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	<title>Dossier</title>
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	<description>Documenti e reportage by Pino Scaccia</description>
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		<title>La strage di Nassiryia</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 23:46:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Undici pagine di verbale. L&#8217;interrogatorio nell&#8217;ambasciata italiana di Baghdad davanti a quattro carabinieri del Ros e un sottufficiale americano. A parlare e&#8217; Said Mahmoud Ubdelaziz Haraz, 36 anni, uno dei colonnelli di al Zarqawi in Iraq. Racconta, nei dettagli, la strage di Nassiryia. Partendo da due premesse inquietanti. L&#8217;idea di attaccare il contingente italiano era &#8230;<p><a href="http://scaccia.wordpress.com/2012/01/24/la-strage-di-nassiryia/" class="more-link">Continua a leggere</a></p><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=scaccia.wordpress.com&amp;blog=10789223&amp;post=402&amp;subd=scaccia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Undici pagine di verbale. L&#8217;interrogatorio nell&#8217;ambasciata italiana di Baghdad davanti a quattro carabinieri del Ros e un sottufficiale americano. A parlare e&#8217; Said Mahmoud Ubdelaziz Haraz, 36 anni, uno dei colonnelli di al Zarqawi in Iraq. Racconta, nei dettagli, la strage di Nassiryia. Partendo da due premesse inquietanti. L&#8217;idea di attaccare il contingente italiano era nata ai primi di ottobre del 2003 ed era diventata operativa dopo il sopralluogo di Said. &#8220;Ci accorgemmo che era molto facile colpire quella caserma in pieno centro della citta&#8217;&#8221;, rivela. L&#8217;attentato era stato programmata per la meta&#8217; di ottobre. A Ramadi furono preparati i due mezzi esplosivi: un&#8217;autocisterna e un&#8217;ambulanza. Partirono insieme ma l&#8217;autocisterna, carica di tre tonnellate e mezzo di esplosivo, fu fermata dalla polizia irakena nei dintorni di Kut. Ecco l&#8217;altra circostanza inquietante. La polizia, racconta Said, chiese diecimila dollari per restituire quel carico. Troppo. Ci furono giorni di trattative finche&#8217; i poliziotti non si accontentarono di molto meno, appena trecento dollari. Cosi&#8217; all&#8217;alba del 12 novembre l&#8217;autocisterna fu riconsegnata ai terroristi, anzi fu proprio un poliziotto a portarla fino al confine della regione di Wasit. Trecento dollari per una strage. A bordo dei due mezzi salirono i martiri prescelti, due ragazzini di vent&#8217;anni: Abu Zubeir al Saudi e Abu Abdallah Orduni. Said controllo&#8217; da lontano l&#8217;ecatombe poi ando’  via, su un autobus di linea. &#8220;L&#8217;obiettivo era piu&#8217; politico che militare &#8211; spiega oggi &#8211; dovevamo colpire gli alleati degli americani, dare un esempio. Lo aveva deciso la &#8220;shura&#8221; , il consiglio dei saggi. Al Zarqawi e&#8217; solo l&#8217;esecutore delle loro decisioni&#8221;.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/scaccia.wordpress.com/402/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/scaccia.wordpress.com/402/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/scaccia.wordpress.com/402/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/scaccia.wordpress.com/402/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/scaccia.wordpress.com/402/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/scaccia.wordpress.com/402/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/scaccia.wordpress.com/402/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/scaccia.wordpress.com/402/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/scaccia.wordpress.com/402/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/scaccia.wordpress.com/402/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/scaccia.wordpress.com/402/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/scaccia.wordpress.com/402/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/scaccia.wordpress.com/402/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/scaccia.wordpress.com/402/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=scaccia.wordpress.com&amp;blog=10789223&amp;post=402&amp;subd=scaccia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Chi ha inventato il web</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 23:39:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[   Il web è nato al Cern, e questo lo sappiamo. Tim Berners-Lee è il suo papà. E questo pure lo sappiamo. Però di papà ce n&#8217;erano due.  