I “paracadutati” di Malindi

Quattro ville in fumo a Malindi, tutte italiane. Piene di pezzi d’arte e, alcune, di misteri. In attesa dei cosidetti vip per Capodanno è una sciagura per chi vive di turismo. Specie dopo gli ultimi scandali legati alla pedofilia. Sono stato tre volte a Malindi e non l’ho mai amata. L’unico ricordo bello, pieno, riguarda “Dodi” quel ragazzo nato ricchissimo e morto solissimo che mi aveva fatto l’onore della sua amicizia perchè avevo raccolto le sue parole di poeta disperato. Arrivato in Africa perchè amava la gente pulita e invece tradito da quella sporca. A parte, dunque, Edoardo Agnelli il resto è da dimenticare. Il mare pieno di alghe, la piscina piena di cloro, i villaggi pieni di turisti pigri che si muovevano solo per andare a mangiare gli spaghetti o a bere il caffè, come se non si fossero mai mossi dall’Italia, a parte il sole che faceva tornare abbronzati. Poveri che si fingevano ricchi. Le vecchie signore mano nella mano sulla spiaggia con i guerrieri Masai. Il casinò, le strade di fango. E poi loro, i tangentisti scappati di corsa che con due lire facevano i signori dell’oceano. Qualcuno ne ho conosciuto, nei primi anni Novanta.

Malindi (Kenya), 1993 – Dopo giorni di ricerche, riusciamo a trovare il rifugio africano di Gianfranco Troielli, uno dei latitanti di tangentopoli. Siamo sulla spiaggia di Malindi. La villa è praticamente inaccessibile e ci si può avvicinare soltanto quando c’è la bassa marea. Troielli però non c’è. Dicono che sia fuggito nel centro del Kenya, nella Sift valley, prima che arrivasse l’Interpol ad arrestarlo. E’ stato avvertito dalla polizia locale, piuttosto sensibile ai regali. Ma appena possibile tornerà a Malindi, dove sembra di stare a casa con le ottocento ville di italiani, molti lavoratori, molti come si dice “paracadutati”, nel senso che sono scappati qui per sfuggire alla galera e sono venuti con molti soldi. Sono talmente tanti qui gli italiani che hanno addirittura un divertente Tg locale, Telesule. Ma sono troppi quelli che si nascondono, impossibile un censimento. C’è chi parla di quattromila.Ci raccontano tutti, andando per ristoranti italiani di un signore. Si chiama Gianni Gremmo, a Malindi ha un albergo sull’oceano, un negozio di souvenir e un’agenzia per i safari. Amico di Craxi, una storia di miliardi spariti, non vuole parlare. Ma certo non tornerà in Italia: ci chiede di dimenticarlo. Giusto un saluto, infastidito. “Una volta qui si stava bene e si guadagnava molto” ci confida un pasticcere marchigiano da venticinque anni in Africa. Ci chiede di evitare il nome. Ci spiega perchè adesso Malindi è invivibile. “Perchè hanno alzato i prezzi e adesso la gente locale pensa che siamo tutti ricchi. Una villa qui una volta costava cinquanta milioni di lire, adesso trecento, tanto per dare un’idea. E poi, con questa storia dei latitanti, arrivano sempre meno turisti. Ma capisco perchè quelli che scappano vengono tutti qui. Non c’è estradizione. Basta avere soldi”.

Troielli, dopo quattro anni di latitanza, nel 1997 tornò a Milano. Tre mesi di carcere e poi di nuovo libero, senza mai aver fatto cenno al famoso “tesoro”. E’ morto nel 2005.

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