Viaggio intorno a una sentenza

“E’ scandaloso che un senatore americano chieda allo Stato di metter bocca nella sentenza Knox quando vi sono più che indizi di colpevolezza, mentre tutti dicono oltre oceano che sul caso Parlanti gli italiani non possono interferire perche l’America è stato sovrano. E  perchè poi la stampa americana entra nel merito del caso Knox mentre non lo fa nel caso Parlanti?” Katia Anedda  Il caso Parlanti

Sono circa tremila gli italiani attualmente detenuti all’estero. “Prigionieri del silenzio”

Maria Cantwell, senatrice democratica dello Stato di Washington confessa di avere «molte perplessibilità sul sistema giudiziario italiano e altrettanti dubbi sull’antiamericanismo che ha echeggiato durante il dibattimento». La Cantwell ha chiesto al Segretario di Stato, Hillary Clinton, di «compiere dei passi ufficiali verso l’Italia» sul caso Amanda. Per il “Seattle Post-Intelligencer” l’impatto del caso giuridico nei rapporti fra Italia e Stati Uniti si farà sentire perché «per gli americani si è trattato di una connazionale processata da un sistema corrotto mentre per gli europei era una ragazza diabolica che ha tentato di farla franca dopo aver commesso un orribile delitto. Ma entrambe le versioni sono condizionate dalla presenza di stereotipi».

Siamo al paradosso. Una giustizia, quella americana, che mette a morte anche i malati di mente, che ammette il 65 per cento degli errori giudiziari che riguardano la pena capitale, dove non c’è possibilità di difesa per chi non ha grandi possibilità economiche, che assolve chi scarica un intero caricatore su Calipari, che assolve il cow boy di Cermis autore di una strage in cambio di una bevuta di birra, che assolve poliziotti che massacrano poveri cristi, che nasconde per anni in prigioni segrete persone senza nemmeno un’accusa, che tiene da anni in carcere cittadini stranieri in base a pochi indizi, che rivendica la sovranità assoluta, questa giustizia delle lobby più potenti del presidente si permette di giudicarci.

Il segretario di Stato Hillary Clinton ha detto di essere pronta a incontrare chiunque abbia dei timori su come la vicenda è stato gestito. A coinvolgere l’ex first lady è stata la senatrice democratica Maria Cantwell, che ha chiesto di verificare se la sentenza di Perugia sia stata condizionata da «sentimenti anti americani» presenti in Italia. Hillary Clinton ha detto di non aver avuto tempo di occuparsi del caso di Amanda Knox, perché assorbita dal dossier afghano. Ma ora, parlando al network Abc ha affrontato lo spinoso argomento: non ho avuto contatti con il governo italiano, spiega, né ho espresso «alcuna preoccupazione», ma sono pronta a incontrare chiunque sia preoccupato per l’esito del processo. Il conduttore ha fatto presente alla Clinton quanto sostenuto dalla senatrice Cantwell, secondo cui il processo è arrivato alla condanna della ragazza nonostante «un’evidente mancanza di prove», riflettendo dunque un diffuso «antiamericanismo» da parte dell’opinione pubblica italiana.

Bene, se ne parla. Già che ci siamo parliamo magari anche di Calipari e del Cermis, dove le prove c’erano eccome. Ma, si sa, i marines ci sono antipatici. Intanto arriva una notizia fresca fresca: John Gotti jr., ultimo rampollo del padrino dei padrini, è uscito indenne anche dal quarto processo. “La mafia? L’ho abbandonata dieci anni fa” ha giurato. I bravi giudici americani gli hanno creduto. Lui non ha mai fatto un nome e la procura non ha nessuna intenzione di ricorrere in appello. E ora a Brooklyn sono tutti felici e contenti.

26 pensieri su “Viaggio intorno a una sentenza

  1. Pingback: Prigionieri del silenzio | La Torre di Babele

  2. Sono DACCORDO con la riflessione, anche se il sistema giudiziario Italino non e meglio di quello Americano non tanto per la sentenza che sicuramente e giusta nella misura: anche in italia la giustizia non concede il beneficio del dubbio e, nel dubbio meglio un delinquente libero che accusato di delitti presunti…

  3. io non sono daccordo con gli americani.. cmq che amanda sia stata torturata psicologicamente senza la presenza del suo avvocato è ingiustificabile e per questo gli americani sono critici verso gli inquirenti.. vorrei vedere il video dell’interogatorio per ricredermi, perchè ho ancora presente l’interrogatorio del pm incaricato del caso marta russo che mi fece rabbrividire

  4. non sto difendendo la nostra magistratura, ma i lorsignori non sono in grado di darci lezioni: vogliamo parlare degli interrogatori a stelle e strisce? figurati, qualcuno parla di torture….

