Il lungo mistero di Ylenia

La storia. 1 GENNAIO 1994, ORE 14 E 30. IN CASA CARRISI SUONA IL TELEFONO. E’ YLENIA, LA FIGLIA PIU’ GRANDE DI AL BANO E ROMINA POWER. TELEFONA PER FARE GLI AUGURI E RASSICURARE I GENITORI: “SONO A NEW ORLEANS IN UN ALBERGO DI PASSAGGIO, PIU’ TARDI LO CAMBIO. MI FARO’ RISENTIRE”. DA QUEL MOMENTO, PIU’ NULLA. LA TELEFONATA, PREANNUNCIATA DALLA RAGAZZA, NON ARRIVA. 25 GENNAIO 1994. LA NOTIZIA DELLA SCOMPARSA DI YLENIA FA IL GIRO DEL MONDO. LA POLIZIA DELLA LOUISIANA SI METTE AL LAVORO ED ACCERTA CHE L’ULTIMA VOLTA IN CUI LA RAGAZZA E’ STATA VISTA VIVA RISALE ALLA SERA DEL 6 GENNAIO. LA PROPRIETARIA DELL’ALBERGO “LE DALE”, DOVE YLENIA ALLOGGIAVA CON ALEXANDER MASAKELA, SASSOFONISTA DI COLORE ULTRA CINQUANTENNE, RICORDA DI AVERLA VISTA USCIRE “SOLA, CALMA E PERFETTAMENTE LUCIDA”. ALEXANDER MASAKELA VIENE ARRESTATO ED INTERROGATO. NELLE SUE TASCHE VENGONO TROVATI I TRAVEL-CHEQUE ED IL PASSAPORTO DI YLENIA. IL SASSOFONISTA ASSERISCE DI NON SAPERE NULLA DELLA RAGAZZA E VIENE RILASCIATO. NEL FRATTEMPO, ANTHONY CORDOVA, GUARDIANO DELL’ACQUARIO COMUNALE DI NEW ORLANS, SOSTIENE DI AVER VISTO (SEMPRE LA SERA DEL 6 GENNAIO) UNA DONNA SOMIGLIANTE ALLA CARRISI GETTARSI NEL MISSISSIPPI, AL GRIDO “APPARTENGO ALLE ACQUE”. GLI ELICOTTERI DELLA U.S. COAST GUARD ED I SOMMOZZATORI SETACCIANO 145 CHILOMETRI DI FIUME, INUTILMENTE. 27 GENNAIO 1994. ORE 10 DEL MATTINO. AL BANO E ROMINA POWER LASCIANO L’ITALIA E RAGGIUNGONO NEW ORLEANS PER AFFIANCARE GLI INVESTIGATORI. I DUE CANTANTI PARTECIPANO AL PROGRAMMA “AMERICA’S MOST WANTED” E FANNO STAMPARE OLTRE MILLE MANIFESTI CON LA FOTO DELLA FIGLIA. 1 FEBBRAIO 1994 : LA POLIZIA DELLA CAPITALE DELLA LOUISIANA FERMA IL MUSICISTA NERO ALEXANDER MASAKELA, QUASI SESSANTENNE, CHE CON YLENIA AVEVA CONDIVISO UNA STANZA IN UN ALBERGHETTO. MASAKELA VIENE RILASCIATO QUALCHE GIORNO DOPO. INTANTO ALBANO E ROMINA SI RECANO NEGLI STATI UNITI PER CERCARE LA FIGLIA, E PARTECIPANO FRA L’ALTRO A UN “CHI L’HA VISTO” LOCALE. IL GIORNO DOPO, IL 2 FEBBRAIO, LA VICENDA SEMBRA AD UNA SVOLTA. I GIORNALI PARLANO DI CONTATTI TRA AL BANO E LA MAFIA LOCALE. IL CANTANTE E LA MOGLIE SMENTISCONO. LE PISTE SI MOLTIPLICANO COSI’ COME LE IPOTESI. SEMPRE IL 2 FEBBRAIO IL DIRETTORE DELL’FBI A WASHINGTON, LOUIS FREEH, TELEFONA ALL’AMBASCIATORE ITALIANO A NEW ORLEANS E CONFERMA “LA SCESA IN CAMPO” DELL’FBI 24 MARZO 1994: LA PRESENZA DI YLENIA VIENE SEGNALATA A SANTO DOMINGO; CIRCOLA ANCHE LA FOTO DI UNA RAGAZZA CHE SEMBRA ESSERE PROPRIO LEI, MA DOPO QUALCHE GIORNO UNA SUA “SOSIA” SPIEGA DI AVER LAVORATO NELL’ISOLA CARAIBICA IN QUEL PERIODO: LA FOTO SAREBBE LA SUA. 4 APRILE 1994. UN INVESTIGATORE PRIVATO PERUGINO, RANIERO ROSSI, “RIVELA” CHE YLENIA SI TROVA IN EFFETTI A SANTO DOMINGO, MA SI NASCONDE DAI GENITORI E VUOLE ESSERE DIMENTICATA. 