Anche l’oltraggio

Un atto di vandalismo, ma dalla connotazione fortemente simbolica. Il cartello recante l’iscrizione in tedesco «Arbeit Macht Frei» posto all’ingresso dell’ex campo di sterminio nazista di Auschwitz, in Polonia, è stato rubato da ignoti. È la prima volta che la targa con l’oltraggiosa scritta, realizzata dai prigionieri, viene sottratta dal posto in cui fu messa nei primi anni ’40.

Visitai anni fa quel campo. Ecco il racconto. Tutto è come allora. All’ingresso di quello che è stato definito il monumento alla follia, c’è ancora la scritta “Arbeit macht frei”, il lavoro rende liberi, l’ultima illusione degli ebrei che venivano qui convinti di lavorare, non di morire, spesso subito: senza neppure il tempo di fare il giro del campo, soprattutto di capire. Ci sono ancora quei corridoi infiniti, allucinanti dove vecchi, donne e bambini erano spinti letteralmente nell’estremo viaggio: sono intatti, stretti dal filo spinato. C’è ancora addirittura il cartello dell’alta tensione. Come ci sono ancora le baracche dove vivevano come bestie quelli che non avevano la fortuna di morire subito. Soltanto qui, tra Auschiwtz e Birkenau, furono uccise, in maniera sistematica, un milione e mezzo di persone. Questo non è soltanto luogo di genocidio ma anche il più grande cimitero di popoli del mondo. Per gli ebrei è il simbolo dell’olocausto ma rappresenta l’evento più tragico della storia anche per zingari e polacchi. A Birkenau ci sono ancora le rotaie dove da ogni parte d’Europa arrivavano i treni merci con i deportati. E le camere a gas dove finivano anche in duemila alla volta. Una strage costruita a tavolino. Il cianuro agiva in fretta e i resti di quei disgraziati, massa inerte, aggrovigliata nello spasimo di un disperato tentativo di salvezza, finivano nei forni crematori, accesi un’ora prima, al sibilo del treno. Come ultimo segno dell’odio, ai limiti del campo, c’e’ la forca a cui fu impiccato, nel ’47, Franz Hess, fondatore e comandante di Auschiwtz.

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9 pensieri su “Anche l’oltraggio

  1. Ciao Gabbiano, solo questo tuo scritto mi ha fatto accapponare la pelle! Non potrei mai visitare quei posti, potrei sentire ancora i pianti i lamenti le grida dei condannati a morte. Le loro anime vagheranno ancora in quella terra maledetta! Rubare una targa? assordo il mondo.

  2. ….forse perch… Mostra tuttoè in quel luogo di atrocità era più corretto scrivere “Arbeit macht nicht frei” (=il lavoro non rende libero)!!! il lavoro li ha portati alla morte!!!! che tristezza!!!!
    La mia può sembrare una battuta fuori luogo! No!!!! voglio solo sdrammatizzare..perchè mio padre che è stato per ben sette anni in un altro campo di concentramento quante cose mi ha raccontato!!! le patate cotte nella pipì erano il suo cibo..e le voleva sempre poichè doveva essere grato alle patate se era vivo e a quel contadino confinante con il campo.. che lo aveva preso in simpatia..!!!

  3. “Auschwitz deve rimanere intatta perché altrimenti rimarremmo senza il più grande promemoria del mondo su cosa siamo capaci di fare gli uni agli altri”.

  4. Anch’io ci sono stato. E’ un posto che ti attanaglia lo stomaco. Cammini e lo scricchiolio del ghiaino dei viottoli evoca il passo cadenzato delle guardie. Ti guardi intorno e ti aspetti di veder spuntare le persone viste su tante fotografie dell’orrore. E poi ci sono quelle vetrine monotematiche. Una si sole valige, una di sole protesi una di sole spazzole e via dicendo. Tanti, troppi oggetti che furono di qualcuno che non c’è più. Sono posti da preservare, dove poter andare, più che per vedere, per riflettere.

  5. È stata ritrovata la scritta «Arbeit macht frei» («Il lavoro rende liberi»), il simbolo dell’Olocausto che campeggiava all’ingresso di Auschwitz e il cui furto, all’alba di venerdì, ha sollevato un’ondata di indignazione nel mondo intero. Lo ha reso noto in nottata la polizia polacca, che ha arrestato cinque persone. I ladri, hanno precisato in mattinata le autorità polacche, sono dei pregiudicati, ma non dei neonazisti. Il furto della targa, secondo quanto rende noto l’emittente polacca Rmf Fm, potrebbe essere stato compiuto su richiesta di un collezionista, che avrebbe “ordinato” la scritta attraverso internet. Secondo la stessa fonte i cinque ladri, arrestati questa notte dalla polizia, non hanno nulla a che fare con i neonazisti ma piuttosto si sono mossi con la speranza di vendere bene il bottino al collezionista. Poiché si è presentato il problema di nascondere l’insegna originale, i ladri l’hanno divisa in tre parti. La scritta è già nelle mani della polizia e viene sottoposta ad analisi. I cinque rischiano una pena fino a dieci anni di prigione che viene secondo il codice penale inflitta per i furti di oggetti considerati patrimonio culturale.

  6. Pingback: Morte di un boia | La Torre di Babele

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