Alla fiera dell’est: Moldavia

2005

 Oana, diciannove anni. Quando stava per strada ne aveva sedici, portata via da un villaggio trala Romaniaela Moldavia. Cometante. altre, tantissime: stessa provenienza, stessi percorsi, stesso destino. Tragico. Adesso Oana e’ salva, ma non a tutte riesce di uscire dall’inferno. In Italia, secondo dati attendibili,  ci sono non meno di centomila prostitute. La meta’ sono nere, le bianche provengono tutte dal triangolo dell’est Europa Romania-Moldavia-Ucraina. Le rumene sono il 35 per cento del totale.  Incontriamo Oana a Cattolica, in una casa famiglia dov’e’ in attesa di trasferirsi a Napoli per una vita normale: un lavoro pulito in grande magazzino, un ragazzo perbene. Ha ancora tempo per rifarsi un futuro, ma la sua adolescenza ormai e’ stata rubata, e buttata. Oana batteva la strada, l’Adriatica, tante altre si prostituiscono nei locali. Come Gabriela che incontriamo a Terni, finita a vendersi dopo l’illusione di un lavoro modesto ma normale. E’ l’unica, fra tutte le vittime che abbiamo incontrato in questo viaggio, che preferisce non mostrarsi perche’ si e’ rifatta una vita, lavora in pizzeria e sta quasi per sposarsi. Quel locale, una vera e propria casa di appuntamenti, e’ stato chiuso ma la realta’ della prostituzione sommersa e’ ancora molto attiva in Umbria, come in tante parti d’Italia. Per tutte la molla e’ la speranza di trovare il paradiso, fuggendo dalla miseria. Senza sapere di essere destinate all’inferno.  E’ una corsa contro il tempo fra chi le infila in un mercato scellerato e chi le vuole salvare. Come don Oreste Benzi.

 Chisinau (Moldova), ottobre 2005 – Il viaggio nella disperazione comincia da Chisinau, capitale di una Moldavia bella e contraddittoria, divisa tra una realta’ sociale pesante e una facciata brillante destinata solo ai turisti. Dicono che sia la capitale europea del turismo sessuale come lo sono Cuba per le Americhe e  Bangkok per l’Asia. Forse e’ una fama ingiusta,la Moldavia   e’ migliore di quello che le cronache la fanno apparire. Certamente il fenomeno prostituzione esiste, come esiste in tutte le capitali del mondo, ma il problema non e’ tanto legato a chi resta quanto a chi parte. Senza dubbio c’e’ un flusso migratorio, volontario o coatto, molto pesante.  Qui restano le prostitute piu’ giovani in attesa di essere catturate dai trafficanti. Le puoi trovare dappertutto meno che per strada. Le trovi nei centri commerciali e naturalmente nei locali, specchietti di una vita notturna puntata sul mercato del sesso. Certamente  da qui parte quella che chiamano “la tratta degli esseri umani”: donne e bambini, fatti espatriare per le stesse vie.  A rischio sono soprattutto le ragazze di campagna. Luoghi incontaminati, quasi un museo all’aperto, ma irrimediabilmente poveri.

