La privacy è uguale per tutti?

Lettera aperta a Dagospia

Dopo Patrizia D’Addario, il buon Travaglio propone che a diventare eroina della sinistra e del femminismo sia Elisabetta Tulliani. A me, questo pare una solenne stupidaggine. La D’Addario – escort per sua scelta, nessuno le ha imposto nulla – si è comportata da ricattatrice pur di raggiungere i suoi obiettivi (per giunta di molto dubbia legittimità, come il cambio di destinazione di un edificio già condonato in un’area vincolata). Per la signora (e per l’interminabile corteo di donne pronte a tutto pur di scalare posizioni di denaro e potere senza saper far nulla) vale ciò che sostiene Massimo Fini nel suo “Dizionario erotico”: è il principio del “Fica power” il motore primo, altro che la versione angelicata della donna-oggetto costretta a subire l’odioso ricatto di natura sessuale (che esiste, certo, ma riguarda le molte donne lavoratrici “oscurate” dai mass media, non le escort o le mignotte in carriera).Non solo. Continuare a pensare, o fingere di pensare, come fa Travaglio, che la visita della D’Addario a palazzo Grazioli sia stata una zingarata di un’allegra combriccola di cocainomani e non anche una “missione teleguidata” da una parte dei servizi segreti coinvolti nella stessa “guerra sporca” che oggi viene vede protagonista, suo malgrado, Elisabetta Tulliani, significa offendere l’intelligenza propria e l’altrui. Perché questo è esattamente ciò che sta avvenendo: cosche contrapposte che si sputtanano a vicenda con tutti i mezzi a disposizione e tirano fuori scheletri grandi e piccoli da tutti gli armadi. Insomma, “a la guerre comme a la guerre” e si salvi chi può. Non capisco poi perché per Elisabetta Tulliani, compagna di un signore che è la terza carica dello Stato, e quindi perfettamente rientrante in quella nozione di “personaggio pubblico” consolidata da una copiosa giurisprudenza della Corte di Cassazione, Travaglio invochi una privacy che a tutti gli altri personaggi pubblici i mass media (giustamente) non riconoscono e di cui proprio lui (non sempre giustamente) non ha mai tenuto conto. Ancora una volta, vogliamo “fare gli americani”, con la libertà di stampa e con tutto il resto, solo quando ci conviene. Secondo uno sfacciato doppiopesismo che prima o poi ci seppellirà tutti, colpevoli e innocenti, belli e brutti, mignotte e non. Carlo Vulpio

2 pensieri su “La privacy è uguale per tutti?

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