11 APRILE 1994: ALTRO COLPO DI SCENA. IL REGISTA ENZO MARRA SOSTIENE DI SAPERE DOVE SI TROVI YLENIA ED I MOTIVI DELLA SUA SCOMPARSA. IL SETTIMANALE TEDESCO “BILD” INTERVISTA IL REGISTA (CHE NEL FRATTEMPO STA PREPARANDO UN FILM SULLA VICENDA) E TITOLA “YLENIA CARRISI E’ VIVA, E’ IN MESSICO ED E’ INCINTA”. I CONIUGI CARRISI CHIEDONO IL SILENZIO STAMPA. 12 AGOSTO 1994. IL CONSOLE ITALIANO, FABRIZIO MAZZA, CONFERMA CHE LE POSSIBILITA’ CHE IL MISSISSIPPI RESTITUISCA IL CORPO DI YLENIA, QUALORA LA RAGAZZA FOSSE AFFOGATA, SI SONO PRATICAMENTE AZZERATE. 17 AGOSTO 1994: UN GIORNALE TEDESCO, CITANDO IL REGISTA ITALIANO ENZO MARRA, SCRIVE CHE YLENIA, IN AVANZATO STATO DI GRAVIDANZA, SI NASCONDE IN SVIZZERA, E CHE I GENITORI NE SONO AL CORRENTE. LA FAMIGLIA SMENTISCE SECCAMENTE. 15 SETTEMBRE 1994. AL BANO PARLA PER LA PRIMA VOLTA, IN UNA LUNGA INTERVISTA AD “OGGI”, DELLA FIGLIA SCOMPARSA. IL CANTANTE SVELA L’IMPORTANTE RUOLO AVUTO DA SOFIA LOREN NELLA TRISTE VICENDA, “E’ LA PERSONA CHE PIU’ MI HA AIUTATO E DATO UNA MANO IN QUESTI NOVE MESI DI ANGOSCIA PER YLENIA”, E RACCONTA I MOMENTI DI SPERANZA E DI SCONFORTO CHE SI ALTERNANO NEI CUORI DELLA FAMIGLIA. 21 OTTOBRE 1994 UN TESTIMONE INTERVISTATO IN DIRETTA AL TG1 DICHIARA DI AVER INTRAVISTO YLENIA, L’ESTATE SCORSA, NELLA CASA DEI GENITORI: ERA DEBILITATA, SI REGGEVA IN PIEDI A FATICA, ED E’ RIENTRATA IN CASA ACCORGENDOSI DI ESSERE STATA NOTATA. “SE YLENIA TORNERA’ SAREMO NOI A DARE PER PRIMI LA NOTIZIA”, DICHIARA IL PADRE, CHE ACCUSA ALCUNI “SCIACALLI” DI SPECULARE SULLA TRAGEDIA DELLA SUA FAMIGLIA. ALCUNI GIORNI PIU’ TARDI LA PROCURA DI ROMA ATTIVA UN’INDAGINE SULLA SCOMPARSA DELLA RAGAZZA 9 NOVEMBRE 1994. AL BANO RILASCIA UN’INTERVISTA ALL’AMICO PIPPO BAUDO. “YLENIA HA VARCATO UNA PORTA PROIBITA”, AFFERMA IL CANTANTE E DICE DI “AVER PERSO OGNI ILLUSIONE” DI TROVARE SUA FIGLIA. INTANTO IL REGISTA MARRA STA PREPARANDO UN FILM: “YLENIA, LO SPIRITO DI SATANA”. LA PRETURA DI BRINDISI SEQUESTRA LA PELLICOLA PER IL SUO CONTENUTO PORNOGRAFICO. MA LO “SCIACALLAGGIO”, COME LO DEFINISCE IL PADRE DI YLENIA, NON FINISCE QUI. 17 DICEMBRE 1995. IL MENSILE “LA VOCE DELLA CAMPANIA” ESCE CON IL TITOLO “YLENIA UCCISA IN UN RITO VOODOO”. NELL’ARTICOLO IL DIRETTORE DELLA TESTATA SOSTIENE CHE IL VIMINALE NE E’ A CONOSCENZA.