Fra la tante storie drammatiche che abbiamo raccolto, quella di Mariana e’ fra le piu’ spaventose. Trent’anni, incinta di otto mesi. Il bambino che aspetta, ci dice, e’ frutto di uno stupro. In Bosnia. Caschi blu, dice, ne’ e’ sicura. Lo racconta come se fosse una cosa normale, non lo dice con l’aria di una denuncia. Ormai e’ abituata.  Non e’ il suo primo figlio che vede solo nascere, che perde nel momento stesso in cui viene alla luce.“Sono nata a Iash, un piccolo villaggio di frontiera. Ho trent’anni. La mia vita non e’ mai stata facile. Mio padre e’ morto che ero piccolissima. Appena ho potuto, non avevo ancora vent’anni, sono partita con mia sorella in cerca di fortuna. Siamo riuscite a raggiungere la Serbia , lì’ ho perso di vista mia sorella. Ero sola e allora sono andata in Bosnia. Ho conosciuto un uomo, grande e grosso, cattivo. Molto ricco. Un giorno mi ha spiegato perche’ era cosi ricco, perche’ vendeva bambini. Ha fatto l’amore con me per forza, perche’ voleva bambini da vendere. Ne ho fatti tre per lui che li ha venduti tutti. Poi un giorno sono scappata. Ma il mio destino non e’ cambiato. Mi sono venduta centinaia di volte per sopravvivere, anche per pochi soldi. E mi e’ capitato di restare ancora  incinta, perche’ ho incontrato bestie. E’ stato un soldato, un casco blu. Non so chi sia, ne’ ricordo la sua faccia, mi hanno presa in tanti. E adesso che questo figlio e’ mio, che potrei tenerlo, sento di non volerlo. Che ci faccio io con un figlio? Non ne ho bisogno, anzi e’ un problema in piu’”.  Il tranello e’ nei giornali. Ogni venerdì a Chisinau esce un giornale di annunci, come ne escono in ogni parte del mondo. Si chiama “Makler”, il mercato. Ci sono cinque tipi di annunci. Soprattutto si vendono visti. Visti falsi per l’Italia, per la Gran Bretagna e per l’Austria. Si promette celerita’. Non si parla di prezzo. Poi ci sono le offerte, anche queste false, di lavoro. In ballo contratti per ristoranti, locali notturni, alberghi ma anche per fotomodelle e badanti. Fin qui i tranelli. La terza serie di annunci riguarda direttamente la prostituzione, sia pure mascherata sotto pubblicita’ di saune e massaggi. Ci sono stavolta anche i prezzi, e sono modici. Cinquanta euro per un trattamento completo, cioe’ per una ragazza. Gli altri annunci sono apparentemente sentimentali. Qui scrive c’e’ un ragazzo italiano, 32 anni, che si definisce bello, serio e sano che cerca amicizia, ma pretende foto. Lunghissima la lista numero sei dove ci sono le ragazze che invece l’amicizia la promettono, bionde e brune e rosse. E c’e’ chi ci casca. Il sogno di tutte le ragazze moldave in effetti e’ di portare un giorno un fiore ai piedi del principe Stefancel, com’e’ tradizione di tutte le spose. Ma non tutte ci riescono. Molte ragazze, moltissime, finiscono invece nel tunnel. C’e’ un giornale soprattutto che si batte contro il traffico, “Ziaru de Garda”, settimanale forte, coraggioso che dedica ampio spazio all’”anti exodul” a combattere cioe’ quello che appare come un vero e proprio esodo dalla Moldavia. Ci dice il direttore Alina Radu:  “Non dar retta alle autorita’, qui il traffico continua e come. Almeno dieci ragazze al giorno partono e quasi tutte per l’Italia che resta la destinazione preferita, attirate dal miraggio di un lavoro e poi fatalmente preda degli sfruttatori. Calcoliamo che circa la meta’ dei moldavi fuori per lavoro sono nel vostro Paese.  Il problema e’ che e’ quasi impossibile uscire legalmente per cui devono affidarsi a organizzazioni che le fanno emigrare clandestinamente. Costa molto, sui tremila euro, cosi’ sono disposte a tutto, anche a vendere bambini per farli mendicare o per gli organi o per la pedofilia. Queste ragazze attratte dal miraggio di una vita migliore non si fermano davanti a niente. Ed e’ tutto alla luce del sole  perche’ la polizia qui e’ tutta corrotta. E non solo la polizia. Quest’anno ci sono stati 250 processi per traffico di esseri umani. Soltanto una donna e’ stata condannata. Una povera disgraziata che non aveva neppure i soldi per corrompere, per comprarsi la liberta’”.
