Emanuela Orlandi, solo silenzio

Sparì un mercoledi’ sera, il 22 giugno del 1983, dopo la lezione di flauto. Da allora su Emanuela Orlandi e’ stato detto di tutto. Che e’ morta in quei giorni per uno strano incidente, che e’ stata portata in Medio Oriente, che non e’ stata affatto rapita ma si e’ allontanata volontariamente. E poi altri piccoli misteri contraddittori: un ragazzo, forse uno della scorta del Papa, che l’andava a prendere sotto casa, un’auto blu, un poliziotto che vede il rapimento, un rapporto del Sisde sparito . Certo e’ che il giudice Adele Rando sta tentando da anni di ottenere una rogatoria internazionale per interrogare alti prelati perche’ c’e’ qualcosa che non quadra in questa lunga scomparsa. Quasi esattamente due anni prima del rapimento di Emanuela Orlandi, nel giugno dell’81, il Papa scampo’ miracolosamente a un attentato. E’ possibile che i due episodi siano in qualche modo legati fra loro? Sta cercando di stabilirlo da molto tempo un altro giudice romano, Rosario Priore. Ha interrogato a lungo Ercole Orlandi, il padre di Emanuela. Chi sostiene che attentato e scomparsa della ragazza siano frutto di uno stesso progetto e’ da sempre Oral Celik, ex terrorista turco, legato ai “lupi grigi” che rivendicarono il tentativo di uccidere il Papa. Piu’ volte ha dichiarato che Emanuela e’ viva,  ha due figli, non uno, ed e’ nascosta in Sudamerica, sotto altissima protezione. Ma c’e’ di piu’. Ci sono testimoni (un poliziotto e un vigile, di servizio quella sera in via della Dataria) convinti che l’uomo visto l’ultima volta con la giovane Orlandi fosse proprio lui, Celik. L’uomo che l’ha fatta salire sulla misteriosa auto blu. Non a forza, ma consenziente, da vecchi amici. Quaranta giorni prima di Emanuela, il 7 maggio, era scomparsa un’altra ragazza, una sua amica e coetanea, Mirella Gregori. E i magistrati che indagano sul grande giallo sono convinti naturalmente che le due scomparse siano legate. Ci sono le prove, del resto, di una correlazione. Il Papa nell’Angelus del 3 luglio fa appello ai rapitori per la liberazione delle due ragazze. E nel comunicato n.20 dell’84 i “lupi grigi” ammettono di avere in mano sia Emanuela che Mirella. Ma c’e’ di piu’. La madre di Mirella, durante una visita del Papa in una parrocchia del Nomentano, il 15 dicembre del 1985, riconobbe in un uomo della scorta pontificia la persona che andava a prendere regolarmente la figlia a casa. E’ uno di questi. Forse lo stesso, sulla quarantina, visto al bar con Emanuela poco prima della scomparsa. Era amico di tutte e due? Il mistero continua. Probabilmente per sempre.

  

C’è una traccia finalmente consistente per accertare che fine abbia fatto Emanuela Orlandi, la figlia del commesso della Casa Pontificia del Vaticano scomparsa 25 anni fa, il 22 giugno del 1983, quando aveva quindici anni. Una super-testimone, interrogata in gran segreto, ha rivelato ai magistrati un particolare da loro ritenuto decisivo per tentare di ricostruire la vicenda. Il mistero, ancora una volta, ruota attorno alla Banda della Magliana, la famigerata organizzazione (nata alla fine degli anni ’70 dalla fusione di vari gruppi criminali) in contatto con camorra, mafia, destra eversiva e loggia P2. A un sequestro deciso e ordinato per chissà quale (ancora) oscuro motivo dai boss che nulla avrebbe a che vedere, al contrario di quello che era stato ipotizzato fino a poco tempo fa, con i Lupi Grigi e con i colpi di pistola esplosi contro Giovanni Paolo II a piazza San Pietro, il 13 maggio dell’81, dal turco Alì Agca. La svolta sugli accertamenti per la sparizione di Emanuela Orlandi è arrivata inaspettata. Il procuratore aggiunto Italo Ormanni (nominato in settimana da Palazzo Chigi responsabile del Dipartimento per gli affari di giustizia del ministero di via Arenula) e i pm Simona Maisto e Andrea De Gasperis hanno lavorato in silenzio, affidando alla polizia le prime verifiche e cercando riscontri al racconto della donna. Che non è una delle tante figure più o meno equivoche apparse in tutti questi anni nelle varie inchieste: è stata a lungo la donna di uno dei boss della banda della Magliana, conoscerebbe molti segreti dell’organizzazione e, soprattutto, avrebbe avuto un ruolo attivo nel rapimento. segue

