“Ho visto quella famiglia di clochard”

Un neonato muore di freddo e di stenti a Bologna

La notte di capodanno ho partecipato come volontaria ad una cena per i senza tetto in una struttura di Bologna non lontana dalla stazione centrale. L’intento era quello di fare qualcosa di “sensato” anzichè polleggiarmi davanti a una tavola imbandita o uno spettacolo televisivo, in una sera che per molti è una festa ma per tante persone è solo un’altra ennesima notte da passare al freddo o – se va bene – su una branda in un dormitorio. Sono rimasta colpita quando entrando nella stanza allestita a sala da pranzo ho visto, tra i cumuli di abiti da distribuire, quella coppia di genitori intorno ai 35 anni seduti che cullavano, uno ciascuno, una coppia di gemelli ancora in fasce. Nella sala c’era un’altra bimbetta che sgambettava insieme a una delle altre volontarie. Non so se fosse figlia loro anche quella. Al cambio del pannolino di uno dei due fagottini ho visto spuntare i piedini, la pelle ancora rossa e raggrinzita. “Ma sono appena nati, avranno 2 settimane di vita!” ho esclamato con la mia amica. La frenesia dei preparativi mi ha risucchiata di nuovo, ma negli occhi avevo l’immagine delle occhiaie dei genitori, con lo sguardo fisso sui loro bimbi che sgambettavano piangendo. Appena sono riuscita a svincolarmi dai preparativi, li ho cercati di nuovo tra gli ottanta ospiti della struttura, ma non erano più lì. Ho pensato che fossero rientrati a casa; ho pensato che loro NON POTEVANO essere dei senza tetto “normali” perchè con dei bimbi così piccoli NON E’ POSSIBILE vivere senza una casa. Ho voluto credere che fossero “solo” una famiglia in difficoltà, in cerca di un pasto caldo e di qualche maglione di lana in più per scaldarsi in una notte fredda come tante altre. Ho voluto credere questo, non vedendoli più lì insieme agli altri.

Leggere questo articolo mi ha fatto gelare il sangue: che fossero loro o no i protagonisti di questo drammatico fatto, mi rammarico di non aver fatto di più in quel momento e soprattutto mi sconvolge sempre legggere, vedere e conoscere situazioni in cui ai bambini è negata l’infanzia o la possibilità di stare bene e crescere nella propria famiglia. E in questo caso – è il caso di dirlo – ogni possibilità di riscatto è stroncata sul nascere. Silvia

2 pensieri su ““Ho visto quella famiglia di clochard”

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