Lettera di un padre

Cinque anni fa, il 23 giugno del 2005, una sera dopo il cinema, mentre sta tornando a casa sullo scooter, Flavio, mio figlio, 27 anni, trova la morte 
quando una Smart, guidata da un ragazzo che non ha ancora la patente, ma solo il foglio rosa, invade improvvisamente la sua corsia di marcia. Quel ragazzo oltre a non poter guidare in assoluto senza un adulto accanto (con lui c’è un amico minorenne), non potrebbe guidare comunque quella Smart affidata in comodato d’uso esclusivo al CONI e di cui dispone personalmente il Presidente Gianni Petrucci, suo padre. L’afflosciamento della gomma posteriore destra ha provocato uno scarto della Smart verso il lato destro della strada, ma Niccolò Petrucci anzichè lasciarla accostare nel lato dello sbandamento sterza violentemente a sinistra e invade trasversalmente la corsia opposta parandosi davanti allo scooter di Flavio e sfiorando la coda di altro motorino che lo precede.L’ipotesi è di omicidio colposo.  A settembre, dopo tre mesi, sono completate le tre perizie disposte dal pubblico ministero e sarebbero acquisiti tutti gli elementi probatori per sostenere l’accusa di omicidio colposo o rigettarla. Eppure passano più di due anni e continue proroghe richieste dai difensori di Niccolò Petrucci e accolte, per il differimento dei termini di conclusione degli accertamenti, prima che arrivi finalmente la decisione del rinvio a giudizio; l’udienza preliminare è fissata nel luglio 2008.  Il processo può iniziare, ma iniziano anche le tecniche dilatorie che mirano ad arrivare alla prescrizione.  Impegni dei difensori, anche la malattia terminale, nota da tempo, che toglie di scena da subito l’avvocato Ugo Longo, uno dei due avvocati di fiducia di Petrucci, viene utilizzata per chiedere all’inizio dell’udienza per l’escussione dei testimoni, di spostare ad altra data per consentire al nuovo difensore di acquisire gli atti e via di questo passo. Ogni rinvio vale da sette a nove mesi e così arriviamo a dicembre 2009 ad aver verbalizzato le dichiarazioni di solo due testimoni. L’escussione di altri due, già convocati nelle due udienze precedenti e non ascoltati, è rinviata al 26 marzo di quest’anno, ma nuovo colpo di scena. Stavolta è il giudice che annuncia di essere stata trasferita alla Corte d’Appello di Roma e che quindi, tra nomina del nuovo giudice e tempo per prendere visione degli atti, “è ragionevolmente costretta a fissare la nuova udienza solo per dicembre 2010”.  Ma non basta, la legge richiede l’assenso dei difensori all’utilizzo delle deposizioni già acquisite in caso di cambio del giudice; la difesa naturalmente non acconsente e così a dicembre tutto ripartirà dall’inizio, come se sinora non fosse accaduto nulla. Vuol dire che restano da ascoltare di nuovo i due testi per acquisire le testimonianze dei quali erano stati necessari tre anni di corte udienze e lunghi rinvii, oltre ad altri quattro testi del Pubblico Ministero ed a quelli della difesa.  Sono passati cinque anni dalla morte di Flavio, è un giudizio per omicidio colposo, non per un furto di mele, ma non è successo assolutamente nulla. Normale? giusto? comprensibile? No, certo che no, è ingiusto, una beffa amara e dolorosa. Nel frattempo ho partecipato a tutte le indecorose tappe di questo modo di fare giustizia che offende la giustizia. Tempi biblici, udienze iperaffollate in cui un giudice convoca testimoni, che aspettano inutilmente ore di essere ascoltati con la minaccia di un procedimento penale qualora non si presentino, sapendo che non sarà in grado di interrogarli perchè ha fissato nella stessa giornata decine di udienze, rituali e procedure formali il cui senso sfugge alla comune comprensione, espedienti e cavilli, bizzarri principi giuridici per i quali se la famiglia ha ottenuto il risarcimento del danno dalla compagnia d’assicurazione dell’auto concessa in comodato d’uso al CONI, un indennizzo economico (peraltro come avrebbe voluto Flavio devoluto in beneficenza), non ha diritto per questo ad essere parte attiva nel processo penale, come se l’indennizzo annullasse la possibilità di partecipare all’accertamento del reato.  Potrei continuare all’infinito, citando le terribili, lancinanti, amarezze che affronta chi aspetta di veder fatta giustizia. Me le sono caricate tutte e non ho mancato un’udienza; è un terribile dolore sentir parlare della sua morte, ma Flavio è parte vitale di me stesso e potrei essere assente da qualcosa che mi coinvolge in modo totale? Chi non lo farebbe se questo riguardasse l’accertamento della verità e della responsabilità nella morte della persona più cara che hai al mondo?  So benissimo che la fine sarà un nulla, che molto probabilmente la strategia dilatoria riuscirà e il presunto reato finirà in prescrizione e che in ogni caso il massimo risultato che io e mia moglie possiamo sperare è una condanna a qualche mese.  Bella bilancia in cui su un piatto c’è la vita di Flavio e sull’altro nulla o quasi. Sarebbe stato così anche se l’imputato non fosse stato il figlio di una persona così potente?  Sono addolorato, sconfitto, incazzato, travolto dalla rabbia, ancora incredulo della realtà della perdita di Flavio… si capisce perchè non riesco a vedere il Presidente del CONI in qualsiasi occasione mediatica senza sentire il cuore che monta impazzito? Fabrizio Brunetti  Dagospia

