Inferno e paradiso

L’Asia commemora lo tsunami cinque anni dopo. In Indonesia, Thailandia e Sri Lanka raduni e preghiere in occasione dell’anniversario. Il 26 dicembre 2004, alle 07.59 (le 13.59 in Italia), un terremoto di 9 gradi Richter, il peggiore degli ultimi 40 anni causò più di 230mila vittime. La terra trema ancora, epicentro alle isole Tanimbar: quasi il settimo grado.

Ricordo ancora che la telefonata arrivò alle quattro di pomeriggio di Santo Stefano. Lo ricordo bene perchè per una strana coincidenza alla stessa ora dello stesso giorno l’anno prima ero stato avvertito per andare di corsa in Iran dove un terremoto aveva raso al suolo la città d’arte di Bam. Stavolta c’era un aereo pronto della protezione civile per la zona dello tsunami.  Solita valigia d’emergenza e appuntamento a Ciampino senza sapere neppure la destinazione. Soltanto in volo ci comunicarono che la destinazione era Colombo, Sri Lanka. Giorni duri, allucinanti: rovine mai viste così estese e sì che ne ho viste. Nel cuore conservo quell’isoletta a ridosso del territorio tamil, Trinko Malee, sommersa per cinque minuti, quasi una nuova Atlantide: nel cuore i sorrisi di quei bambini sopravvissuti. E poi il grande panorama di morte a Galle, proprio dove è arrivato lo schiaffo più forte.

Sri Lanka, dicembre 2004. (…) Galle è l’inferno. Fa impressione perchè non è un villaggio ma una città. L’onda si è infilata per centinaia di metri dentro i quartieri abbattendo tutto. L’odore è nauseabondo. Ci sono ancora tanti cadaveri da recuperare. Davanti al municipio mette i brividi quella catasta di bare. I poliziotti presidiano quel poco che è rimasto in piedi perchè la gente non ha più niente e cerca di prendere qualcosa. Sì, mi pare davvero di stare all’inferno. Provo una sensazione indefinibile: arrivo qui per una catastrofe e scopro che questo era il paradiso. Se guardi il mare senza tener conto dei disastri vedi scorci da sogno, t’accorgi di quanto la natura possa essere fantastica. O magari cattivissima. Strana la vita. I vacanzieri vengono qui per cercare il paradiso, e i cingalesi come Prageeth (lavora in una fabbrica di alluminio dalle parti di Vercelli) pensano che il paradiso sia da noi. Ho le idee confuse. Sono quattro giorni che non dormo, letteralmente. Inferno e paradiso: bisognerebbe ragionarci su un giorno. Reportage dallo Sri Lanka

4 pensieri su “Inferno e paradiso

  1. Caro gabbiano, i tuoi occhi sono stati sipario di grandi emozioni, le immagini ti seguiranno in ogni attimo della vita. Solo vedendo tanta sofferenza si diveta più umani.

  2. Una mia cara amica, salvata da CR austriaca, dopo due giorni attaccata ad un albero, dopo mesi e mesi di ricovero, interventi vari, ancora adesso ne porta con sofferenza le conseguenze fisiche. Ciò che ha vissuto e visto sono una immagine costante davanti ai suoi occhi. Da lei ho imparato che il sorriso non si perde mai e mai si deve perdere.Ogni piccola cosa piacevole della giornata, anche il dolore, li vive con una gioia sorprendente…perchè ha visto già la morte!!!

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