La guerra dei numeri

Anche la matematica è diventata definitivamente un’opinione, dunque un risultato di parte. Prendete una manifestazione, magari l’ultima (ma succede da sempre): il no b-day. L’unica certezza è il colore della piazza: stavolta viola. Ma quanti erano in piazza? Leggo le varie fonti d’informazione. Dunque, dal palco Saviano annuncia: “siamo 485 mila”. Gli organizzatori correggono: “500 mila”. Poi correggono ancora: “un milione”. La Questura fornisce la cifra ufficiale: 90 mila. La differenza non è una quisquilia. Chi ha ragione? Forse chi è al di sopra delle parti, tipo l’agenzia Reuters che sentenzia in 150 mila le presenze. Siamo immersi fino al collo in un mondo di chiacchiere. Ma le guerre (mediatiche) ormai si combattono così.

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23 pensieri su “La guerra dei numeri

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  2. Come al solito,o quasi, ci danno le informazioni di cui meno abbiamo bisogno.
    Per vedere se una manifestazione è riuscita o meno bastano le immagini, che in questo mi pare che siano abbastanza eloquenti.
    Nessuno che si preoccupi, però, sul perché i manifestanti sentano l’esigenza di manifestare

  3. beh. io c’ero, come a molte altre, e posso dire che i 90.000 della questura è un numero patetico. non me ne frega niente di dimostrare che fossimo quasi un milione

  4. Pino: ho partecipato a centinaia di manifestazioni, nella mia ormai “diversamente giovane” vita: Piazza San Giovanni, come sai e come sanno bene anche in Questura, contiene, piena, attorno alle 420 – 430 mila persone, a seconda della densit… Mostra tuttoà. Considerando che erano piene anche le vie limitrofe, sicuramente eravamo sopra le 450mila persone: un’enormità, per come si è sviluppata la cosa, dalla sua genesi alla sua organizzazione. Qualcuno oggi, aldilà di tutto, si è reso conto della forza di internet e di quanto obsoleti ed inutili possano apparire, nell’immediato futuro, i media “classici”.

  5. la manifestazione ha avuto indubbiamente successo ma ormai la propaganda prevale sui contenuti
    il primo numero dato dagli organizzatori era probabilmente vicino alla realtà (500 mila) poi hanno esagerato ma non c’è dubbio che il numero fornito dalla questura è ridicolo
    non sono d’accordo (o solo in parte) sulla seconda questione: internet è utilissimo per l’aggregazione ma diventa un evento solo se i media classici se ne occupano e rilanciano altrimenti resta roba di nicchia

  6. Permettimi di dissentire, Pino: internet è una fonte di informazone secondaria solo per la nostra generazione, quella che Mark Prensky ha definito, a ragione, di “immigrati digitali”. Per la generazione dei “nativi digitali”, invece, la rete rappresenta il mezzo più diretto di informazione e di formazione, superando di gran lunga i media classici. Sta tutto qui l’errore comunicativo della nostra generazione: nel continuare a ritenere primari quelli che per noi, ma solo per noi, ormai, rappresentano i canali comunicativi, le fonti “vere”. L’errore è nel non considerare che i giornali, la televisione e finanche i libri vengono considerati, dai “nativi digitali” strumenti “lenti”, farraginosi… così come viene considerato superato il modo di apprendere e di formarsi/informarsi sequenziale, progressivo, come è per noi naturale. I “nativi digitali” apprendono e si formano/informano seguendo link ipertestuali.. a discapito della consecutio temporale forse, a volte, ma a vantaggio di una rapidità di composizione e di confronto che noi ci siamo sempre sognata di possedere. L’evento di oggi, la sua genesi e la sua messa in opera, sta a dimostrare anche questo.