dal nostro inviato a New Orleans (Testo del servizio di Pino Scaccia al Tg1 delle ore 20 in onda il 6 gennaio 1995, primo anniversario della scomparsa) Da questo telefono, il primo gennaio dell’anno scorso, Ylenia ha parlato per l’ultima volta con la madre, a Cellino. Entriamo nella stanza di Ylenia. E’ la “B one”, al primo piano. Due letti, uno specchio, poche cose. Qui ha dormito, in compagnia di Alexander Masakela, sicuramente sette notti: dal 30 dicembre al 6 gennaio. Leonard Dale, il vecchio proprietario dell’albergo, ricorda il Capodanno. “Ho mandato su due birre per festeggiare, poi Ylenia mi ha chiesto di abbassare la musica, aveva sonno”. Cinque giorni dopo, e’ uscita da sola ed e’ sparita. Un altro vecchio, il guardiano dell’acquario, quella stessa sera ha visto una ragazza bella, bionda e triste buttarsi nel Mississipi, proprio in questo punto dove s’incrociano le correnti. Ora Albert Cordova, ci dicono, non lavora piu’, e’ in pensione ma la sua testimonianza e’ considerata tuttora la piu’ attendibile. Anche per il console italiano, Fabrizio Mazza. Le indagini pero’ non sono affatto chiuse. Lo conferma il portavoce della polizia di New Orleans, Sam Fradella. “L’anno scorso -ci dice- sono scomparse 1167 persone. Quindici non sono state ancora ritrovate e il caso della Carrisi e’ fra questi. Continuiamo a cercare, verifichiamo tutte le segnalazioni”. Certamente molte testimonianze cozzano con quella di Cordova. Un pescatore di origini croate, un imprenditore toscano, il barista- Ray- di questo locale nel quartiere francese e soprattutto quella di due fratelli siciliani, Calogero e Biagio Todaro, proprietari di un’enoteca in Charles street. Tutti sono convinti di aver visto Ylenia una settimana dopo il 6 gennaio e dunque non sarebbe lei la ragazza finita nel grande fiume. “Si’, la ricordiamo benissimo – ci dicono i fratelli Todaro -. Ylenia e’ venuta qui con Masakela il 13 gennaio. Hanno preso due lattine della solita birra, la Elephant. Li conoscevamo bene, erano loro, senza dubbio”. La musica jazz e’ struggente. C’infiliamo nel quartiere francese, in Bourbon street. Cerchiamo Masakela. Ma nei tre o quattro angoli dove si piazzava con il suo sassofono adesso non c’e’. Dicono che l’hanno cacciato gli stessi compagni di disperazione, stanchi della polizia. Strano posto, New Orleans. Facciata da grande festa e anima venduta al diavolo. La chiamano la citta’ del “big easy”, un po’ come dire che qui tutto si puo’ fare. In Louisiana oggi non si festeggia l’epifania e quel giorno, un anno fa esatto, qui era una giornata terribile, dedicata ai riti woodoo. Maledetto giorno per sparire. Per fortuna, avete sentito, c’e’ chi ha visto Ylenia anche dopo.