Fra i trafficanti numerose sono le donne, perche’ e’ piu’ facile uscire clandestinamente.L’ultima coppia moldava arrestata e’ questa: Gavril e Tamara Bulghieru presi in Gran Bretagna dopo aver portato seicento ragazze, vendute a bordelli per 20 mila sterline l’una. Ma non sono soltanto le ragazze vittime del traffico. Ci sono anche bambini, destinati alle adozioni illegali e molto piu’ spesso al mercato degli organi. “Il traffico di essere umani e’ ancora molto vasto – dice Eugen Rusu, procuratore generale -. Dalla Moldavia le vittime sono portate un po’ in tutto il mondo: in Turchia, Russia, Cipro, negli Emirati, nell’ex Jugoslavia  e in Italia. Il vostro Paese talvolta e’ la meta finale, altre volte e’ solo un transito per la Francia o la Germania. In Italia ci sono almeno, a quanto ci risulta, 300 mila cittadini moldavi, la meta’ clandestini. Quasi tutti arrivano con la proposta di un lavoro. Magari all’inizio lo hanno anche, gli uomini come muratori, le donne come badanti, ma poco dopo sono infilati nei mercati criminali. La cosa che ci meraviglia e’ che queste bande sono formate in genere da albanesi, secondo tutte le denunce che abbiamo raccolto, e non dalle mafie italiane”.
La storia di Ieroslav e’ sintomatica e terribile. Ieroslav e’ un ingegnere. Abita in periferia, in uno dei tanti palazzoni costruiti dai sovietici. Ci fa entrare, lacrime agli occhi, nella stanza del suo bambino. Amava molto i modellini, ci racconta, ecco questo e’ l’ultimo, un sommergibile, che non e’ riuscito a finire. La storia di Andrej, bambino rapito, somiglierebbe tragicamente a quelle di tanti altri bambini rapiti ma il suo destino forse e’ ancora peggiore, perche’ la trafficante non e’ una donna qualsiasi, ma e’ la madre. Andrei ha cinque anni. E’ epilettico, lui e’ convinto che la donna vuole venderlo ai trafficanti di organi. Mi ha fatto vedere la sua cameretta piena di modellini, la sua passione, fino all’ultimo, un sommergibile che non e’ riuscito a finire, e poi mi ha fatto sentire la voce del bambino al telefono che chiede urla, piange, chiede aiuto. Adesso Andrej, se e’ ancora vivo, dovrebbe stare a Milano. Quella telefonata e’ vecchia di mesi, di febbraio. “Fino a due anni fa eravamo una famiglia normale. Amavo molto Cornelia, mia moglie, ed ero felice con Andrei, un bambino intelligente e sensibile. Poi il lavoro mi ha portato in Ucraina, per due mesi. Quando torno mia moglie mi dice che ha deciso di cercare fortuna in Italia, lì ha i genitori, abitano a Cologno Monzese. Va via, per un anno intero sparisce. Poi, l’anno scorso, torna. Un giorno trovo la casa vuota. Lei se ne’ andata portandosi via  Andrej. Sono disperato, comincio ad informarmi. Scopro che e’ andata in Ucraina, li’ avrebbe venduto un rene del bambino, poi e’ passata per l’Ungheria nascondendo Andrei dentro uno scatolone. Poi e’ arrivata in Italia falsificando i documenti. E’ Andrei in quell’ultima telefonata che mi dice che stanno vicino Milano. So che ci sta pure tutta la famiglia di Cornelia, i genitori, la sorella e il fidanzato della sorella. Adesso temo per mio figlio perche’ ho denunciato il rapimento e ho scoperto che tutta la banda traffica in bambini per scopi sessuali, li offrono ai pedofili.  Ci sono le prove che hanno gia’ portato via altri bambini dalla Moldavia, sugli otto anni, un bambino e una bambina. Cornelia e’ stata anche fermata ma e’ riuscita a non farsi arrestare, forse ha pagato. Ho paura per Andrei, molta paura”.
