In Russia la chiamano “mafi”

1993

Mosca, 1993 – A due passi dal Cremlino, nel sottopassaggio della metropolitana, c’e’ la Mosca della crisi, quella che non sa come sbarcare il lunario, che ancora non ha capito che il rublo e’ una finzione, non serve piu’, ormai, neppure per sopravvivere. Sopra questo mondo che quasi vive di nascosto, per la vergogna, ci sono invece gli altri russi, i giovani, quelli che ti chiedono dollari per colbacchi veri, icone fasulle e soprattutto orologi. Quaranta dollari per un Polyot e’ praticamente una rapina: equivale a due mesi di stipendio da queste parti, ma sanno che per gli occidentali sono una sciocchezza e ne approfittano. Questi giovani fanno parte della Russia che cambia. Quella che ha capito che non e’ piu’ tempo di utopie. All’interno di queste “due Russie”, quella della valuta e quella dell’illusione infinita, c’e’ uno spettro che chiamano “mafia”. Meglio: “mafi”. Una mafia forse diversa dalla nostra, ma c’e’ chi dice gia’ piu’ forte, sicuramente piu’ spietata. Ma soprattutto una mafia che ha molta fretta di imparare. In realta’ i russi chiamano generalmente “mafia” la malavita e tutta quella rete capillare di piccole connivenze, clientelismi, bustarelle e protezionismi che regolano ogni settore della vita quotidiana e dell’economia della Russia. In un certo senso, hanno ragione. Perche’ senza “agganci”, soldi o conoscenze, in Russia e’ quasi impossibile procurarsi qualsiasi cosa, dalla dentiera alla casa fino all’iscrizione all’Universita’.La mafia sta dappertutto dove ci sono i soldi. Dalla sale da gioco alla prostituzione, dall’esportazione del caviale e delle opere d’arte al furto e ricettazione di auto straniere, dalle stamperie di moneta falsa alle distillerie clandestine. E poi: traffici di preziosi, corse dei cavalli, racket (colpiti ovviamente i locali in valuta), naturalmente droga e soprattutto il mercato nero dei beni di consumo sempre introvabili nei negozi di Stato.La verita’ e’ che l’efficienza della malavita ha sostituito la cronica inefficienza delle strutture economiche statali, impiantandosi da padrone nelle fabbriche e nei kolkos con la complicita’ o quantomeno la copertura dei funzionari locali.Dicono: colpa delle riforme. La tradizione della “vzyatka”, la bustarella russa, in realta’, risale all’altro secolo. La pratica della concussione era una sorta di costume nazionale ancora al tempo degli Zar, ma e’ evidente che dopo il crollo dell’Unione Sovietica e’ degenerata in un pericoloso connubio con il crimine organizzato e le strutture commerciali.Oggi se paghi hai tutto. Ufficiali dell’ex temutissimo KGB , pezzi grossi della nomenklatura sono pronti a venderti qualsiasi cosa. Storie tutto sommato tristi, che danno il senso del disagio, spesso della disperazione della nuova Russia. Lo stesso presidente Eltsin, il 12 febbraio del 1993, al Parlamento davanti le piu’ alte cariche della Repubblica, ha dichiarato ufficialmente guerra alla mafia. Mafia come elemento destabilizzante. Ha tuonato il presidente: La mafia si e’ introdotta all’interno delle nostre strutture, e ora le utilizza ai suoi fini. Occorre portare la lotta fino al livello piu’ alto”.Due miliardi di dollari sono spariti, evaporati in nove mesi dal ministero delle relazioni economiche estere. E il ministero dell’Interno esita ad aprire un’inchiesta: perche’?