Il supertestimone al Tg1 (Testo del servizio di Pino Scaccia al Tg1 delle ore 20 in onda il 21 ottobre 1994 ) Il testimone e’ attendibile. Trentenne, di Brindisi, e’ un ex pilota militare. Ora fa l’agente di commercio. Vista perfetta: undici decimi. Si chiama Leonardo. Evitiamo il cognome, che naturalmente conosciamo, per rispetto alla sua decisione di non apparire in televisione. Un impegno preso con un familiare legato alla famiglia Carrisi. Quel familiare era con lui, a giugno, quando andarono a visitare un villino nel villaggio di Al Bano e Romina da affittare per l’estate. In quell’occasione, affacciandosi al terrazzo, avrebbe visto Ylenia, la ragazza che tutto il mondo sta cercando da quasi un anno. Che era Ylenia e’ sicurissimo, pronto a giurarlo. Ce lo ha raccontato, con tutti iparticolari, tre sere fa a Brindisi. Eravamo con due testimoni, quindi non c’e’ possibilita’ di smentita. La sera dopo lo abbiamo incontrato ancora, sempre con i nostri due amici, e ha confermato tutto. E stavolta siamo riusciti a documentare l’incontro. Il nostro testimone, vedete, e’ quello in fondo, col maglione, appoggiato all’auto. “Si’, l’ho vista. Era lei, proprio Ylenia. Qui la conosciamo tutti. Non posso sbagliarmi. Si e’ accorta che l’avevamo vista ed e’ rientrata subito in casa”. Dunque, era quasi estate. Giugno. L’ex pilota vede Ylenia dal terrazzo. E la descrive. La famiglia Carrisi vive ai margini di Cellino San Marco, in contrada Curtipitrizi, protetta da un autentico bunker. A marzo e’ stato fatto tirar su questo Cristo: in paese c’e’ chi dice per pregare, chi come ex voto. E’ molto difficile avvicinarsi. Questa e’ la villa di Al Bano e Romina Power. La stanza di Ylenia e’ in alto, sulla mansarda. Chi abita da queste parti sostiene che i Carrisi, durante la prima fase di angosciose ricerche, non sono mai usciti dal villaggio se non per i viaggi all’estero, qualche volta effettuati con voli privati, ufficialmente per tournee: in Spagna, Svizzera, Stati Uniti e in Australia – sempre a marzo, un mese che ricorre, quasi una svolta -dove sono andati anche gli anziani genitori di Al Bano. Da un po’ di tempo sono tornati pero’ a farsi vedere in paese: ieri mattina abbiamo colto Romina con il figlio piu’ grande, Yari, davanti alla scuola elementare di via Marconi a prendere le due bambine piu’ piccole. Una notizia e’ certa: in Italia non c’e’, non c’e’ mai stata, un’indagine sulla scomparsa di Ylenia. La conferma il magistrato. Il giorno dopo, a Cellino San Marco Siamo tornati stamattina a Cellino San Marco per raccogliere l’invito di Al Bano. Ieri sera, in diretta, si era impegnato ad aprire le porte della sua casa. Le porte di casa Carrisi invece non si sono aperte. Il rifiuto e’ stato deciso, categorico. Al Bano, con cui abbiamo parlato a lungo al telefono, ha nuovamente difeso il suo diritto al silenzio, un diritto che nessuno ha intenzione di violare. Tutti del resto, in questo paesino pugliese particolarmente colpito dalla criminalita’ ma pieno di gente affabile e generosa, tutti partecipano all’angoscia della famiglia Carrisi per quella che chiamano affettuosamente “la piccola americana”. Abbiamo evitato in questi giorni di divulgare le molte voci, perche’ incontrollabili. Ma la testimonianza-attendibile- di ieri sera, propone piuttosto -sia pure in linea di ipotesi- un interrogativo preciso che lo stesso Al Bano provocatoriamente rilancia: se fosse vero quello che ha dichiarato l’ex pilota brindisino (cioe’ che Ylenia a giugno sarebbe stata nella villa di Curtipitrizzi), perche’ i genitori nasconderebbero Ylenia? Sempre a dar retta a chi l’avrebbe vista, la ragazza sarebbe debilitata e dunque sarebbe logico, addirittura giusto, permetterle di riprendersi e proteggerla ancora dal frastuono dei mass media. Ed ecco forse spiegata questa chusura totale a ogni informazione, soprattutto quelle smentite immediate, troppo immediate. Ma l’augurio generale e’ che ci sia presto una grande festa per il ritorno di questa ragazza bionda e dolce. Magari per il suo 24esimo compleanno, fra un mese.