  7. A scapito più che altro della correttezza dell’informazione. Su Internet si trova di tutto, e spesso e volentieri si leggono inesattezze grossolane, quando va bene. L’esempio classico è wikipedia. Sui media “tradizionali” le inesattezze sono molto minori – anche se spesso quando appaiono sono dettate da motivazioni che nulla hanno a che spartire con la deontologia professionale…
    Quanto alla manifestazione, io sottolineerei quanti non sono scesi in piazza, perché ritengono che la Democrazia abbia altri luoghi e momenti per essere esercitata…

  8. franco, è una discussione infinita
    certo non sottovaluto la rete altrimenti non starei tanto tempo qui: bella la definizione di “immigrato digitale” ma è pur vero che i “nativi” credono, a torto,che sia l’unica linea di informazione non dico possibile, addirittura esistente
    ed è un clamoroso errore perchè la loro formazione è viziata dai tanti guasti (come ricordava ivan) di uno strumento fantastico per immediatezza ma molto approssimativo e spesso fuorviante
    vedi, prima andrea sottolineava come “dato di fatto” i 364 mila fans e non si rende conto che non significano niente: intanto proprio rispetto al numero reale perchè in piazza ce n’erano di più e poi i click non hanno valenza, appartengono a un mondo “limitrofo”, a se stante, e che diventa IL mondo solo se i media tradizionali se ne appropriano
    mettere un video su youtube non significa niente: diventa una notizia se il video è ripreso da un sito della grande informazione
    insomma, fuor di metafora: la protesta di oggi ha un peso anche politico perchè repubblica l’ha sparata non perchè sta sui blog

  9. paola, non confondere la “partigianeria” (ormai è un gioco al massacro) con la correttezza dell’informazione
    in televisione, e sui giornali, ci può essere una visione di parte: su internet ci sono autentici falsi, chiunque può costruirne facilmente

  10. Nei media “tradizionali” se e quando c’è scorrettezza, è dettata da motivi di pressioni, interne o esterne, dalla necessità di compiacere il potente di turno. In Internet la scorrettezza è dettata dall’ignoranza, e non è certamente inferiore a quella che si trova sui media “tradizionali”, anzi…

  11. i falsi sono un dramma, lo so bene (sono una storica di professione e rimango scioccata quando sento anche alcuni colleghi parlare di internet come di un luogo in cui trovare “fonti” primarie…).
    Però, indubbiamente, la “partigianeria” non è mai stata tanto virulenta come in questi anni, ammettiamolo…

  12. paola, appunto: è stata citata wikipedia… se pensi che in dieci secondi potrei aggiungermi sei-sette lauree, due premi oscar, una decina di pulitzer e magari una storia con sharon stone… il giorno (lontanissimo) in cui mi facessero il “coccodrillo” farei un figurone

    per quanto riguarda la partigianeria l’ho già detto, è ormai un gioco al massacro dove valgono più le urla, magari le bugie che la sostanza: forse non si è capito che il senso del mio post era proprio questo

  13. per sharon stone o per i premi pulitzer?…. 🙂

    (sì, wikipedia è pericolosa, me ne accorgo agli esami all’università: notizie false o inverosimili, se ne chiedo l’origine la risposta è quasi sempre quella…)

  14. sicuramente per sharon stone… è più facile vincere il pulitzer

    a parte gli scherzi, proprio le ricerche sono una cosa seria e internet ha inquinato tutto
    digita, che so, pacciani su google: se sei una persona seria (e comunque cosciente per non dire del bagaglio culturale personale che solo gli “immigrati digitali” possono avere) ci stai un pò e forse ricostruisci correttamente la vicenda
    ma se sei un “nativo” e hai fretta magari ti fermi ai primi tre link che franco tanto ama e ti convinci che il presunto “mostro di firenze” è stato condannato a 14 ergastoli, punto
    senza accorgerti che in appello quei 14 ergastoli sono stati annullati e che magari nel frattempo pacciani è pure morto

  15. posso raccontare un episodio “realmente avvenuto” (come si dice in questi casi)?

    Sono stata testimone, in un paio di casi e con persone diverse, delle espressioni di giubilo di alcuni ricercatori che mi comunicavano di aver trovato, su internet, il testamento di mussolini… Su internet.
    Ecco, credo che questa sia clamorosa.