Al sesto piano della Casa Bianca, la sede del Parlamento russo, incontriamo Aslanbek Aslakhanov, presidente della commissione antimafia. Lancia un grido d’allarme: interno ma anche esterno.  – Lei e’ stato il primo in Russia a denunciare il pericolo mafioso. A che livello e’ arrivato ora il fenomeno?La mafia per un russo e’ da sempre un concetto vago. Significa tutto quello che e’ contro di lui, il disordine, i delitti. Ma la scoperta di una vera e propria organizzazione criminale risale all’84-85″.– Lo stesso presidente Eltsin ha parlato di corruzione, di infiltrazione nello Stato, quello che avviene nei paesi occidentaliPrima della perestrojka la polizia negava l’esistenza di certi fenomeni, neppure si poteva parlare di mafia. Ma ormai e’ chiaro a tutti che esiste una struttura che si e’ inserita nel processo di liberalizzazione. E che c’e’ una congiunzione fra cosidetti colletti bianchi e imprenditori. I capitali spesso sono notevoli ed e’ inutile negare che anche da noi corrano quelle che voi chiamate tangenti”.  -La mafia russa ha contatti internazinali, sembra addirttura che abbia stretto un patto con Cosa nostra, a tal punto che lei verra’ presto in Italia per parlanre con le autorita’ italiane. Cosa ne sa di questi rapporti?”“Sicuramente i legami ci sono. So per certo che c’e’ una stretta colleganza fra mafia russa e mafia italiana nel traffico della droga. Ma non solo. Ogni affare illecito li trova insieme. E’ necessaria una grande collaborazione fra i nostri governi“.– C’e’ anche uno scambio di killer, non solo con la mafia ma anche con servizi segreti stranieri?Ho la certezza di viaggi di killer russi in Germania e negli Stati Uniti. Ma probabilmente si sono recati spesso anche in Italia. I killer russi, da quel che so, sono molto richiesti perche’ hanno imparato in fretta, hanno acquisito cioe’ una certa tecnica, in piu’ sono molto feroci e costano poco. Tutte condizioni per assoldarli”  Quando andiamo via, a microfoni spenti, si spinge oltre: “Tra un anno noi andremo via, perche’ siamo stanchi. E la nuova classe politica russa sara’ almeno per meta’ appoggiata dalla mafia. Proprio come succede nei Paesi occidentali“.

Mancano soprattutto le leggi. L’allarme, o meglio un vero e proprio grido di aiuto viene dal Procuratore capo di Mosca, Valentin Stepankov. Come in Italia, i magistrati russi sono ormai sulla linea del fronte contro la criminalita’ organizzata. Per la prima volta l’anno scorso tre giudici sono stati uccisi nell’adempimento delle loro funzioni. E hanno perso la vita anche trecento funzionari, investigatori, agenti dei servizi di sicurezza. Decine di procuratori hanno avuto attentati, assalti, tentativi di rapimento.“E’ molto difficile fare questo mestiere in un Paese che ha la piu’ profonda mancanza di rispetto per la legge. La mafia da noi e’ appena nata ma come ha sottolineato detto il presidente Eltsin ha gia’ surclassato quella siciliana e purtroppo gia’ abbiamo i nostri Falcone e Borsellino. E abbiamo anche noi i Di Pietro che stanno indagando su una rete di corruzione pubblica da far impallidire la vostra Tangentopoli. Il problema e’ che noi giudici siamo pochi e ancora giovani. Dalla Procura generale dipendono 23 mila uomini che devono far rispettare la legge in oltre tremila distretti e province. Il 40 per cento, oltretutto, sono neo laureati. Oltretutto, c’e’ un fattore culturale che limita il nostro lavoro. Per la gente il potere giudiziario e’ ancora considerato il braccio repressivo del potere politico. Non e’ piu’ cosi’. Non c’e’ piu’, in Russia, il Grande Fratello intento a sovergliare ogni mossa dei suoi cittadini. Per combattere la mafia bisogna stare uniti e la gente deve cominciare a non considerarci piu’ suoi nemici”

