglio ai turisti di essere sempre molto prudenti. E’ chiaro che tutta questa violenza e’ frutto del narcotraffico. Nonostante i risultati ottenuti in Colombia il traffico non e’ diminuito e il lavoro per noi resta molto duro”.

A Miami entra il 70 per cento della marijuana e della cocaina destinata al mercato statunitense. I narcos controllano direttamente almeno quattro banche cittadine e in dieci anni hanno permesso che Miami passasse da zero a 130 banche internazionali grazie allo spropositato giro di denaro da riciclare, qualcosa come sei miliardi di dollari l’anno. I conti spesso sono intestati a vecchiette in pensione che per duecento dollari la settimana ripuliscono denaro sporco. Le chiamano quasi affettuosamente i “puffi”.

Miami resta senza dubbio la porta della cocaina e del crack per tutti gli Stati Uniti. -ci dice Michael Putney, reporter di Channel Ten – Ma e’ una via talmente conosciuta che i narcos colombiani fanno ora base in Messico, sono i messicani i nuovi grossisti, e magari evitano Miami per puntare sulla Louisiana e sul Texas dove ci sono meno controlli perche’ sono pipe-lines, vie della droga, nuove e sconosciute alla polizia“.

Fu Jorge Luis Ochoa il primo narcos colombiano a capire l’importanza di Miami come “porta d’accesso” ai ricchi mercati nordamericani e cosi’ scatto’ quella che a Medellin definirono la “colonizzazione” della Florida per un giro di qualcosa come 60 mila miliardi di lire l’anno. A un cento punto entro’ nell’affare anche la mafia siciliana. L’accordo prevedeva uno scambio fra l’eroina raffinata in Sicilia e la cocaina proveniente dalla Colombia. Lo ha rivelato un pentito italo-americano:Joe Cuffaro, del clan Gambino, arrestato qui a Miami. Grazie alle sue informazioni scatto’ l’operazione “Seaport” che porto’ in carcere sei anni fa il boss di Cosa Nostra John Galatolo, due suoi cugini, i suoi referenti palermitani Antonino e Francesco Madonia e due trafficanti di Medellin, fra cui Waldo Aponte, l’uomo di Miami del cartello colombiano.

La mafia naturalmente c’e’ ancora, alleata con camorra e n’drangheta. La cocaina arriva con piccoli aerei o via mare sui mototoscafi oppure con gli aerei di linea portata dai cosidetti “muli” capaci di ingerire decine di palloncini pieni di coca nello stomaco. La cocaina entra in pasta e soprattutto in polvere: viene cristallizzata in cubetti, tagliata e trasformata in crak che si puo’ fumare e soprattutto costa molto meno: la polvere vale 75 dollari il grammo, il crak meno di cinque. Lo spaccio di crak a Miami e’ gestito dai giamaicani della banda “Shower”. Dicono che i capi, Vivian Blake e Lester Coke, tirino le fila dall’estero, forse da Londra. Un grande affare perche’ il mercato del crack non accenna a diminuire, mentre c’e’ stato un drammatico ritorno all’eroina. La marijunana resta al primo posto con circa 65 milioni di consumatori, ma la grande paura degli Stati Uniti viene adesso da una nuova moda, assolutamente devastante: le droghe sintetiche, prodotte in laboratorio, a tonnellate ogni anno. L’ultima novita’ si chiama “ice”, ghiaccio ed e’ due volte piu’ pericoloso della cocaina e del crak. E’ un derivato fumabile della vecchia e popolare metamfetamina, uno stimolante del sistema nervoso che si aspira con una pipetta, da’ allucinazioni e psicosi acute e violente dopo 24 ore di forte euforia. L’ice costa poco e rende molto: un chilo di metamfetamina da raffinare vale 300 dollari, un solo grammo di ice costa per strada 400 dollari. Poi c’e’ la “China white”, dicono 700 volte piu’ forte dell’eroina. Gli spacciatori la chiamano la “definitive bag”, l’ultima bustina. Soltanto a Pittsburgh ha ucciso 18 tossici e mandato in overdose altri 60 in tre mesi.

La droga piu’ prodotta nel Paese resta senza dubbio la metamfetamina, in quanita’ astronimica, miliardi di dollari. La chiamano anche “speed” perche’ e’ velocissima nell’azione, un po’ la cocaina dei poveri, ne fa uso soprattutto la classe operaia bianca. La produzione chimica di metamfetamina e le sue scorte sono talmente tossiche che in laboratorio bisogna indossare speciali abiti di protezione. A volte ci sono anche anche esplosioni. Ma e’ un lavoro che non finira’ mai perche’ e’ troppo remunerativo. Un costo di produzione in laboratorio di 300 dollari equivale sul mercato a oltre 10 mila dollari. E poi la preparazione e’ semplice. E’ facilissimo procurarsi le sostanze e chiunque con una conoscenza di chimica a livello scolastico puo’ produrre metamfetamina di discreta qualita’.  Come dire che mentre si combattono negli Stati Uniti i grandi trafficanti, non ci si accorge che il diavolo forse sta qui, in casa, proprio dietro la festa.

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