Alla fiera dell’est: Romania

Timisoara (Romania) – In meno di un’ora (c’e’ un volo al giorno, la mattina presto) da Chisinau si arriva a Timisoara, in Romania. Dicono che questo sia il reale crocevia della tratta, il centro del traffico di esseri umani. Citta’ della rivolta, a Timisoara c’e’ l’orgoglio della memoria, i primi moti davanti al teatro dell’opera contro il regime di Ceausescu sedici anni fa ma anche il desiderio di entrare presto in Europa e voltare definitivamente pagina.  Fra passato e futuro c’e’ la piaga della tratta, gestita completamente dagli zingari che qui hanno costruito un impero grazie agli enormi capitali e alla corruzione. Un potere criminale non nascosto, addirittura vantato e tanto che vecchie zingare gestiscono direttamente la prostituzione per strada. Avram Imbrodane e’ una via lunghissima dove gli zingari hanno costruito, e continuano a costruire ville faraoniche dove neppure abitano, ma solo per dimostrare che qui comandano loro. Comprano tutto, e tutti. Mi hanno raccontato  di una ragazza che era andata alla polizia a denunciare il suo sfruttatore. Dopo cinque minuti e’ arrivato lo sfruttatore, ha dato cento dollari al poliziotto, quattro schiaffi alla ragazza che poi alla sera e’ stata costretta ad andare con quel  poliziotto. Gli zingari non trafficano solo in ragazze. C’e’ un posto dove sono raccolti quelli che riescono a fuggire, le terme di Baile Calacela, dove i ragazzi lavorano e ritrovano serenita’.  L’amministratore Meltes Mircea: “Quando hanno quindici-sedici anni per legge gli orfani devono uscire dagli istituti, soli, indifesi. Fuori ci sono loro ad aspettarli. Se sono donne diventano prostitute, se sono maschi quando va bene sono storpiati per andare a mendicare, se va male sono venduti. A quell’eta’ non per le adozioni ma per il mercato degli organi. Sono venduti a pezzi”.

 Mariana Petersel e’ la responsabile di “Generatie Tanara”, “generazione giovani”. In questo momento ha molte ragazze da recuperare, compito difficile, appena arrivate dall’Italia.Nel centro ci sono anche adolescenti, quelle che da noi chiamiamo baby-prostitute. Salvate, appena in tempo. Due  bambine con il corpo da donna.  Il corpo e, purtroppo, anche gli occhi gia’ da donna.Mihaela ha sedici anni, e’ di Timisoara.  “Quest’estate ho conosciuto una ragazza, piu’ grande di me. Mi ha presentato degli uomini, non mi piacevano, erano troppo vecchi. E non sorridevano mai. Mi hanno chiuso per giorni in una casa, senza darmi da mangiare, niente. Un giorno sono entrati nella stanza e mi hanno detto: adesso ti portiamo in strada così’ fai un po’ di soldi. Io non ho risposto, quando sono scesa sono riuscita a scappare. Ho corso tanto finche’ ho trovato un’auto della polizia, ho chiesto aiuto e adesso sono qui. No, non mi sono mai prostituita”. Trema, guarda dall’altra parte, forse e’ una bugia. Alexandra ha quindici anni, viene da Orawitza, probabilmente e’ lei a spiegare la verita’.“No, non sono mai stata in strada. Ma sono andata con molti uomini, ma in casa, dentro una casa. Anch’io sono stata  avvicinata da una ragazza piu’ grande. Mi ha portato a Timisoara, mi ha promesso un lavoro da ballerina in un locale. Poi pero’ mi sono ritrovata a fare le pulizie. Di giorno pulivo il locale e di notte dovevo darmi agli uomini. Per fortuna e’ finita quando la polizia ha fatto irruzione e mi ha salvata, insieme alle altre, tutte della mia eta’”

Liliana invece di anni adesso ne ha ventinove. Ma e’ entrata molto presto nell’inferno. A dodici anni. A quindici gia’ aveva un figlio. Le hanno fatto fare un figlio per venderlo. Poi altri due, stesso destino. L’ultimo in Italia. Liliana ha fatto per dieci anni la prostituta in Italia. La sua storia  e’ la storia di tutte. Partita per fare la badante e ritrovatasi per strada. Venduta tante volte da tante bande. E serve per capire, dall’interno, l’orrore di una vita sul marciapiede.  Liliana e’ uscita dalla Romania via terra come avviene con tutte le clandestine. Qui siamo a Cenad, in uno dei quattro posti di frontiera rumeni, al confine con l’Ungheria. La zona da dove provengono Oana e Mariana. Diecimila persone al giorno passano di qui regolarmente, molte s’infilano nella zona verde. Altri cercano di passare con il passaporto falso. Questo e’ un vecchio poliziotto di frontiera: da solo ha scoperto, ci dicono, almeno duecento passaporti falsi. Dentro la cabina ha le foto dei trafficanti piu’ pericolosi. In un’altra cabina c’e’ la foto di un bambino, Andrej, tre anni. Sanno che e’ stato rapito. “Non e’ facile prenderli, ma neppure tanto difficile –ci dice Gheorge Ciobanu, capo della polizia di frontiera di Cenad – perche’ i trafficanti sono cosi’ arroganti, cos’ sicuri di farla franca che passano di qui. Sembrano famigliole normali e invece portano bambini rubati. Oppure ragazze che sembrano le figlie e invece vanno a fare le prostitute. In Romania si entra illegalmente ma soprattutto si esce. La colpa e’ della miseria. Molto spesso ci ritroviamo di fronte a persone perbene che sono state ingannate dai trafficanti. Vengono tranquille perche’ hanno comprato il passaporto o il visto e sono convinte di essere, o sembrare, in regola. Magari quel documento l’hanno pagato con gli ultimi soldi. Invece le contraffazioni sono cosi’ grossolane che e’ facile scoprirle. E loro non sanno neppure dove ritrovare chi gli ha venduto, di fatto, la galera”.

Il viaggio finisce dove era cominciato. Le ultime notizie dalla Romania, e sono cifre ufficiali, parlano del piu’ del quaranta per cento della popolazione senza i servizi essenziali, neppure l’acqua corrente. Un fenomeno definito da diciannovesimo secolo, perche’ in campagna si arriva addirittura al doppio, all’ottanta per cento. E allora forse si capisce perche’ sono convinte che quello sia l’inferno. Senza sapere invece che l’inferno e’ un altro. E da quello non ci si puo’ salvare.

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