  5. effettivamente più di quaalcuno parla di torture ed in effetti credo che per i reati di terrorismo la tortura sia quasi prassi.. io mi riferivo agli interrogatori nei processi penali dove mi pare siano presenti gli avvocati.. o no!?anche perchè se non avvengono senza la presenza degli avvocati quest’ultimi poi consigliano ai loro clienti di ritrattare, quando non gli consigliano di auto ferirsi per dimostrare che sono stati picchiati e constringerli a confessare.. questa credo sia una delle riforma da fare nel codice di procedura penale

  6. non entro nel merito di una questione in cui non sono competente e he ho seguito attraverso le cronache, ma di fatto condivido la tua riflessione, Pino.Nessuno dovrebbe permettersi di dare lezioni agli altri.Invece, purtroppo, questo accade sempre.

  7. già, se ripenso al cermis (c’ero) mi vengono ancora i brividi: una strage avvenuta in italia, con vittime europee, e la loro assoluzione del marine ospite del nostro Paese nonostante prove certe, tecnicamente inoppugnabili
    un tribunale italiano ha emesso una sentenza su un delitto atroce e va rispettata
    pensassero a cittadini italiani in carcere americano da anni in base solo a inidizi come parlanti

  8. caro pino che dire? è il medesimo commento che ha fatto il mio papà subito dopo la sentenza quando nell’intervista ai familiari da seattle, apertamente si disprezzava l’operato della giustizia italiana e nn aveva ancora sentito dell’intervento della Clinton.
    udito il serviziopoco fa al tg3, mi ha detto ancora una volta che il cermis strnamente nessuno lo ricorda mai a questi signori che pontificano e disprezzano senza mai guardare qunto fatto.
    e di esempi ve ne sono ahinoi a iosa..

  9. non ritengo giusto delimitare gli ambiti della questione relativa agli italiani detenuti (a torto o a ragione) all’estero ad un discussione su come si stiano comportando gli Usa nel processo di PErugia. La questione è più ampia, e certamente no si risolve con una serie di ripicche tra chi è a favore o contro il fatto che gli Stati Uniti siano entrati di prepotenza (?) nella vicenda. Quello che dovrebbe interessarci come italiani e come cittadini che chiedono certezza del diritto è chiedere allo Stato di non dimenticarsi dei circa 3000 italiani a vario titolo detenuti in diversi paesi stranieri, spessoi in conizioni di detenzione estreme. IN questo senso, la battaglia per la concessione del grauito patrocinio che da mesi sta conducendo Giovanni Falcone, padre di Angelo, detenuto per 3 anni in India e scarcerato solo da un aio di iorni al termine di un processo che lo ha visto assolto, va sostenuta. Il problema è troppo ampio per poterlo ridurre ad un dualismo tra chi è simpatizzante degli Usa e chi invece non lo è.

  10. e comunque gli americano non sono certo “dolci di sale”, come si dice dalle mie parti. La storia della condanna di Chico Forti all’ergastolo ne è un esempio. Chico aveva solo avuto il coraggio di denunciare in un suo documentario girato per ESPN alcuni comportamenti poco chiari della polizia di Miami nell’ambito delle indagini sull’assassinio di Gianni Versace. Hanno trovato il modo di vendicarsi. Ma l’Italia non può ignorare o sottovalutare casi di questo tipo.

  11. Gli Americani hanno detto che Perugia è una città medievale (intendendo,evidentemente,che il nosro sistema giudiziario è medievale).Proprio loro che,com’è stato giustamente sottolineato,condannano a morte dei poveracci che non possono pagarsi un avvocato (i ricconi la fanno sempre franca),spesso senza prove certe (molti condannati “poi” risultano innocenti) ci vengono a fare la paternale sul sistema giudiziario medievale.
    Si ha l’impressione che loro siano inorriditi per il fatto che noi “Italianucoli” ci siamo permessi di processare nientemeno che un’Americana (udite,udite).Se Amanda fosse stata senegalese o pakistana,probabilmente,si sarebbero completamente disinteressati della cosa.

  12. La stampa italiana deve prendere una posizione e deve rispondere apertamente a quella americana, in questi giorni tutti i giornali e i telegiornali italiani si sono limitati a riferire le critiche rivolteci dai giornali di oltre oceano. E’ ora di scrollarsi di dosso questa sudditanza verso le grandi testate americane e cominciare a difendere il nostro Paese. Vorrei che il suo articolo, sig, Scaccia divenisse un servizo del tg1 ma non credo che succederà. Cos’è questa? paura, sudditanza o semplice conformismo? Questa Italia e quest’ informazione mi fanno rimpiangere i tempi di Craxi che da Capo di uno Stato sovrano mandò i carabinieri a circondare i marines in un operazione non autorizzata nell’aereoporto di Fiumicino. Ora inviamo truppe in Afganistan, permettiamo alla Cia di agire impunemente sul nostro territorio coperti dal segreto di Stato e accettiamo critiche sul nostro sistema giudiziario. Questo non è antiamericanismo è semplicemente un briciolo di orgoglio Italiano.