Le polemiche (Agenzia Italia – Roma, 22 ottobre 1994) “NON C’E’ STATA ALCUNA DISINFORMAZIONE, IERI SERA, NEL SERVIZIO SU YLENIA. ABBIAMO MANDATO IN PUGLIA UNO DEI NOSTRI MIGLIORI INVIATI CHE, IN GIORNI E GIORNI, HA VERIFICATO L’ATTENDIBILTA’ DEL TESTIMONE, HA PARLATO CON LUI, HA VERIFICATO CON ALTRI TESTIMONI LE SUE AFFERMAZIONI E POI ABBIAMO MANDATO IN DIRETTA LE CONTROAFFERMAZIONI DI AL BANO. QUINDI RESPINGO TUTTE LE ACCUSE”: LO HA DICHIARATO ALL’AGI IL DIRETTORE DEL TG1 CARLO ROSSELLA. “QUANDO IL CORRIERE DELLA SERA – AGGIUNGE ROSSELLA – HA DEDICATO UNA PAGINA INTERA ALLA PRESENZA DI YLENIA A S. DOMINGO, NESSUNO HA TROVATO NULLA DA RIDIRE. NE’ HANNO SUSCITATO REAZIONI INDIGNATE TUTTI GLI ALTRI SERVIZI TELEVISIVI E DELLA CARTA STAMPATA CHE SU QUESTO CASO SI SONO SUSSEGUITI NELLE ULTIME SETTIMANE. RIBADISCO CHE IL TG1 NON HA VOLUTO FARE ALCUN SENSAZIONALISMO. ABBIAMO REALIZZATO UN SERVIZIO FACENDO PARLARE I TESTIMONI. E POI IL CASO DI YLENIA NON L’HO CERTO CREATO IO O IL TG1. DAL GIORNO IN CUI E’ SCOMPARSA OGNI TESTIMONIANZA, OGNI NOTIZIA CHE ACCENDE LE SPERANZE CHE POSSA ESSERE ANCORA IN VITA, E’ CHIARO, DESTA INTERESSE DA PARTE DEL PUBBLICO. E IERI SERA NOI ABBIAMO SVOLTO SEMPLICEMENTE IL NOSTRO LAVORO DI CRONISTI”. “PINO SCACCIA – AGGIUNGE CARLO ROSSELLA – AUTORE DEL SERVIZIO, AVEVA UN TESTIMONE CON TANTO DI NOME E COGNONE. NON C’ERA NULLA DI CAMPATO IN ARIA. SCACCIA E’ UN CRONISTA SERIO, AUTORE ANCHE DI ALTRI IMPORTANTI SERVIZI E PROBABILMENTE DA’ FASTIDIO CHE IL TG1 SI OCCUPI DI FATTI DI CRONACA. CE L’HANNO CON NOI, SICURAMENTE, PERCHE’ SIAMO STATI PRIMI A DARE NOTIZIA ED OCCUPARCI DEL CASO DELLE ‘THELMA E LOUISE’ DI SERRE. MA POI SI SONO BUTTATI TUTTI A CORPO MORTO PER GIORNI E GIORNI CON GRANDE RILIEVO NELLE PRIME PAGINE. PROBABILMENTE CHI POLEMIZZA DESIDEREREBBE CHE IL TG1 FOSSE UN BOLLETTINO DEL PALAZZO E NON UN GIORNALE CHE SI OCCUPA DI COSE CHE INTERESSANO IL PUBBLICO SEMPRE CONTROLLANDO E VERIFICANDO LE NOTIZIE. AL PUBBLICO INTERESSANO I FATTI DI CRONACA, IO SONO UN GIORNALISTA CHE VIENE DALLA CRONACA ED E’ GIUSTO E LOGICO CHE IN UN TG POPOLARE I FATTI DI TUTTI I GIORNI, LA CRONACA, ABBIA IL DOVUTO RISALTO SENZA ESAGERAZIONI E, RIPETO, SENZA DELETERI SENSAZIONALISMI”.

