Lorenzo Necci una sera a Perugia mi confidò: “Mi vogliono suicidare”

28 maggio 2006

L’ex amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato Lorenzo Necci, 67 anni, è morto domenica pomeriggio dopo essere stato investito da un’automobile mentre percorreva in bicicletta la provinciale Fasano-Savelletri, in Puglia. L’incidente è avvenuto intorno a mezzogiorno. Necci, soccorso e accompagnato nel vicino ospedale di Ostuni (Brindisi) è morto alcune ore dopo per le gravi lesioni e fratture multiple riportate. Necci era stato prima presidente di Enichem, e poi di Enimont e amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato fino al 1996. Necci era in vacanza con la sua compagna in una masseria di Fasano dove abitualmente trascorreva i fine settimana.

La grande rabbia di Necci, e la paura, sono nate alla Spezia. Non e’ ancora riuscito a capire perche’ dopo trent’anni di attivita’ pubblica ai massimi livelli improvvisamente e’ finito in carcere. “Liquidato, anzi sacrificato” dice lui. Una carriera senza ostacoli fino quasi a diventare il super-ministro economico e poi l’inchiesta di un anno fa, il fango, la fine politica. I suoi legali hanno confermato in pieno oggi la sostanza dello sfogo che Necci ha affidato ieri al Tg1. Uno sfogo che vale un’assicurazione sulla vita. “Se muoio, le dico fin d’ora, non mi sono suicidato” ci ha confessato quando a Perugia era gia’ buio e l’ex presidente dell’Enimont era reduce da qualcosa come otto ore di interrogatorio definite da lui stesso “pesanti”. Sia il prof. Stile che l’avvocato Balducci hanno anzi rivelato che Necci da mesi confida a loro le stesse paure. Ma di cosa e di chi ha paura?,gli abbiamo chiesto, per capire. “Di chi non lo so. Le posso soltanto sottolineare un dato – ci ha detto Necci – ci sono stati momenti in cui una mia firma valeva 25 mila miliardi. Chissa’ a quanti ho dato fastidio”. Ma a chi? Necci l’altra sera ha allargato le braccia. Il prof. Stile oggi ha spiegato: “Non una persona o una sola forza. Ma non puo’ essere casuale che improvvisamente le procure di mezza Italia, da Napoli ad Aosta, da Salerno a Venezia, abbiano individuato in Necci il centro di tutto il malaffare nazionale. Bisognerebbe capire – ha detto ancora il legale dell’ex amministratore delle ferrovie – chi ha voluto l’inchiesta della Spezia. Ma soprattutto chi ha selezionato quelle intercettazioni. Le ombre sono ancora troppe”. 
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Un pensiero su “Lorenzo Necci una sera a Perugia mi confidò: “Mi vogliono suicidare”

  1. ci sarebbero da aggiungere anche i nomi di: farsetti, antonov, vasilev, le guardie svizzere, falcone, borsellino,
    ……………………………………………………………………………………………………….e con il tempo anche il mio nome

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