Anche in Russia, come nel mondo, tutto e’ cominciato dalla droga. Un pacchetto di erba qui costa piu’ o meno cinquemila lire. Pochissimo. Significa che e’ sin troppo facile esportare. L’eroina sintetica e altri allucinogeni prodotti nei laboratori di Mosca costano, ad esempio, almeno dieci volte meno rispetto alla media europea. E l’hashish coltivato in Kazakistan ha un prezzo inferiore di cento, persino centocinquanta volte dei mercati occidentali.  Ci dice un poliziotto della squadra antidroga: Per tanti anni si e’ taciuto sul problema degli stupefacenti. Adesso finalmente si puo’ parlare e le cifre fanno spavento. I drogati in Russia sono ormai otto milioni. E il 74 per cento sono ragazzi sotto i trent’anni”.In altre parole, la Russia in un paio d’anni sta coprendo d’un balzo la strada percorsa dall’Occidente in decenni, con lo sviluppo di un narcoimpero tale da costituire una minaccia all’intera comunita’ mondiale. C’e’ chi ha detto che nei narcotici dell’ex Unione Sovietica ci puo’ affogare tutta l’Europa. I narcomafiosi russi hanno gia’ costruito ponti solidi di comunicazione con Germania, Austria, Giappone e Scandinavia. Il capo dei capi, secondo gli inquirenti, e’ Rafi Svo, il barone rosso. Per lui, dicono, lavora la mafia italiana. Con un compito preciso: riciclare dollari sporchi.Incontriamo Vitalij Anikin, uno dei primi poliziotti russi a occuparsi di lotta alla droga. Era un capitano. Adesso non sta piu’ nella polizia. Guadagna molto di piu’ facendo il guardiano notturno in uno stabilimento. Ma ha lasciato non solo per soldi. La sua denuncia e’ inquietante: Ricordo che Breznev diceva che solo una fantasia malata poteva pensare che nell’impero sovietico ci si drogasse. Nell’88 mi offrirono molti soldi, 200 mila rubli l’anno, per non vedere, per non indagare”.Anikin era un bravo poliziotto: nella sua rete finirono borseggiatori, lenoni, ladri, spacciatori. L’embrione della mafia. O forse era gia’ mafia: appena fuori Mosca, ci fu il primo vertice dei boss. In quell’occasione, nel 1988, fu siglata la pax mafiosa. Ora la guerra e’ riesplosa. Si dice che i russi vogliano cacciare via i ceceni, sempre piu’ agguerriti.

Della mafia russa ci parla, dal di dentro, un boss di Mosca. Cosi’ arrogante e sicuro di se che ha accettato di incontrarci. L’appuntamento, lo fissa lui, e’ nei giardini dell’Universita’. Una sola condizione: di non rivelare la sua identita’. Di lui dunque non saprete il nome, ma saprete come la pensa, soprattutto che sta succedendo nella capitale dell’ex impero sovietico.– E’ ricco?“Ogni persona ha i suoi parametri. Secondo i miei, sono molto ricco”.  – Quanto guadagna l’anno, me lo puo’ dire?“Mediamente, cento milioni l’anno. Di dollari”– Di cosa si occupa, qual e’ il suo campo di azione?“Ho una sfera di attivita’ molto ampia, non ho un settore ben definito”– Qualsiasi cosa va bene pur di far soldi?“No, credo di essere arrivato a un’eta’ in cui bisogna pensare anche all’anima. Ma diciamo che i soldi mi interessano”.– Si parla della mafia che ha contatti con strutture statali. Lei ha contatti con politici?“Sono loro che vengono da me, che cercano i contatti”.– Chi comanda a Mosca?“L’arbitrio, l’anarchia. Non si sa ancora chi comanda”.– C’e’ almeno un omicidio al giorno, e’ in atto una guerra fra bande. Chi sta vincendo e chi sta perdendo?“Quelli che fanno la guerra sicuramente perdono”.– Si dice che i ceceni,ad esempio, siano i piu’ forti e che ci sia in atto una guerra con gli azeri e i russi. E’ vero?“I ceceni? Tra molto poco loro abbandoneranno Mosca e ritorneranno in patria”.– Si dice anche che questa guerra fra brigate mafiose sia addirittura orchestrata dai servizi segreti, dal Kgb, per farli eliminare fra di loro.“Qualsiasi cosa in corso nel nostro Paese viene sempre provocata dai servizi segreti. Non solo da noi, anche da voi”.– Sa se c’e’ un rapporto fra mafia russa e mafia italiana?“Certo che c’e’. Anche se non stimiamo gli italiani. Io non credo che siano cosi’ forti, come si pensa nel mondo, grazie magari a qualche film spettacolare. Tutti i mafiosi italiani che ho conosciuto sono dei mediocri. Non sono capaci di certe azioni. Io sono convinto che stragi come quelle avvenute a Palermo, la strage Falcone soprattutto, siano opera di mercenari, di gente venuta da fuori. Non posso dire di piu’, ma diciamo che c’e’ gente, a tutti i livelli, anche da noi che cerca qualsiasi sistema per far soldi. Ed e’ molto brava”.– Ha mai ucciso qualcuno?“Si’, una volta”.– E ha fatto uccidere altri? “Preferisco non rispondere”– Cos’e’ la mafia per un russo?“Una parola straniera. Da noi i mafiosi come li intendete voi non esistono. Si tratta di gente che sta combattendo per la giustizia. La mafia vera stava nel comitato centrale del partito comunista. Per fortuna ora il comunismo non c’e’ piu’ e spetta a noi combattere. Si’, tocca a noi pensare al futuro”.– A noi chi?“Noi, un gruppo di persone che molto meglio di Eltsin e di Kasbulatov pensano allo sviluppo del Paese. Abbiamo i soldi, le conoscenze e la volonta’ per creare un nuovo sistema. Il problema e’ tutto nostro e noi lo dobbiamo risolvere”.– Crede in Dio?“L’uomo che non crede e’ una bestia. E’ un cadavere ambulante. Bisogna credere, in qualcosa o in qualcuno”.Quando ci saluta dice: “E’ stata una giornata pesante. Prima di venire qui ho passato sei ore a spiegare che e’ meglio convincere che sparare. Che le parole valgono piu’ delle pistole“.