Al direttore della “Gazzetta del Mezzogiorno” Lino Patruno Rispetto, ci mancherebbe altro, ogni opinione. Quindi accetto senz’altro il taglio che la “Gazzetta” ha voluto dare al caso Ylenia. Tuttavia, data la delicatezza della vicenda, vorrei almeno che si ristabilisse quello che il sottoscritto, sul Tg1, ha riportato ieri sera. Il testimone che ho presentato sostiene di “aver visto Ylenia a casa sua a giugno”. Poi la descrive. Nient’altro, nessun giudizio. Nessuno, ne’ io ne’ il mio testimone, ha parlato di “ragazza prigioniera in casa” o di “genitori crudeli che tengono segregata, contro la sua volonta’, la figlia” come ha scritto Lino Patruno. E’ tanto vero che, ammesso che il testimone abbia visto il giusto, la mia ipotesi e’ (sarebbe) un’altra. Che i coniugi Carrisi, in questo caso, permetterebbero a Ylenia di riprendersi dopo comunque una brutta avventura e soprattutto la proteggerebbero contro il frastuono dei mass media. Un diritto sacrosanto e comprensibile. Spero, con questo, di festeggiare presto- come tutti- il ritorno di Ylenia e di cancellare dunque quell’accusa di “sciacallo” che, da padre prima che da cronista, penso proprio di non meritare. Grazie dell’ospitalita’ e con stima, Pino Scaccia Brindisi, 22 ottobre 1994

Lettera aperta ad Al Bano Caro Al Bano, scusi innanzitutto se La chiamo “caro” ma non ce l’ho con Lei. Nonostante mi abbia dato dello sciacallo, del figlio indegno di Montanelli e Cervi, del cronista in malafede, senza scrupoli, con l’istinto da animale… eccetera, nonostante la marea di insulti che (a sentire colleghi dello spettacolo) Le sono purtroppo congeniali non solo quando parla di Sua figlia ma anche quando discute di dischi e canzoni, nonostante tutto cio’ sono pronto a subire e a capirLa. Le scrivo, approfittando dell’ospitalita’ dell’amico Leonardo Sgura con cui ho condiviso gran parte dell’avventura pugliese, perche’ -come ho detto al telefono a Suo fratello Franco- purtroppo con Lei non si riesce a parlare: si litiga. E mi dispiace. Dovrebbe spiegare intanto perche’ ha sempre rifiutato ogni aiuto a proposito della scomparsa di Ylenia. Un rifiuto accompagnato puntualmente da quei “famosi” insulti. E’ successo a un investigatore serio come Rossi, a un inviato eccellente come Chierici e per ultimo e’ successo a me. Come vede non prendo in considerazione Marra proprio perche’ dovrebbe cominciare a distinguere fra le persone. Dunque, perche’? Perche’ quelle smentite immediate, il fastidio di quest’aiuto, il rifugio negli improperi invece che nelle domande, nella ricerca della verita’. Mi dispiace che nessuna inchiesta della magistratura riesca a partire. Lei stesso l’ha invocato su tanti giornali e me l’ha sbandierata come una minaccia al telefono. Vuol parlare davanti al magistrato. Benissimo. Ma quando? So che non dipende da Lei ma spero che almeno questo ci accomuni: la voglia di passare attraverso i canali della giustizia. Non piu’ investigatori impiccioni, non piu’ cronisti senza scrupoli ma un magistrato che interroghi i tanti testimoni che si sono affacciati su una vicenda sicuramente dolorosa. La prego soltanto di evitare lezioni di giornalismo. Lei dichiara a tutti che “la patria dei Montanelli e Cervi non merita certi figli”. Con una battuta pari in cattiveria potrei risponderle che non tutti i cantanti possono nascere Frank Sinatra o Ray Charles ma la evito. Piu’ seriamente potrei risponderLe con gli articoli che quei due grandi maestri del giornalismo hanno scritto di me dopo un’altra vicenda clamorosa, quella di Farouk. Ed anzi fu proprio un editoriale di Montanelli, vista l’autorevolezza, a convincere tutta Italia che probabilmente avevo ragione io e non, si figuri, un giudice, il capo della polizia e il ministro dell’Interno. Non giudichi il lavoro dei cronisti. Ha tutto il rispetto come padre, ma cerchi di rispettare gli altri. Mentre Le parlavo al telefono dalla caserma dei carabinieri di Cellino mi ha anche rimproverato, pensi, che non le ho mai fatto un’intervista sull’ultimo lavoro discografico. Forse fa un po’ di confusione di ruoli. La sua amarezza e’ comprensibile ma ricordi che, nonostante le apparenze, nessuno Le e’ nemico. Nemmeno io. Altrimenti avrei dovuto raccontare tutto quello che ho sentito a Cellino. Non l’ho fatto e non lo faro’ mai. Forse. Spero che accetti in conclusione una stretta di mano, in attesa di risentirci in un’occasione migliore. Per la festa ad Ylenia, una grandissima festa, e magari per parlare del suo ultimo disco. Anche i cronisti hanno un’anima, cioe’ amano la musica. Suo, Pino Scaccia

