La malattia del boss

La vicenda è da esempio classico di malagiustizia. L’indignazione è infatti assolutamente trasversale. Ci si accapiglia tanto quando c’è di mezzo la politica, ma ci sono scandali giudiziari che si fa fatica ad accettare. La storia di Graziella Campagna è triste e famosa tanto da ispirare una fiction, “Una vita rubata”. Graziella aveva 17 anni e lavorava in una lavanderia. Un giorno le capita di vedere dentro un paio di pantaloni un biglietto che non doveva vedere. I pantaloni erano quelli di Gerlando Alberti jr., trafficante di droga e boss mafioso. La piccola lavandaia finisce crivellata di colpi, una scaricata di lupara. Il suo assassino è assolto da un giudice corrotto, Marcello Mondello, che finisce in galera. Condannato in secondo grado Alberti esce subito dal carcere perchè altri giudici depositano in ritardo la sentenza. Ci vogliono ventitrè anni per rendere la condanna all’ergastolo definitiva. Ma Alberti esce ancora. Perchè un altro giudice ancora, quello di sorveglianza di Bologna, lo fa uscire dalla cella. Il boss è molto malato: se mai dovesse morire, morirà a casa, in Sicilia. A Graziella non è stato concesso.

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10 pensieri su “La malattia del boss

  1. va bene il garantismo……ma non in questi casi!!!!…Potrei concepirlo per un omicidio colposo…..che’ so’….magari per un incensurato che investe una persona….e dopo tanti anni, concedergi qualcosa…..ma qui no, no NO!!!!

  2. non mi interessa se l’assassino e’ ultra 70enne e ha passato 22 anni in carcere!!!….riflettiamo invece sulla ragazza uccisa a 17 anni soloper aver trovato un’agendina!?!

  3. Leggo che sto boss è gravemente malato, un buon avvocato ha fatto il resto. L’italia è anche questa, buoni avvocati che sanno come muoversi.

  4. Non ho parole!!! scarceratopoi.. il giorno in cui ricorre l’anniversario della morte dell’innocente giovane!!! Vergognoso e scandaloso. Altro dolore che si aggiunge.. per i suoi parenti!!

  5. E chi si lamenta? Personalmente quando sento parlare di qualche picciotto ucciso dai suoi diretti “concorrenti” penso: “meno uno!” Ma ricordiamoci che storicamente la mafia (figlia diretta del brigantaggio siciliano) è nata, è cresciuta, ha prosperato e tutt’ora è ben accetta in molte zone, proprio perchè lì lo Stato è praticamente assente e dove è presente è inerme o connivente.

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