(…) “Ogni volta che si è tentato di allontanarsi dallo scenario originale, quello della pista internazionale – spiega Martella – non si è mai approdato a nulla. Restano come elementi da approfondire, a mio giudizio, quelli che all’epoca si acquisirono e che facevano ritenere che tra l’attentato al Papa e il rapimento Orlandi ci fosse un collegamento”. Nesso che il magistrato scorge, confermando anche stavolta una ipotesi fatta durante questi anni, anche tra la scomparsa Orlandi e quella scomparsa di un’altra ragazza, Mirella Gregori, svanita nel nulla, sempre nel 1983 a Roma, 40 giorni prima della sparizione di Emanuela. “Conservo ancora una lettera che mi giunse in ufficio, dai presunti rapitori di Emanuela, diretta all’allora Presidente della Repubblica Pertini, in cui si rivendicava anche il sequestro della Gregori. Si informava che il gruppo che voleva la liberazione di Agcà aveva informato le alte gerarchie Vaticane per intavolare una trattativa finalizzata al rilascio della Gregori stessa, una richiesta che a detta di questa gente era stata snobbata dalla Santa Sede. Insomma questa lettera comunicava che dopo aver ucciso la Gregori ora si era passati ad un altro ostaggio, Emanuela Orlandi, con una trattativa che però doveva essere pubblica”. “Questi erano gli elementi dell’epoca – conclude Martella – elementi, ripeto, che non diventarono prove ma tuttavia pensare ad altro per la vicenda Orlandi autorizzerebbe a pensare che vi sia stato qualcosa di veramente diabolico, orripilante. Qualcosa di davvero mostruoso che ha portato qualcuno a voler nascondere un sequestro fatto per motivi di criminalità comune con una messa in scena durata anni”. (…) segue

Emanuela Orlandi sarebbe stata uccisa. Il suo corpo, rinchiuso dentro un sacco, sarebbe stato gettato in una betoniera a Torvaianica. La rivelazione è della donna che ebbe una relazione con il boss della banda della Magliana, Enrico De Pedis, detto Renatino, e che è stata sentita nelle scorse settimane, alla presenza dei funzionari della squadra mobile, dal procuratore aggiunto Italo Ormanni e dai pm Andrea De Gasperis e Simona Maisto, titolari dell’inchiesta sulla scomparsa della ragazza. La donna, pur ammettendo di aver fatto uso a lungo di droga e psicofarmaci, rivela circostanze quantomeno meritevoli di accertamenti: “Successe tutto a Torvajanica, andammo con Renato a pranzo da Pippo l’Abruzzese. Lì aveva un appuntamento con Sergio, l’autista, il quale portò due sacchi”. “Poi andammo in un cantiere, io restai in auto: buttarono i due sacchi dentro una betoniera. “Così facciamo scomparire tutte le prove” dissero. La supertestimone parla anche quindi di un secondo corpo, sarebbe quello di Domenico Nicitra, figlio di uno storico esponente della Banda. Ma le date non tornano. Di Emanuela Orlandi si persero le tracce il 22 giugno dell’83. Domenico Nicitra, il bambino di 11 anni, figlio di Salvatore, imputato al processo per i delitti commessi dalla banda della Magliana, scomparve il 21 giugno 1993 assieme allo zio Francesco, fratello del padre. E De Pedis in quell’epoca era già morto: venne ammazzato il 2 febbraio del ‘90.

“Non do’ credito a nulla di quello che viene detto in queste ore finche’ non si accerta per davvero quello che e’ accaduto e lo si possa provare”. E’ la risposta che arriva da Natalina Orlandi, una delle sorelle di Emanuela, contattata dall’Agi dopo la diffusione di parte della deposizione della ex amante dell’allora boss della ‘Banda della Magliana’, Enrico De Pedis (detto ‘Renatino’), al procuratore aggiunto di Roma Italo Ormanni e ai sostituti Andrea De Gasperis e Simona Maisto che stanno indagando sulla scomparsa, proprio ieri sono trascorsi 25 anni da allora, di Emanuela. “Per me – continua Natalina – questa notizia e’ una come tante altre che escono fuori purtroppo quando sono in corso indagini ed accertamenti. Non si sa come mai vengano fuori notizie che dovrebbero essere riservate, ma e’ risaputo che accade…. Ad ogni modo non penso nulla di tutto questo, aspetto soltanto, cosi’ come aspetta tutta la famiglia”. Natalina Orlandi si dice comunque “fiduciosa”, e del resto “e’ notorio che noi lo siamo sempre stati e continueremo ad esserlo fino a quando non avremo motivo per non esserlo”. Rapita per ordine di Marcinkus?

RIESUMATA LA SALMA DI DE PEDIS

4 pensieri su “Emanuela Orlandi, solo silenzio

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