L’inchiesta giudiziaria Alla Procura di Roma c’e’ un fascicolo sulla vicenda Ylenia, classificato con il numero 6801/ 94 N. Questo fascicolo da ieri e’ di nuovo sul tavolo del procuratore capo Michele Coiro. Stamattina lo stesso Coiro ci ha spiegato che per ora l’incartamento “e’ sospeso”. Testuale. Forse sta studiando la competenza territoriale, forse sta per assegnarlo a un pubblico ministero, forse lo archiviera’. Ufficialmente ci ha ribadito che l’inchiesta, appunto, e’ sospesa. In realta’, il fascicolo era gia’ stato affidato a un sostituto, Davide Iori, il quale aveva convocato una lista di testimoni, a cominciare da Raniero Rossi, cioe’ l’investigatore perugino che con un esposto-denuncia aveva provocato l’apertura dell’indagine. Rossi, vedete, era stato convocato per dopodomani, venerdi’, alle 11 da Iori. Ma il magistrato, come dimostra quest’altro documento, ha revocato il decreto di citazione che e’ dunque rinviato a data da destinarsi. Del resto, il pm non ha acquisito agli atti la cassetta con la registrazione del servizio del Tg1 sul caso Ylenia, gia’ richiesta ufficialmente, proprio perche’ attualmente non in possesso del fascicolo. Speriamo che sia solo questione di tempo e che l’inchiesta parta: sarebbe la prima in assoluto in Italia sulla scomparsa di Ylenia. Anche perche’ l’intervento della magistratura e’ stato piu’ volte invocato dallo stesso Al Bano.

L’intervista alla nonna, Lynda Christian La cercavano tutti da mesi, da quando qualcuno ha detto che sa tutta la verita’ su Ylenia, la nipote. Lei e’ Linda Christian e siamo riusciti a rintracciarla a Roma. E’ appena arrivata dalla California per presentare “Nessuno e’ imbattibile” l’ultimo disco di Gianni Dei di cui e’ produttrice, ma soprattutto -secondo le cronache rosa- fidanzata, prossima sposa. – Signora Christian, parliamo di Ylenia. “Credo dentro il cuore che sia viva e che presto, molto presto tornera’ fra le nostre braccia”. – Quando l’ha vista per l’ultima volta? “Dunque, ho fatto un sogno. Un mese fa. Un sogno cosi’ forte che sembrava vero. Quando mi sono svegliata mi sono chiesta: ma era un sogno o Ylenia stava veramente davanti a me?” – E che le ha detto nel sogno? “Mi ha detto: ‘nonna, voglio stare in pace, non voglio chiasso, non voglio pubblicita’, se pubblichero’ il libro che sto scrivendo lo faro’ sotto falso nome”. – La fuga. Ma secondo lei dove sta adesso? “In giro per il mondo….. Forse in Australia”. – Allora e’ scappata per questo, una voglia di liberta’… “Si’, io credo che a ventitre’ anni abbia sentito il bisogno di essere finalmente libera. E poi c’e’ un romanzo d’amore con quel ragazzo di New York, Eric, un chitarrista rock. Il padre, Al Bano, non voleva che lo frequentasse invece sono innamoratissimi, ho visto come si guardavano……” – Allora e’ scappata con lui…. “Speriamo. Cosa c’e’ di piu’ bello di una fuga d’amore? E sa cosa le dico? Speriamo che tornino in tre…”. E’ stato veramente un sogno? Oppure e’ la metafora di una grande attrice? (Pino Scaccia – Tg1)

Le ipotesi. La piu’ clamorosa. L’UNITA’ . Catanzaro (1998).Ylenia Carrisi, la figlia di Al Bano e Romina Power scomparsa nel gennaio del 1994, doveva essere rapita dalla ‘ndrangheta per fare un “piacere” alla Sacra corona unita. Il piano, studiato in ogni minimo dettaglio, saltò perché intervenne la mafia siciliana, esclusivamente interessata a sviluppare il mercato della droga, business sul quale chiese anche alle altre mafie di concentrare uomini ed energie. Dopo gli arresti dei boss della piana di Sibari e di Cirò, affiorano antichi misteri, e quello del sequestro di Ylenia è uno dei misteri su cui s’è levato il velo dopo i risultati dell’operazione “Galassia” in Calabria. Le cosche della piana di Sibari misero a punto il piano nel 1982. Il progetto è stato raccontato agli inquirenti da Felice Cavallaro. Intanto Florinda Mirabile, figlia di Mario, ucciso nel 1991, inchioda assassini ed ex complici del padre.