 C’e’ chi cerca di salvare i bambini. L’organizzazione si chiama “Salvari copiii”, la versione moldova di “Save the children”.  La sede e’ nel centro della capitale ma vengono bambini da tutto il Paese. Bambini senza nessuno. Presi dalla strada, orfani, abbandonati soprattutto: da genitori scappati in cerca di fortuna nella nuova Europa o da madri che hanno deciso di prendere la scorciatoia per la sopravvivenza, insomma fanno le prostitute. Mariana Ianachevici ci fa visitare la struttura. Questo e’ un istituto bello e funzionante. I bambini che finiscono qui sono fortunati. Ma ce ne sono altri terribili, ai limiti dell’orrore. Specialmente quello di Tiraspol, in Transnistria che e’ zona in guerra, un’altra parte del mondo dove si combatte senza che nessuno ne sappia niente. Lì ci finiscono i bambini con gravi problemi psichici. Insomma, un manicomio per minori, dove sono trattati come le bestie, letteralmente in gabbia. Eppure c’e’ chi sta addirittura peggio, come tutti quelli spediti a Mingir, un villaggio, per togliergli gli organi o per diventare merce per pedofili.
Destini che si incrociano.  Il destino della madre e quello dei figli, tutti vittime del traffico. Non solo. Anche quello dei vecchi. Anche loro abbandonati: dai figli in cerca di fortuna. Qui siamo al centro Regina Pacis. Ragazzi e anziani sono insieme e forse gli anziani hanno piu’ bisogno di aiuto perche’ sono alla fine della strada, senza piu’ la speranza di risalire.
 Anche lei si chiama Mariana, nome comunissimo in Moldavia. Per molti anni ha fatto, e forse fa ancora,  la prostituta a Venezia. Una storia simile a quella di tante altre ragazze moldave, costretta sulla strada dai trafficanti albanesi, picchiata a sangue perche’ voleva smettere. Piccolina, neanche bella, e’  un patrimonio che i bastardi non mollano. E’ la madre a cercarla. L’ultima volta l’ha sentita a maggio del 2002, poi piu’ niente fino al ricovero in un ospedale veneziano per ferite agli occhi e alla fronte. Un pestaggio. Alla madre ha detto anche il nome del suo aguzzino, Childe, un  albanese. Chissa’ dov’e’ adesso, chissa’ se e’ ancora viva. La sta cercando Tatiana Catana, una giurista che si batte per il recupero ma soprattutto per la prevenzione.  “Il nostro impegno, e il nostro problema, e’ di riportare le ragazze alle famiglie, quando tornano. Sono quasi tutte rifiutate, c’e’ vergogna, specie nei villaggi. Così finisce che in qualche modo tornano nell’inferno perche’ e’ sempre meglio che stare qui, senza niente. Il problema e’ anche culturale. Ci stiamo battendo con campagne forti, tentiamo la strada della prevenzione.  Cerchiamo di spiegare che e’ meglio restare qui povere ma libere che schiave da qualche altra parte. Ma non e’ facile. “ Piange Anastacja. Lei sa dov’e’ e cosa fa la figlia, ma cerca la nipotina. Una storia strana in cui evitiamo nomi e cognomi reali perche’ la ragazza corre grossi rischi. Anastacja ci racconta la storia. “Mia figlia e’ stata rapita sei anni fa, quando ne aveva ancora diciassette, da due albanesi. E’ stata in Grecia per qualche mese poi portata in Italia, a Milano. E’ riuscita una sera a scappare e a denunciare gli sfruttatori che adesso stanno in galera. Nel frattempo ha partorito. Adesso Maja, la bambina, ha cinque anni ma l’hanno tolta a mia figlia, l’hanno data in affidamento. Io rivoglio mia figlia e voglio la mia nipotina. Potete aiutarmi a ritrovarle?”

3 pensieri su “Alla fiera dell’est: Moldavia

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