I nuovi schiavi

Ormai le aggressioni, gli insulti e i pestaggi alle persone di colore non si contano, le agenzie di stampa li registrano quasi come una non-notizia. C’è chi urla al diverso e poi magari lo nasconde in casa pagandolo una miseria. Sono di fatto i nuovi schiavi. Oppure non pagandolo affatto con il ricatto di denunciarli com’è successo nei giorni scorsi dalle parti di Vercelli. Ibrahim aveva 35 anni, veniva dall’inferno del Senegal. Non sapeva far altro che il manovale. Il padroncino gli aveva promesso vitto alloggio e uno stipendio da fame. Cinquecento euro per tre mesi di lavoro. Un giorno Ibrahim insiste: ha bisogno di quei pochi soldi. Il padroncino s’infuria. “Un attimo di follia” spiegherà dopo. In quell’attimo interminabile ha dato nove coltellate allo schiavo nero, lo ha ripulito del sangue e lo ha scaricato come un rifiuto in un canale di scolo. Sicuramente sarà libero presto.  Il sesto continente

“Fino a quando il colore della pelle, le differenze religiose e di pensiero saranno più importanti del colore degli occhi, ci sarà sempre la guerra”. Bob Marley

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6 pensieri su “I nuovi schiavi

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  2. gli indiani e shrilankesi(si scrive così?),sono i più quotati come domestici,perchè costano poco e fanno la casa uno specchio.Senza contributi,ovviamente.Queste cose fanno notizia solo in periodi pre-elettorali,Pino, lo sai bene.Non fa più notizia la violenza e lo sfruttamento

  3. molti parlano della presenza di extracomunitari come un cancro per la nostra nazione ma poi li fanno lavorare come muli senza nessuna sicurezza e per pochi soldi. Vorrebbero mandarli via tutti, ma poi mi chiedo chi accudirebbe i loro vecchi mentre vanno a divertirsi, chi raccoglierebbe i prodotti della terra chini sotto un sole cocente, chi farebbe lavori di bassa manovalanza nei tanti cantieri edili?

  4. …. la storia si ripete …. una volta al nord questo trattamento era riservato ai “meridionali” …. che così facendo hanno fatto grande il nord,…. ora però tocca agli extracomunitari ….

  5. Il razzismo e la xenofobia artatamente cavalcata serve proprio a questo: far passare nelle menti deboli il concetto che esistano “uomini” e “non uomini”. In questo modo è più facile sopire i sensi di colpa nello sfruttare “non uomini”, oltre al fatto di indurre gli sfruttati in una condizione di costante subordinazione psicologica, in un doversi costantemente affrancare da chissà quale torto.

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