Solo a Mosca, fra piccole e grandi, ci sono dieci bande criminali. Qui le chiamano brigate. Ogni brigata ha da 25 a300 elementi. In tutto si calcola che i “soldati” della mafia siano piu’ di seimila. La brigata piu’ grossa e potente e’ la “Zenter”, quella del centro. Ma non sono da sottovalutare la “Dolgoprudnaya” che controlla la parte nord della capitale e la brigata “Chechen” che opera a sud. Ci sono poi la “Ingushy” che acquista pellicce e pelli di contrabbando che fa lavorare in uno stabilimento in Italia, la “Solentsevo” che ha il racket dei trasporti e la “Dimon” che ha l’appannaggio del gioco d’azzardo e delle slot-machines. La brigata “Assyrian” e’ la numero uno del traffico di droga, la “Zingara” e’ specializzata in furti e l'”Ebraica” fornisce informazioni alle brigate piu’ grandi sugli obiettivi da colpire, ottenendo in cambio una lauta tangente. Secondo i dati ufficiali del Ministero dell’Interno, il giro d’affari ha raggiunto nel 1991 circa 65 miliardi di dollari.Una volta, non molto tempo fa, il Ministero dell’Interno di Mosca era un edificio assolutamente inaccessibile ai giornalisti occidentali. Oggi non solo ci fanno entrare ma in un vertice, Anatolj Alexeyev, comandante dell’accademia di polizia, ammette le difficolta’ di contrastare anche sul piano tecnico i criminali. “I mafiosi – dice – hanno sempre piu’ mezzi e sempre piu’ sofisticati. Sono diventati ricchi e possono permettersi di acquistare all’estero mentre al nostro Governo succede il contrario, cioe’ e’ nelle condizioni di dover vendere. Senza isterismi bisogna tener conto del fenomeno: in due anni i delitti sono quasi raddoppiati. Dai due milioni e mezzo il prossimo anno prevediamo di arrivare a quattro milioni di delitti. Stiamo migliorando i quadri e abbiamo istituito delle squadre speciali contro la criminalita’ organizzata. C’e’ una supersquadra poi alle dirette dipendenze dell’MBR, il Ministero per la Sicurezza della Russia, l’erede del KGB”.  Una denuncia arriva anche dal generale Shatalin, direttore della scuola superiore degli investigatori: Muoiono a decine, anche fra i poliziotti. Sembrano notizie dal fronte. E purtroppo ci sono corrotti anche fra di noi. I successi, nonostante la corruzione, comunque non mancano. Continuano ad essere sequestrati ingenti quantitativi di refurtiva, armi, droga”.