Tim e Robert Cailliau. I due si sono trovati a lavorare insieme per qualche strana combinazione. Di Tim non so, Robert era di sicuro in un periodo &#8230;<p><a href="http://scaccia.wordpress.com/2012/01/24/chi-ha-inventato-il-web/" class="more-link">Continua a leggere</a></p><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=scaccia.wordpress.com&amp;blog=10789223&amp;post=397&amp;subd=scaccia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://scaccia.files.wordpress.com/2012/01/cailliau.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-398" title="cailliau" src="http://scaccia.files.wordpress.com/2012/01/cailliau.jpg?w=545" alt=""   /></a>  <a href="http://scaccia.files.wordpress.com/2012/01/tim_berners_lee2_bg.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-399" title="tim_berners_lee(2)_bg" src="http://scaccia.files.wordpress.com/2012/01/tim_berners_lee2_bg.jpg?w=545" alt=""   /></a></p>
<p>Il web è nato al Cern, e questo lo sappiamo. Tim Berners-Lee è il suo papà. E questo pure lo sappiamo. Però di papà ce n&#8217;erano due.  Tim e Robert Cailliau. I due si sono trovati a lavorare insieme per qualche strana combinazione. Di Tim non so, Robert era di sicuro in un periodo professionalmente non felice, era stato messo in un angolo dopo la gestione, non particolarmente felice, di un gruppo che avrebbe dovuto fornire supporto ai sistemi informativi per l&#8217;amministrazione del Cern. Ai tempi io facevo parte di quel gruppo e, anche se non lavoravo alle sue dirette dipendenze, avevo frequenti contatti con lui. A un certo momento, a fronte di scarsi risultati, c&#8217;è stata una ristrutturazione del gruppo e lui è stato messo da parte, a giocare in un laboratorio multimediale, attrezzato con le prime NeXT, nella prima versione, cubo nero. Insieme a Tim. Di lui non so, credo che ci sia stato un percorso analogo, anche se non ho nessuna informazione al riguardo, né a supporto né a confutazione. Fatto sta che i due si sono trovati a lavorare insieme e &#8230; il risultato lo conosciamo. <strong>Renato Brazioli</strong></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/scaccia.wordpress.com/397/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/scaccia.wordpress.com/397/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/scaccia.wordpress.com/397/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/scaccia.wordpress.com/397/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/scaccia.wordpress.com/397/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/scaccia.wordpress.com/397/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/scaccia.wordpress.com/397/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/scaccia.wordpress.com/397/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/scaccia.wordpress.com/397/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/scaccia.wordpress.com/397/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/scaccia.wordpress.com/397/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/scaccia.wordpress.com/397/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/scaccia.wordpress.com/397/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/scaccia.wordpress.com/397/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=scaccia.wordpress.com&amp;blog=10789223&amp;post=397&amp;subd=scaccia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Novi Ligure</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 20:18:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Novi Ligure, febbraio 2001- Credo che oggi sia sabato di carnevale. Per le persone cosidette normali e’ giorno di festa. Ma io mi trovo ancora in un posto dove adesso non c’e’ spazio (ne’ voglia) per la festa.I giovani, in questo paese che geograficamente e’ posto di frontiera, si chiedono perche’ una ragazzina con la &#8230;<p><a href="http://scaccia.wordpress.com/2012/01/24/novi-ligure/" class="more-link">Continua a leggere</a></p><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=scaccia.wordpress.com&amp;blog=10789223&amp;post=395&amp;subd=scaccia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
