Occhi di ghiaccio

Due milioni di dollari in cambio di un’intervista esclusiva ad una tv americana. Ad intascarli sarebbe Ali Agca, l’attentatore di Giovanni Paolo II, la cui scarcerazione in Turchia è prevista per il prossimo 18 gennaio. L’uomo sta scontando una pena per l’omicidio di un giornalista turco, una vicenda precedente rispetto all’attentato contro al Papa per cui è stato diciannove anni in prigione, prima della grazia. Agca  avrebbe già espresso il desiderio di tornare e vivere a Roma. L’uomo che sparò al Papa

Non posso dire di averlo conosciuto in senso stretto. Cioè non ci ho mai parlato. Ma l’ho visto da vicino e l’ho sentito parlare. Era l’estate del 2000, a Istanbul. Stavo lì quando è entrato in tribunale, condannato poi per le malefatte giovanili. Di quel giorno, il 10 luglio, ricordo misure di sicurezza mai viste e poi i suoi occhi, glaciali, quel parlare a scatti, sicuro, ogni parola un fendente. Aveva già  i capelli bianchi. Quel giorno successe una cosa strana com’è strana tutta la storia che gira intorno ad Alì Agca. Invece io di stare a fare domande, furono i colleghi turchi a intervistare me, anche la Cnn addirittura, perchè volevano sapere chi era quel turco così tragicamente famoso e che neppure loro conoscevano. In cambio, mi dissero quel che sapevano di lui, cioè molto poco. Per loro era semplicemente un bulletto di provincia ritrovatosi al centro del mondo perchè a chi reggeva i fili serviva una vittima da sacrificare. Solo che Agca quel pomeriggio a San Pietro capì di poter entrare nella storia e allora s’inventò un ruolo che non aveva mai avuto. Il ragazzino aveva cervello. E anche cuore se il Papa lo perdonò subito e poi lo andò a trovare e se poi fu graziato da Ciampi. Cervello e sangue freddo. Il segreto di Fatima fu il colpo di genio. La realtà è che ancora nessuno sa ancora per conto di chi sparò.  (2006)

Ali Acga, uomo libero dopo 25 anni. Un tribunale turco ha autorizzato la scarcerazione del terrorista che nel 1981 cercò di assassinare papa Paolo Giovanni II in piazza San Pietro a Roma. Agca, 48 anni il prossimo 19 gennaio, dovrebbe essere rilasciato la prossima settimana. Il detenuto, rinchiuso in un carcere di massima sicurezza di Istanbul, ha finito di scontare la pena dopo l’estradizione dall’Italia, si legge nel documento approvato dal giudice di Ankara sulla base del rapporto fornito dalla prigione. L’ex appartenente al gruppo estremista dei «Lupi grigi», era stato condannato da un tribunale turco all’ergastolo nel 2000 per rapina a mano armata di una banca e per l’omicidio del giornalista turco Abdi Ipekci nel 1979, dopo l’estradizione dall’Italia, dove era stato graziato dopo avere scontato 19 anni per l’attentato a Giovanni Paolo II. Agca esce dalla prigione per un complesso calcolo tecnico giudiziario che prende anche in considerazione la sua buona condotta in carcere.  Trattandosi di renitente alla leva, non è che venga obbligato ad assolvere il servizio militare. 8 gennaio 2006

  Il perdono.  Quando Mehmet Ali’ Agca fu bloccato il giorno dell’attentato in piazza San Pietro, aveva solo ventidue anni. E’ il 13 maggio dell’81, ore 17,19: un colpo di pistola in mezzo alla folla di fedeli. Il Papa e’ moribondo, per quasi un mese e’ ricoverato al Gemelli. Ma gia’ quattro giorni dopo, e’ domenica, Woytila dal suo letto d’ospedale recitando l’Angelus perdona “il fratello che lo ha colpito”. Due anni dopo, il 27 dicembre del 1983, il Papa va a trovare Ali’ Agca in carcere, a Rebibbia. Un lungo incontro, commovente, appena rubato dalle telecamere. Quasi una confessione del turco che il Pontefice nuovamente perdona. Agca raccontera’ qualche tempo dopo che in quell’occasione confido’ al Papa di aver agito in solitudine e in nome di Dio. “Gli era stato chiesto di uccidere un vescovo vestito di bianco”. Di sicuro Agca parla per la prima volta del segreto di Fatima pubblicamente, in un’aula di tribunale, il 22 maggio del 1985. Le inchieste sull’attentato di San Pietro, in diciannove anni, sono state tre, due i processi, ma l’unico colpevole di quel gesto clamoroso resta di fatto Ali’ Agca, condannato all’ergastolo. Nelle aule di giustizia non e’ stata provata quella che e’ definita la “pista bulgara”, cioe’ l’intreccio fra servizi segreti di Sofia e la mafia turca collegata con il gruppo terroristico di estrema destra “i lupi grigi”, in cui forse entra anche il mistero della scomparsa di Emanuela Orlandi. Il complotto non e’ stato mai dimostrato. E proprio a Fatima, il Papa riconosce la validita’ del “terzo mistero”.

