Lollo, le battaglie degli intellettuali italiani

Si riapre il nuovo capitolo sul rogo di Primavalle. Achille Lollo è in Italia e sarà interrogato domani mattina dai magistrati di piazzale Clodio. L’ex leader di Potere Operaio era stato condannato a 18 anni di reclusione per il rogo del 16 aprile 1973, la notte in cui furono arsi vivi i fratelli Mattei. Assieme a lui furono ritenuti colpevoli altri due esponenti di Potere Operaio; Manlio Grillo, che è in Nicaragua dove ha aperto un ristorante, e Marino Clavo di cui si sono perse le tracce. Lollo, che viveva in Brasile, è stato ritirato dentro alla vicenda di Primavalle, il cui reato è oramai prescritto, per una sua intervista al Corriere della sera del 2005. Durante la quale, dopo un silenzio di trent’anni, aveva chiamato in causa altre tre persone: Elisabetta Lecco, Diana Perrone (figlia dell’editore del Messaggero, ndDago) e Paolo Gaeta. Nell’ ottobre scorso gli inquirenti hanno aperto un nuovo fascicolo nei confronti dei tre citati da Lollo, ma indagandoli per strage, un reato che questa volta non è prescrivibile. La vicenda di Primavalle incombe da 38 anni sulla coscienza di molti sintetizzata in una foto; quella spaventosa immagine di Virgilio Mattei carbonizzato, appoggiato al davanzale di casa sua, nel tentativo disperato di proteggere il fratellino Stefano di 8 anni, con il quale ormai è fuso in un’unica massa nerastra. Quella foto resterà come suggello inequivocabile di una lunga stagione contrassegnata da una catena di delitti a freddo, di cui oggi resta traccia nel cimitero di lapidi sparse per le vie delle città che, come Roma, furono maggiormente colpite da quegli anni di follia. Tra tutti i morti ammazzati per odio politico però l’ omicidio dei fratelli Mattei ha un suo primato per le tante reticenze, doppie verità e scelleratezze ad esso legate; forse perché l’ideologia dominante del tempo trovò difficile digerire il paradosso del rovesciamento delle parti tra vittime e carnefici. Lo sintetizza Luca Telese nel suo libro “Cuori Neri” (Sperling& Kupfer 2006). «Tutti i cliché correnti nell’immaginario della sinistra vengono d’un tratto ribaltati (…) le vittime sono di destra, poveri sottoproletari di borgata (…) gli indiziati sono giovani benestanti o addirittura ricchi. Il loro ritrovo abituale è la fastosa piazza di Campo de’ fiori nel cuore di Roma». Il padre Mario Mattei, ex combattente della Rsi, già imbianchino, era segretario della sezione missina Giarabub, in quello che allora era il quartiere più povero di Roma. Nell’appartamento distrutto dall’incendio dormiva tutta la sua famiglia. La moglie Annamaria riuscì a salvarsi fuggendo dalla porta di casa con i due figli più piccoli, lui saltò fuori da un balconcino e salvò altre due figlie. Nonostante l’efferatezza del caso, non ci fu mai una condanna unanime dei colpevoli, anzi ci fu una levata di scudi generale in difesa di Lollo, in nome della tesi che voleva il delitto di Primavalle come consumato all’interno di una faida della destra romana. Il Manifesto quattro giorni dopo titolò «Per una montatura fallita, un delitto orrendo, Primavalle», avanzando l’ipotesi di una messinscena pensata per incolpare la sinistra, ma poi tragicamente degenerata. Potere Operaio rese pubblica la sua versione su un presunto depistaggio sulla realtà della strage in un libro, edito lo stesso anno da Giulio Savelli, «Primavalle, incendio a porte chiuse». In sintesi vi sviluppava un teorema al tempo diffuso, fu tutto una «montatura poliziesca», visto che solo una mente fascista avrebbe potuto concepire un delitto del genere. Il processo in primo grado si chiuse nel ’75 e assolse gli imputati per insufficienza di prove. Fu l’apoteosi degli intellettuali che sostennero la campagna innocentista, tra cui Alberto Moravia, Elio Pecora, Dario Bellezza. A difesa di Achille Lollo, Franca Rame aveva persino scritto una lettera aperta al presidente della Repubblica Leone. L’appello celebrato nell’86 però invertì la sentenza in omicidio preterintenzionale e incendio doloso. I tre furono condannati a 18 anni di carcere, ma in contumacia perché nel frattempo si erano dileguati. Da domani tutto torna nuovamente all’onore delle cronache, ma con quel sentore amaro che conferma quanto la verità sia stata la vittima più eccellente di quegli anni. Gianluca Nicoletti La Stampa

L’ATTENTATO. Nel quartiere di Primavalle a Roma nel 1973, militanti di Potere Operaio incendiano la casa di Mario Mattei, segretario della Sezione del Movimento Sociale. Muoiono i suoi due figli.

I PROCESSI. Assolti in primo grado, in secondo grado, Achille Lollo, Marino Clavo, Manlio Grillo, furono condannati a 18 anni di carcere per omicidio preterintenzionale. Il reato è stato dichiarato prescritto.

LA NUOVA INCHIESTA. Lollo, in un’intervista al «Corriere della Sera» del 2005, ha ammesso la propria responsabilità coinvolgendo anche altre persone.

3 pensieri su “Lollo, le battaglie degli intellettuali italiani

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