Tutte le armi

Le armi leggere pronte a uccidere sono 639 milioni. Altri 8 milioni sono prodotti ogni anno: nel mondo l’industria degli armamenti continua a prosperare, dribblando embarghi e coltivando violenza. L’Italia, denuncia Amnesty, fa la sua parte molto bene in questo commercio. Le pistole italiane hanno addirittura soppiantato la leggendaria Colt, e i prodotti del nostro paese convincono dappertutto, al punto che l’anno scorso le vendite sono aumentate del 40 per cento, fino a raggiungere 1,3 miliardi di euro. Non sarà un caso, segnala l’organizzazione umanitaria, se i paesi con maggior spesa destinata alla difesa figurano in fondo alla classifica dell’indice di sviluppo umano. Una fetta di questo arsenale finisce in mano ai bambini soldato (300 mila nel mondo). Se poi per un attimo si lasciano da parte le politiche degli Stati, e si cerca di capire come sono usate le armi “private”, salta fuori che le vittime sono molto spesso donne (in Francia e Sudafrica una donna su tre vittima di omicidio è uccisa dal marito) o minori. Negli Stati Uniti il “diritto di portare armi” si rifà a un emendamento della Carta costituzionale, ed è uno dei tabù più intoccabili del dibattito politico. Il resto del mondo, però, sembra disponibile a ragionare sull’argomento: il Canada, per esempio, ha introdotto una legge di limitazione al possesso delle armi e ha visto calare subito il numero dei delitti.  Amnesty ha lanciato una campagna per arrivare a un Trattato internazionale entro il 2006, perché questo commercio sia regolamentato in maniera molto più severa.

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Un pensiero su “Tutte le armi

  1. Eh , mi torna in mente un vecchio film con Alberto Sordi : “Finchè c’è guerra c’è speranza!”: trafficante d’armi italiano sul punto del pentimento ,ma tacitamente incoraggiato dalla famiglia a riprendere per non perdere gli agi e gli stili di vita raggiunti grazie alla attività di lui!

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