  16. c’è di peggio
    questo è l’esempio di un insulto alla storia
    ma il futuro sarà anche peggiore, cioè la storia di domani perchè sarà infarcita dalle tante “sole”, spesso volutamente false, di oggi
    qualche volta mi viene addirittura voglia: di inventare una notizia di sana pianta (ho abbastanza mestiere per renderla credibile) convinto che in pochi minuti sarebbe condivisa, cioè moltiplicata, fino ad arrivare magari a corriere.it, a quel punto sarebbe diventata realmente una notizia

  17. Posso intervenire con un’opinione da “informatica”? (con una quindi che con internet ci vive e ci ha vissuto non solo dal lato puramente “visivo” ma anche dal punto di vista tecnico e funzionale?)
    Secondo me dipende tanto dall’ignoranza delle persone. Ci sono persone che credono a tutto, indipendentemente da dove arriva la notizia. Internet è un grande contenitore di “notizie” di vario genere, sbagliate, vere, finte, costruite, parteggiate ecc ecc.. Tutto sta avere anche l’occhio a riconoscerle.
    Insomma, il testamento di mussolini… come si fa a credere a una cosa del genere?? Nello stesso modo in cui io mi chiedo costantemente come ci possa essere ancora gente che “crede” alle mail di spam in cui viene chiesto di accedere a un sito e digitare il numero della propria carta di credito e relativo codice…
    Io, se non sono sicura quasi al 100% di quello che faccio, non lo faccio. Se una cosa non mi torna, non mi torna, non è che la prendo per buona.
    Ecco, molta gente va avanti anche se non è sicura, intanto manda e sparge le notizie anche se non sono vere, perché “non si sa mai”. Ma ci sono cose a cui non si può credere, perché sono assurde. Ma sono le persone che non si pongono più il problema della credibilità, non è il problema di internet (se no se è per questo si dovrebbe credere anche a tutti i link che negano l’olocausto ebreo, l’attacco alle torri gemelle, quelli che parlano delle scie chimiche, ecc ecc)…. Mostra tutto
    Insomma, filtriamo le notizie, non siamo spugne.
    Altro esempio? Facebook non rende accessibili le statistiche del proprio profilo a NESSUNO. Ma ogni giorno trovo persone tra i miei contatti che continuano ad aggiungersi a gruppi che promettono di farlo. Se è impossibile è impossibile, c’è una spiegazione tecnica dietro a questo, le statistiche sono tenute conservate in un database inaccessibile, ma puoi anche spiegarglielo in turco, domani si iscriveranno all’ennesimo gruppo che glielo promette. Ci crederanno ancora, è assurdo! Ma funziona così. E con le notizie che gli arrivano dall’esterno (internet e non) si comportano allo stesso modo.

  18. silvia, vedi che allora bisogna avere un cervello da immigrati? il rischio riguarda i nativi che navigano con il pilota automatico: ci sono addirittura bambocci che si sentono blogstar e pretendono di dare lezioni a chi magari in un posto c’è stato…perchè il loro mondo comincia e finisce qui e con un paio di link pensano di poter azzerare tutto

  19. sono molto d’accordo con quanto scritto da silvia, credo che il problema attuale in italia (ma anche all’estero) sia la quasi totale mancanza di spirito critico. E’ sufficiente che chi d… Mostra tuttoà la notizia sia credibile, perché essa diventi “vera”. i criteri di credibilità della fonte primaria – sia essa internet, la tv, un giornale, un professore, un politico – non si sa bene da cosa siano poi dettati: dall’estetica, dal modo di comunicare, dall’essere affabulatori. E’ questo il punto: ormai è sparito lo spirito critico che permette di mettere in dubbio quanto ci viene propinato. Internet forse è più pericoloso perché arriva a più persone. Ma secondo me la tv fa più danni perché, quando arriva, è un mezzo totalizzante, che elimina magicamente qualunque tipo di riflessione privata su quanto ascoltato.

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