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<p><em></em><strong>Novi Ligure, febbraio 2001</strong><em>- Credo che oggi sia sabato di carnevale. Per le persone cosidette normali e’ giorno di festa. Ma io mi trovo ancora in un posto dove adesso non c’e’ spazio (ne’ voglia) per la festa.I giovani, in questo paese che geograficamente e’ posto di frontiera, si chiedono perche’ una ragazzina con la faccia d’angelo possa trasformarsi in un demonio. Ottanta coltellate. Prima al fratellino che l’adorava, poi alla madre. I giovani come lei si chiedono se qualche pasticca (perche’ Erika ne prendeva, lo sanno tutti) puo’ combinare questi sballi allucinanti.Gli amici di Omar, il fidanzatino, si chiedono se e’ possibile che per amore di una ragazza si possa davvero arrivare a tanto. Ma sono soprattutto gli adulti a porsi domande. Quali sono le nostre colpe? Dove abbiamo sbagliato se in questo mondo crescono mostri cosi’? Ci ho passato una settimana, davanti quella villetta maledetta. Per ore, dal mattino prestissimo fino al buio fondo. Tutti i giorni da quella notte. Ogni tanto riflettevo, nei momenti di pausa. Cercavo d’infilarmi con gli occhi dentro casa, dietro le tendine chiuse. Cercavo di capire perche’. Cos’era successo. M’immaginavo quella scena tragica, allucinante. Pensavo a una donna che torna a casa con il figlio, ai cani che saluta nel giardino e poi che apre quella porta e non sa ancora che dietro c’e’ sua figlia con il fidanzatino: tutti e due con i guanti e i coltelli in mano pronti a ucciderli, massacrarli. Credo di avere, per mestiere, sufficiente fantasia. E avevo anche cognizioni abbondanti dagli inquirenti. Eppure non riuscivo, non sono mai riuscito, a &#8220;vedere&#8221; fino in fondo la scena. Sapete che ho viaggiato spesso per guerre e disastri, eppure la storiaccia di Novi Ligure mi ha segnato. Ci ha segnato tutti.  </em></p>
</div>
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		<title>Tutte le armi</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 20:15:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le armi leggere pronte a uccidere sono 639 milioni. Altri 8 milioni sono prodotti ogni anno: nel mondo l’industria degli armamenti continua a prosperare, dribblando embarghi e coltivando violenza. L’Italia, denuncia Amnesty, fa la sua parte molto bene in questo commercio. Le pistole italiane hanno addirittura soppiantato la leggendaria Colt, e i prodotti del nostro &#8230;<p><a href="http://scaccia.wordpress.com/2012/01/24/tutte-le-armi/" class="more-link">Continua a leggere</a></p><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=scaccia.wordpress.com&amp;blog=10789223&amp;post=393&amp;subd=scaccia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le armi leggere pronte a uccidere sono 639 milioni. Altri 8 milioni sono prodotti ogni anno: nel mondo l’industria degli armamenti continua a prosperare, dribblando embarghi e coltivando violenza. L’Italia, denuncia Amnesty, fa la sua parte molto bene in questo commercio. Le pistole italiane hanno addirittura soppiantato la leggendaria Colt, e i prodotti del nostro paese convincono dappertutto, al punto che l’anno scorso le vendite sono aumentate del 40 per cento, fino a raggiungere 1,3 miliardi di euro. Non sarà un caso, segnala l’organizzazione umanitaria, se i paesi con maggior spesa destinata alla difesa figurano in fondo alla classifica dell’indice di sviluppo umano. Una fetta di questo arsenale finisce in mano ai bambini soldato (300 mila nel mondo). Se poi per un attimo si lasciano da parte le politiche degli Stati, e si cerca di capire come sono usate le armi &#8220;private&#8221;, salta fuori che le vittime sono molto spesso donne (in Francia e Sudafrica una donna su tre vittima di omicidio è uccisa dal marito) o minori. Negli Stati Uniti il &#8220;diritto di portare armi&#8221; si rifà a un emendamento della Carta costituzionale, ed è uno dei tabù più intoccabili del dibattito politico. Il resto del mondo, però, sembra disponibile a ragionare sull’argomento: il Canada, per esempio, ha introdotto una legge di limitazione al possesso delle armi e ha visto calare subito il numero dei delitti.  