Il grande orecchio

Lo chiamano il “Grande Orecchio”. E’ l’entita’ sempre piu’ incombente che ascolta tutto di tutti. Quasi un incubo. Con molte difficolta’, siamo riusciti a penetrare all’interno di questo Grande Orecchio. E’ nascosto in un enorme palazzo di vetro alla periferia di Roma. Corridoi asettici, deserti. Una stanza scarna, senza identita’ ne’ indirizzo, gente fantasma che non vuol farsi riconoscere, nervosa. Un luogo proibito: la sala-ascolto dell'”ufficio I”, la sezione piu’ riservata della Guardia di Finanza. Qui si intercettano telefonate di chiunque a chiunque. Ad un’unica condizione: che l’ordine arrivi da un magistrato. Questo e’ dunque il Grande Orecchio legale. Sale ascolto simili le hanno tutte le forze dell’ordine. Non solo. Secondo i dati del Ministero di Grazia e Giustizia sale ascolto, a disposizione dei giudici, sono installate anche presso 164 Procure per un totale di 5.138 apparecchiature. Impossibile entrare, specialmente adesso che il settore delle intercettazioni e’ diventato un campo minato. Ma in questo viaggio dentro il Grande Orecchio cercheremo di dimostrarvi che legalmente o illegalmente, per affari o per gioco, siamo tutti un po’ spiati. Nessuna paura. Abbiamo forse scoperto anche il modo di difenderci.

La storia per cosi’ dire ufficiale delle intercettazioni comincia in un palazzo americano nel ’72. E’ lo scandalo Watergate che travolge Nixon. Pensare che erano stati proprio gli americani a denunciare il vizio sovietico di spiare. Ma per la verita’ il vizio e’ notoriamente universale. In Francia sotto il peso delle intercettazioni cade Balladur. In Spagna denunciano che sotto controllo c’e’ anche re Juan Carlos. Per non parlare delle sorti del trono britannico affidate agli scoop su Diana.

Da noi il primo a parlare a voce alta del Grande Orecchio fu Cossiga che temeva microspie anche al Quirinale. Certamente c’erano al Viminale, secondo la testimonianza clamorosa di un ex ministro dell’Interno. “Il primo giorno che arrivai nel mio ufficio – ci racconta Roberto Maroni -, l’allora capo della polizia Parisi mi consiglio’ di far bonificare la stanza. Lui faceva bonificare la sua due volte a settimana”.

Alcuni scandali o presunti tali nel tempo sono venuti alla luce. Anzi, talmente numerosi e senza confini politici da spingere Andreotti a parlare argutamente di “centralinismo democratico”, nel senso che non si e’ salvato e non si salva nessuno. Dal giudice Carnevale al commercialista Mandalari, da Di Pietro a Craxi.

Le intercettazioni allo Stato costano. Si pensi che solo alla Procura di Torino hanno speso in un anno oltre due miliardi di lire. La mancanza di personale costringe ad affidarsi spesso a societa’ esterne alla pubblica amministrazione. Una microspia telefonica costa 15 mila lire al giorno, 350 mila una microspia ambientale. Si passa a un milione per l’intercettazione di un cellulare e a un milione e ottocentomila per l’uso del sistema di individuazione GPS (Global Position System) messo a punto dalla Nasa.

Le intercettazioni sono servite, com’e’ noto, nei grandi casi. Come il sequestro Moro. O la scomparsa di Emanuela Orlandi. O anche per la strage di Ustica. Ma servono quotidianamente anche per sconfiggere la criminalita’. Qui i carabinieri di Napoli grazie alle intercettazioni stroncano un traffico internazionale d’armi. E qui la polizia con lo stesso mezzo scopre che finti tecnici Sip interferivano nelle telefonate per vincere gare d’appalto pubbliche. Ma chi altri intercetta e per ordine di chi?

C’e’ un settore che non riceve ordini. E’, naturalmente, quello dei servizi segreti. I dossier che Sismi e Sisde conservano nei loro impenetrabili bunker sono ufficialmente 308 mila: lo ha stabilito il comitato per i servizi. Ma si calcola che ci siano almeno un milione di schedature illegali. Su tutto e su tutti. Schedature definite “galleggianti” e che quasi mai finiscono sul tavolo dei magistrati, secondo l’autore del cosidetto “rapporto Achille”. “Ci sono dossier su tutti i protagonisti della vita pubblica italiana, ma proprio tutti. Una schedatura a 360 gradi”, ci ha confermato Roberto Napoli, ex agente del Sisde.