Nella Russia ammaliata dal miraggio del capitalismo, sotto i colpi del mercato, spuntano nuove professioni. Indifferenti alla crisi politica e occupazionale, i piu’ intraprendenti si riciclano. Diventano, s’inventano governanti, mercenari, guardie del corpo, parrucchieri per cani, spogliarelliste. Ci hanno permesso di entrare in una scuola di strip-tease nata negli ultimi mesi a Mosca. Le ragazze vengono accompagnate addirittura dal fidanzato. Non tutte hanno un corpo da mostrare ma in comune hanno la voglia di fuggire. Cercano un contratto per l’occidente, un viaggio della speranza di cambiare. Quando non riescono, e poche di loro ci riescono, a farsi ingaggiare da un night dei nostri Paesi, scelgono allora la strada piu’ facile, ma anche piu’ triste: la prostituzione.Per gli uomini le strade sono altre. Prendiamo gli ex soldati dell’Armata Rossa, reduci da anni di stipendi da fame. Per chi ha voglia di menare le mani c’e’ l’arruolamento volontario in organizzazioni paramilitari che smistano avventurieri nei punti caldi del globo. L’alternativa e’ mettersi al soldo dei mafiosi che pagano profutamente. Alla peggio, ecco che ex sottufficiali dell’esercito si mettono a fare i picchiatori nei locali. Una notte siamo andati al “Banzai”, un ex cinematografo di periferia. Su un ring si affrontano a colpi di “kick-boxing” e quanto di piu’ violento si vede nelle risse di strada. Botte senza regole. In sala si divertono a scommettere (dieci dollari puntata minima, massima senza limiti). E c’e’ chi, per far colpo sulla donna, sale direttamente sul ring a sfidare il vincitore.Mosca pullula talmente di criminali che un mese fa in un ristorante italiano in una normale operazione di polizia ne sono stati arrestati 26, appartenenti a bande interregionali. Nove di loro avevano il giubbotto antiproiettile. Nessuno quella notte ha sparato ma Mosca e’ gia’ stata paragonata alla Chicago degli anni Trenta. La polizia sembra impotente e la gente si sente indifesa.Il quadro della situazione in un incontro con Vladimir Suhailo, capo del dipartimento per la lotta alla criminalita’ organizzata.“L’aumento della criminalita’ -dice- e’ dimostrata dalle cifre. Dai sessantamila delitti del ’91 si e’ passati agli ottantamila del 92. E quest’anno stiamo andando anche peggio. Pensi che solo a Mosca, nei primi tre mesi dell’anno, ci sono stati 252 omicidi. Aumentano nel frattempo anche le rapine: 665 in tre mesi contro le 420 di tutto l’anno passato. E cosi’ i furti. Quello che abbiamo notato che e’ aumentato a dismisura l’impiego delle armi. Un altro fenomeno preoccupante e di cui si parla poco e’ costituito dai rapimenti. Si e’ passati dai due sequestri di persona del ’90 ai 51, addirittura, del ’92 e mi riferisco sempre alla sola zona di Mosca. Quest’anno abbiamo avuto gia’ quindici sequestri, una media di cinque al mese. Veramente troppi anche se riusciamo talvolta a liberare i rapiti senza il pagamento il riscatto che in media si aggira sui 300 mila dollari. Ma siamo rimasti sorpresi nell’ultimo caso (un diciottenne figlio di un giorgiano) dalla richiesta del riscatto: un milione di dollari. Una cifra allucinante per il nostro Paese”-Cos’e’ la mafia?  “La mafia? L’avete voi”.

E’ venerdi’ sera. Anzi l’alba di sabato. Le vie intorno al cuore della citta’ sembrano deserte. Con l’auto sfioriamo l'”ugolok”,l’angoletto, da dove in genere partono le brigate della mafia. La vie adesso sono deserte le brigate a quest’ora sono gia’ partite. Mosca e’ in mano loro. Ma non solo Mosca. A Vienna, in un convegno ad altissimo livello, gli esperti europei di criminalita’ hanno stabilito che le nuove vie della droga e delle armi partono dall’est. Hanno parlato di rapporti organici fra gruppi criminali italiani e autentici eserciti di mercenari ex comunisti. E hanno citato Falcone e Borsellino. I primi che l’avevano capito. Forse sono morti (anche) per questo.

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