 

L’incontro con il PapaUn incontro fatto di sussurri piu’ che di parole. Quindici, forse venti minuti fra il Papa che ascolta, prega, e Al’ Agca che gli parla all’orecchio, a voce bassa. Vicinissimi, soli, l’incontro in quella cella di Rebibbia fra la vittima e quello che doveva essere il suo carnefice, due anni dopo lo sparo in piazza San Pietro che stava per cambiare la storia. Un mistero quello che si dissero, finche’ Alì Agca in un libro (dal titolo che dice tutto, “Io sono Gesù Cristo”) svela i contenuti del colloquio. “Io dico al Papa (scrive l’ex lupo grigio): ho parlato con Dio. Il Papa non si meraviglia di queste mie parole, mi chiede: quando,come, raccontami. E io rispondo: il primo maggio, due settimane prima di sparare. Io ho visto la morte, la resurrezione, la tomba vuota e l’ascensione. Infine (scrive ancora Agca) gli chiedo: cos’e’ il terzo segreto di Fatima? Il Papa mi risponde: sarà svelato solo dopo la morte di suor Lucia”. Fra le tante bugie, le mille contraddizioni e le rivelazioni palesemente infondate, forse questa e’  l’unica volta che Alì Agca ha detto la verità. Lo confermò il Papa in un colloquio riservato con Indro Montanelli, al quale rivelò che andò lì per perdonarlo e che non parlarono mai dei moventi di quell’attentato, che il Papa definì un grande garbuglio, e che Agca era rimasto traumatizzato non dal fatto di aver sparato ma dall’aver fallito. Era sconvolto da questa forza sovrannaturale che gli aveva impedito di compiere la sua missione di morte. Su quel garbuglio il terrorista turco si e’ sempre chiuso invece nel silenzio, per quasi venticinque anni. Non ha mai detto chi ha armato la sua mano e perche’. “Me l’ha chiesto Dio” ha ripetuto molte volte Agca. “Parlero’ forse quando  saro’ libero dopo aver purificato la mia colpa”. Adesso e’ libero, ma sono tutti sicuri che non parlera’. Perche’ chi gli ha ordinato di uccidere e’ ancora vivo e vegeto. E restare nel silenzio significa salvarsi la vita.

 

Era Serghei Ivanov Antonov quell’uomo coi baffi e gli occhiali scuri fotografato il 13 maggio 1981 in piazza San Pietro vicino ad Ali Agca pochi istanti prima che il terrorista turco tentasse di uccidere Karol Wojtyla, il Papa polacco che di lì a qualche anno avrebbe contribuito alla caduta all’impero sovietico. È positivo anche il risultato della seconda perizia chiesta dalla commissione Mitrokhin su quelle foto, stavolta commissionata dal capogruppo ds in commissione Walter Bielli alla polizia scientifica. Dopo le conclusioni delle analisi precedenti che certificavano la «totale compatibilità» tra il volto del caposcalo bulgaro della Balkan Air a Fiumicino e quelle immagini. I lavori della commissione Mitrokhin si chiudono così, con l’arrivo di nuovi elementi a sostegno della pista bulgara. «In realtà sovietica» sottolinea il presidente della commissione puntando il dito contro Mosca e il suo servizio segreto militare.

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17 pensieri su “Occhi di ghiaccio

  1. i 2 milioni per un’intervista sono un’offesa ed anche una mezza truffa, si sa che quest’uomo è stato un mero esecutore, il potere occulto che c’è dietro rimarrà sempre nascosto. Ormai questo tizio è già stato spremuto come un limone.

  2. Vorrei sapere perché, ad uno che ha ucciso un giornalista vengono offerti due milioni di dollari in cambio di un’intervista. Vorrei intervistare il giornalista che lo intervisterà, vorrei chiedergli cosa si prova ad intervistare l’assassino di un collega.

  3. michele, per due milioni di euro (ma anche di dollari) te la racconto io la vera storia di emanuela orlandi…e forse la so davvero…

    silvia, diciamo che forse i due milioni li danno a chi ha sparato al Papa
    (ma capisco quello che vuoi dire e sono d’accordo)

  4. Anche se il papa lo ha perdonato ed è stato in carcere, trovo assurdo dare tanti soldi a un assasino! Sicuro che ci faranno anche un film. Viviamo in un mondo che ha bisogno di sangue e di violenza!

  5. Se tra tutte le balle che ha raccontato in questi ultimi decenni, ci fosse almeno una piccola verità sull’origine di chi ordinò l’attentato a Karol Wojty?a ed altro, penso che in Italia arriverà difficilmente vivo… Tutto sta nel capire poi se il soggetto ha simulato una certa pazzia per salvarsi la vita, fino a ora.

  6. allora vorrei chiedere a Papa Wojtyla cosa ne pensa. Lui gli ha dato il perdono. Cosa penserebbe ora di chi dà due milioni a chi ha cercato di ucciderlo?
    Perdonerebbe anche loro, penso.
    Perché perdonare non significa giustificare. Significa avere così tanta forza da mettere il proprio nemico in condizione di capire il proprio il proprio errore e potersi redimere.

  7. Di Emanula Orlandi mi sono fatta l’idea che cè la Banda della magliana . con 2 milioni di dollari chissà quante storie potra’ raccontare, ma la verità? comunque è un’indecenza

  8. Quasi quasi lo preparo anch’io un attentato!
    Dio mio quante assurdità mentre c’è chi studia, si affanna a migliorarsi e chi va avanti solo facendo scempaiggini!

  9. Che poi a farci caso si ricomincia a parlare di Acga proprio quando la moglie di De Pedis ha fatto uscire un libro con un sacco di segreti sul caso di Emanuela Orlando. Che combinazione…

  10. michele, non gli dare l’idea…

    luca, ma no, stavolta no: se ne riparla perchè fra dieci giorni torna definitivamente libero: guarda che quella tv americana gli dà una barca di soldi perchè ha sparato al Papa mica per altro

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