La verita’ e’ che e’ facile intercettare. Molto facile. L’intercettazione fissa e’ addirittura elementare. Basta una microspia: costo totale un milione, compresa la radio ricevente. Ancora piu’ semplice, pare, l’intercettazione mobile grazie all’apporto dato, nei casi legali, della Telecom. “E’ un’operazione virtuale. Basta un software per mettere sotto controllo un cellulare, le sue chiamate finiscono direttamente alla centrale. Non e’ vero oltretutto quello che si dice: e’ intercettabile anche il GSM, l’ultima generazione dei telefonini, ci vuole solo piu’ tempo”, spiega il responsabile del servizio Attilio Achler.

L’intercettazione dal 1974 e’ illegale, compresa quella dei servizi segreti. Un magistrato puo’ mettere il telefono di un cittadino sotto controllo (dall’anno scorso anche di un parlamentare) solo quando sospetta di un reato grave, punito con una pena superiore ai cinque anni. La richiesta va convalidata dal gip. Il paradosso e’ che invece e’ consentito di fatto l’acquisto di apparecchiature: per acquistarle si dovrebbe presentare un’autorizzazione del Ministero delle Poste ma nessuno la chiede.

Molti italiani, non solo privati cittadini, vanno a Londra in un negozio di South Adley street che non si nasconde certo dietro una metafora. Entriamo dunque nello “spy shop”, strada discreta, quartiere di lusso. Troviamo due funzionari dell’ambasciata russa, un paio di spagnoli proprietari di un casino, una ragazza forse tradita e anche un collega della Bbc in caccia di una candid-camera. Non li dovremmo …vedere ma nel regno delle spie tutto e’ consentito. L’idea e’ stata di una distinta signora che ha intravisto l’affare. Giura che non si tratta di un ex spia. Nel negozio c’e’ di tutto. Obiettivi di telecamere nascoste negli orologi, nei pacchetti di sigarette, in un walk-man, addirittura negli occhiali da sole. E altri aggeggi infernali. Per non parlare dei microfoni: facilissimo mimetizzarli. Ci dice David Ross, il direttore del negozio: “Anche un giudice italiano antimafia ci ha chiesto materiale. Effettivamente il mercato italiano e’ fra i piu’ redditizi. Vendiamo tutto a tutti senza troppe spiegazioni. Politici, poliziotti, industriali, mariti sospettosi, curiosi. Non ci sentiamo in colpa. Chi vende pistole non e’ responsabile di tutti i reati che si fanno con quelle pistole”

Giochiamo. Con uno scanner, cioe’ un analizzatore di frequenze, tarato intorno ai 900 megahertz, la frequenza appunto dei cellulari, captiamo tutte le telefonate della zona di Mayfair dove ci troviamo. Niente di clamoroso. Solo qualche appuntamento a cena. Ma con pochi soldi ormai ognuno di noi puo’ sapere ormai tutto di tutti.

C’e’ chi ne ha fatto, ad esempio, un gioco televisivo come Chiambretti che nella trasmissione “Il laureato” ha intercettato Ambra mentre ripeteva passo passo le parole di Boncompagni, come una replicante. C’e’ anche chi di questo gioco del pettegolezzo, frutto della societa’ incivile, di questo sport del buco della serratura, ne ha fatto un libro di successo (rompendo molte famiglie) come gli autori di “Italia ti ascolto”. E chi si e’ inventato una rubrica divertente e rigorosamente anonima, “Il terziario arretrato”, come il settimanale “Cuore”. “L’autore? Non lo conosco neppure io – confessa il direttore Claudio Sabelli Fioretti -, beh una cosa posso rivelarla. Interceptor in realta’ e’ doppio, nel senso che sono due persone. Ma diciamo il vizio non il peccatore. Sul giornale i nomi sono tutti cambiati. Anche se qualcuno si riconosce…”.

Secondo un sondaggio quattro italiani su dieci hanno paura di essere intercettati quando parlano. E forse hanno ragione. Probabilmente siamo un popolo di spiati e dunque di spioni. Ma ci si puo’ difendere? Nel settore delle investigazioni private chi si e’ specializzato nel controspionaggio, cioe’ nella difesa o come si usa dire in termine tecnico nella bonifica. E’ l’agenzia Tom Ponzi, forse perche’ il fondatore fu la prima vittima della legge contro l’intercettazione. “Lavoriamo soprattutto nel campo dello spionaggio industriale – spiega Miriam Ponzi -. Difendiamo i segreti delle aziende. C’e’ troppa gente senza scrupoli. Ma proteggiamo chiunque voglia stare tranquillo”.

Dunque, niente paura. Ci sono anche gli antispioni. Contro lo “scanner” esiste lo “scrambler”. Il nemico del Grande Orecchio, una sorta di angelo del Villaggio Globale. Lo scrambler codifica il messaggio in partenza e lo rende cosi’ intelleggibile da un altro apparecchio ricevente. Sta tutto in una valigetta. Ma contro le cimici ci sono anche apparecchi piu’ piccoli, da tenere in borsetta. Un consiglio: con i primi risparmi acquistatene uno. E potrete parlare tranquilli. Forse.

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