La fine di Olga

Olga Kotovskaia era una donna combattiva, giornalista coraggiosa e madre di due figli. Abitava a Kaliningrad e dopo essere stata licenziata dalla catena televisiva che lei stessa aveva fondato adesso lavorava in una piccola emitttente, Tv Kaskad. Ieri è precipitata dal quattordicesimo piano del suo palazzo, una settimana dopo aver avuto ragione dal tribunale. La polizia ha chiuso subito il caso: suicidio. Così come si era “suicidato” Ivan Safronov due anni fa. Sono trecento i giornalisti uccisi dal 1993, fine dell’Unione Sovietica, ad oggi: più di cento sotto l’era Putin. Moltissime le donne: Anna Politvskayia, diventata il simbolo della strage, e anche la sua erede nel mestiere e nel destino, la giovanissima Anastacia Baburova. Donne-reporter anche Larisa Arap rinchiusa in manicomio secondo il vecchio stile staliniano e Natalia Petrova, fuggita appena in tempo da Mosca. Con la scusa del terrorismo è stato ripristinato anche il reato di alto tradimento che prevede fino a diciannove anni di carcere: negli ultimi sei mesi sono già stati condannati sette giornalisti. Il servizio su Anna Politvskayia a Tv7

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4 pensieri su “La fine di Olga

  1. Pingback: Russia, morte sospetta di una giornalista « Professione Reporter

  2. Mi sembra che da quando il muro è caduto, non c’è stato quel rinascimento al quale tutti agognavamo. Mi sembra che ogni giorno il mondo perda un pezzettino di bontà…

  3. Che sia morte fisica o “sociale” , per i giornalisti che l’hanno incontrata sul loro cammino verso la verità non fa molta differenza.I numeri, però, gridano. e non c’è pistola o caduta “spintanea” che possa far tacere questo grido.

  4. La verità grida orrore! Fare questo difficilissimo mestiere in certi stati significa rischiare la vita! Tutte queste donne hanno avuto tanto coraggio, pur sapendo cosa le attendeva dietro l’angolo. Lascio per loro un pensiero, una carezza.

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