  13. laura, sono assolutamente d’accordo: mi meraviglio anche che certe testate giornalistiche schieratissime contro il governo, si limitino a registrare il disappunto usa
    per quanto mi riguarda nessuna sudditanza, mi pare di dimostrarlo: ma un corsivo non è materia da telegiornale
    neppure paura visto che il post (inequivocabile) è pubblicato anche sul sito del tg1

  14. QUALCUNO PUÒ CHIEDERE ALLA SIG.RA HILLARY CLINTON SE È DISPOSTA AD ASCOLTARE ANCHE I PARENTI DELLE VITTIME DEL CERMIS???? MAGARI I PILOTI AMERICANI CHE HANNO AMMAZZATO QUELLE PERSONE COVAVANO SENTIMENTI ANTI ITALIANI

  15. Non è che, dopo il preoccupato intervento di Hillary Clinton, il caso di
    Amanda Knox si appresti a diventare un nuovo caso “Silvia Baraldini” alla
    rovescia?

  16. Obama (la cui elezione io continuo a ritenere un evento straordinario e positivo) o non Obama io non rinuncio, come quando alla presidenza Usa c’era Bush, a rivendicare il diritto/dovere dell’Italia a non essere un paese suddito della grande potenza ed a pretendere verità e giustizia per tutti quei casi “italiani” in cui, invece, in questi anni, gli Usa hanno continuato a tergiversare, negare, quando non ad insabbiare. Cermis, Calipari e tutto il resto.
    Io del disappunto Usa, da qualsiasi parte venga, riguardo la sentenza di Perugia, posso dirlo? Me ne frego! Inizierò a considerarlo quando vedrò reciprocità nel disappunto e nell’indignazione e quando le autorità statunitensi accetteranno di fare luce su tanti misteri italiani targati USA.
    Non dimentichiamo che agli Usa è stato concesso dai nostri governi, mi spiace dirlo ma di opposte fazioni, di considerare e gestire l’Italia come fosse terra di conquista e territorio da usare ed abusare a piacimento (ricordiamo fra l’altro gli arresti illegali della Cia sul nostro territorio).
    Ed ha ragione anche Ciro, se la processata fosse stata una extracomunitaria povera e senza schiere di avvocati, ce ne saremmo fregati un po’ tutti, non solo gli americani.
    Bisognerebbe dire agli Usa che nel caso di un cittadino americano processato e condannato da un tribunale italiano (che agisce in un paese patria del diritto, per chi oltreoceano se ne fosse dimenticato) non è previsto il reato di lesa maestà.

  17. ecco chi ci dà lezioni sulla giustizia

    USA:SCARCERATI 246 INNOCENTI

    Da quando i tribunali hanno accettato le prove del Dna, 246 detenuti innocenti sono stati scarcerati in America. L’amaro record della durata di detenzione di un innocente lo detiene James Bain, di Bartow in Florida. Bain è tornato in libertà ieri dopo 35 anni di carcere: ne aveva 19 quando vi entrò con l’accusa di avere rapito e violentato un bambino, oggi ne ha 54. Invano il detenuto aveva chiesto per oltre un decennio di sottoporsi alla prova del Dna, inesistente al momento della sua condanna. Vi è infine riuscito quest’anno grazie a «Innocence projet», Progetto innocenza, una combattiva associazione dei diritti umani che ha ottenuto l’assenso al giudice James Yancey.
    Il precedente record di detenzione di un innocente, 28 anni, apparteneva a Donald Gates, di Akron nell’Ohio, scarcerato appena cinque giorni fa. Gates fu condannato all’ergastolo nell’81 per l’assassinio e lo stupro di una ventunenne. Aveva 31 anni, adesso ne ha 59: «Andai in prigione che ero un giovane e ne esco che sono un vecchio» ha lamentato. Prima di lui, deteneva il record, 27 anni, Lee Woodward, di Dallas nel Texas, a sua volta falsamente accusato di omicidio, e liberato nel 2008. Casi come quelli di Bain, Gates e Woodward stanno diventando sempre più frequenti e incominciano a fare effetto sulle giurie, che dalle statistiche hanno ridotto le condanne a morte negli ultimi anni.

  18. Pingback: Viaggio intorno a una sentenza « La Torre di Babele

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...