Gli avvistamenti. L’ultimo. IL GAZZETTINO. Venezia (2000) Un settimanale tedesco, Frau im Spiegel, titola la copertina “Ylenia vive! Ore 23.30: Venezia, il segreto della figlia scomparsa è svelato”. La notizia emerge dal racconto di un popolare fotoreporter che assicura di aver visto la figlia di Al Bano e Romina Power alla stazione Santa Lucia di Venezia l’otto dello scorso aprile. “Il naso la bocca soprattutto gli occhi: erano i “suoi”. Se non era lei era una sosia perfetta”. Il giallo di Ylenia Carrisi la figlia di Al Bano e Romina Power scomparsa sei anni fa negli Usa vive un nuovo sussulto. Niente di assolutamente certo almeno per il momento – e il padre Al Bano si è affrettato a definire “sciacallaggio puro” il nuovo avvistamento della figlia – ma il racconto di un fotoreporter al Gazzettino di Venezia apre un altro spiraglio sul mistero fitto che dal ’94 avvolge la sorte di Ylenia. Il fotografo è Roberto Fiasconaro 53 anni di San Stino di Livenza free-lance e collaboratore di Rcs e di periodici nazionali. E è lui l’autore della foto scattata nella notte dell’8 aprile scorso nella stazione ferroviaria di Santa Lucia a Venezia. Fiasconaro perchè quella notte era in stazione a Venezia? “Tre quattro giorni prima avevo ricevuto la segnalazione da un amico. Mi aveva detto che in stazione da un paio di sere c’era un gruppo di ragazzi e ragazze e una di queste assomigliava a Ylenia Carrisi. Ho deciso di andare a vedere: sono stato a Santa Lucia due sere consecutive e non ho trovato nessuno”. La terza volta è stata quella buona. “Sì l’8 aprile ero stato a Venezia a teatro e a mezzanotte circa sono tornato in stazione. Pochi minuti dopo sono entrate quattro ragazze e si sono sedute a chiacchierare vicino alla biglietteria. Quella che mi stava di fronte assomigliava a Ylenia”. Come può esserne sicuro l’ha vista bene? “L’ho osservata da lontano con un teleobiettivo: era lei. Ma la ragazza si è accorta ha abbassato la testa e si è alzata per uscire. Così mi sono spostato in modo che mi passasse vicino e sono rimasto choccato: era lei o una sosia perfetta solo un po’ ingrassata e trasandata”. Allora cos’ha fatto? “Prima l’ho fotografata di spalle poi le sono andato vicino e in inglese ho chiesto “mi scusi signorina lei è Ylenia Ylenia Carrisi?”. Prima ha risposto sì poi no. Allora è scappata verso il primo binario e si è fermata al buio. Poco dopo una delle ragazze che erano con lei è andata a riprenderla e le ha chiesto “chi è Ylenia?”. “Niente niente” è stata la risposta ma ho visto che si sono lanciate un’occhiata che definirei complice”. Finito lì l’avvistamento? “No perché ad un certo momento in stazione è entrato un giovane che l’ha presa per mano e hanno iniziato a discutere: ho capito che parlavano di me. Improvvisamente si sono diretti verso l’uscita ed è in quel momento che ho scattato la foto. Subito tra loro e me è cominciata una discussione volevano il rullino ma ho resistito. Poi sono scappato”. I ragazzi cos’hanno fatto? “Hanno preso gli zaini e si sono diretti verso il palazzo delle Ferrovie. Da allora sono tornato altre due-tre sere ho chiesto informazioni in qualche albergo ma non ho trovato una traccia”. Signor Fiasconaro pensa che quella ragazza fosse veramente Ylenia? “Il naso la bocca e gli occhi erano i suoi. Se non era lei era la sua gemella. E di somiglianze ne ho viste tante. Ho conosciuto Ylenia e vista questa sono rimasto choccato”.

10 pensieri su “Il lungo mistero di Ylenia

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  4. Se Ylenia fosse stata mia figlia avrei continuato a cercarla per tutta la vita.Ma non con l’aiuto delle veggenti dei medium dei saltimbanchi.Io l’ho cercata per anni e scritto dei libri sulla sua sparizione perchè la cronaca dei fatti accaduti a New Orleans riportava errori macroscopici.

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