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5 pensieri su “Lettera di un padre

  1. CARO FABRIZIO,
    NON POTRO’ MAI COMPRENDERE IL SUO DOLORE E DI SUA MOGLIE MA VOGLIO ESPRIMERLE LA MIA VICINANZA IN QUESTA TERRIBILE VICENDA.
    UN REATO COSì GRAVE CHE RESTA IMPUNITO,CHE VA IN PRESCRIZIONE PER DECORRENZA DEI TERMINI SONO LE ARMI CHE UCCIDONO ANCORA E NON SOLO FLAVIO…TUTTI NOI GENTE CIVILE CHE CONDUCE UNA VITA ONESTA,CHE CREDE NEI VALORI DELLA VITA,CHE PER PAGARE GLI AVVOCATI DEVE RICORRERE A PRESTITI ED ESPEDIENTI VARI.
    POSSO SOLTANTO UNIRMI A LEI IN QUESTA INDIGNAZIONE ,AL SENSO DI IMPOTENZA PER UNA GIUSTIZIA CHE NON ESISTE .
    UN GIUDICE IN TRIBUNALE IN UDIENZA HA SORRISO QUANDO HO CHIESTO CHE VENISSE FUORI LA VERITà…SIGNORA MI HA RISPOSTO…LA VERITà è SOLO PROCEDURALE,IN GIURISPRUDENZA NON ESISTE UNA VERITà OGGETTIVA,SONO LE CARTE A PARLARE.SONO TORNATA A CASA CON UNO SCONFORTO TOTALE,PARALIZZANTE…SONO 5 ANNI CHE COMBATTO IN TRIBUNALE PER UN PROCEDIMENTO BANALE CHE è LA MODIFICA ALLA SEPARAZIONE.iNTANTO I MIEI FIGLI LI STANNO AMMAZZANDO LORO CON LA NONCURANZA.
    NON SI ARRENDA! CONTINUI A LOTTARE!!!FORZA E CORAGGIO!!!

    • Grazie,
      spesso ho l’impressione di essere un pesce rosso nell’ampolla, mi chiedo continuamente se quello che faccio ha un senso e regolarmente concludo che Flavio lo avrebbe fatto per me, che è giusto, dovuto, anche se doloroso e INUTILE.
      Quindi grazie, mi conforta che qualcuno mi ricordi ogni tanto che non sono io quello strano, che è proprio giusto che faccia tutto quello che posso.
      Se poi tu avessi conosciuto Flavio sapresti quanto tutto quello che fai per lui non possa essere mai abbastanza per il suo valore.
      Grazie

  2. Pingback: Sbattere contro il mondo dei potenti | inquestomondodisquali

  3. E’ una profonda amarezza pensare che forse non varranno l’indignazione di tutti i lettori, nè la perseveranza di Fabrizio Brunetti ad ottenere che la morte di Flavio sia riconosciuta come responsabilità personale e reale di uno che deve risponderne, qualsiasi cognome abbia.
    Se fosse stato un Rom, o un extracomunitario ad investirlo o più semplicemente un balordo almeno sarebbe seguito un probabile pronunciamento della sentenza sebbene nessuno oggi sia in grado di stabilire la correttezza della pena.
    Oggi muoiono in carcere i ladri di mele, mentre gli autori di misfatti di più grave entità circolano spesso pavoneggiandosi delle coperture dei potenti dell’ultima ora. E’ un paese triste quello che assiste a questo involversi della nostra civiltà. Credo che non possano bastare le parole eppure ad un padre non rimane altro che la solidarietà di persone ancora sensibili ai problemi degli altri. Un abbraccio con empatia.

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