Amnesty ha lanciato una campagna per arrivare a un Trattato internazionale entro il 2006, perché questo commercio sia regolamentato in maniera molto più severa.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/scaccia.wordpress.com/393/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/scaccia.wordpress.com/393/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/scaccia.wordpress.com/393/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/scaccia.wordpress.com/393/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/scaccia.wordpress.com/393/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/scaccia.wordpress.com/393/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/scaccia.wordpress.com/393/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/scaccia.wordpress.com/393/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/scaccia.wordpress.com/393/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/scaccia.wordpress.com/393/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/scaccia.wordpress.com/393/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/scaccia.wordpress.com/393/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/scaccia.wordpress.com/393/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/scaccia.wordpress.com/393/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=scaccia.wordpress.com&amp;blog=10789223&amp;post=393&amp;subd=scaccia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Ilaria Alpi</title>
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		<description><![CDATA[Il 1994 e’ stato un anno terribile per i cronisti. Sul muro di Arlington si sono aggiunti oltre cento nomi. Scoppia la guerra in Somalia, una delle piu’ dure, infide. E’ molto pericoloso cercare di capire cosa c’e’ dietro il conflitto. Ilaria Alpi e’ una delle reporter piu’ decise e coraggiose. I traffici illeciti, i &#8230;<p><a href="http://scaccia.wordpress.com/2012/01/24/ilaria-alpi/" class="more-link">Continua a leggere</a></p><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=scaccia.wordpress.com&amp;blog=10789223&amp;post=389&amp;subd=scaccia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size:x-small;"><span style="font-family:Georgia;"><em><a href="http://documenti.files.wordpress.com/2012/01/08051f3f4fb74627f126a5dd25afde45.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-163" title="08051f3f4fb74627f126a5dd25afde45" src="http://documenti.files.wordpress.com/2012/01/08051f3f4fb74627f126a5dd25afde45.jpg?w=545" alt=""   /></a></em></span></span>Il 1994 e’ stato un anno terribile per i cronisti. Sul muro di Arlington si sono aggiunti oltre cento nomi. Scoppia la guerra in Somalia, una delle piu’ dure, infide. E’ molto pericoloso cercare di capire cosa c’e’ dietro il conflitto. Ilaria Alpi e’ una delle reporter piu’ decise e coraggiose. I traffici illeciti, i grandi malaffari. Forse decisivo e’ l’incontro con il sultano del Bosasa che svela probabilmente all’inviata del Tg3 molti segreti sul movimento miliardario dei  rifiuti tossici e delle armi.  L’ultimo appunto trovato sul suo taccuino e’ “nove navi”. Le navi dei veleni. Esattamente Undici anni fa, il 20 marzo del 1994, Ilaria Alpi, 32 anni, romana, e’ con l’operatore Miran Hrovatin, 45. Un gruppo di somali a bordo di un fuoristrada costringe l’auto su cui viaggiano a fermarsi, poi fanno fuoco. Un proiettile colpisce alla tempia Ilaria, una raffica raggiunge Miran. Perche’? Nel luglio scorso sono tornato a Mogadiscio. Sono andato a ritrovare quell’angolo dove ci fu l’agguato a Ilaria e Miran. Per quel delitto e’ stato condannato un ragazzo, Hashi Omar Hassan. Incontro il suo avvocato difensore. Si chiama  Yahya Amir. Mi fa capire che la storia e’ molto piu’ complessa. Dice che Hashi e’ innocente, che e’ stato incastrato. Poi va via. Non ha detto niente, ma è convinto di avere anche detto troppo. M’informo. L’autista di Ilaria e’ morto, mi dicono a una radio locale, per uno strano incidente stradale. Ed e’ morto pure l’amico che l’aveva soccorso. Una scia di morti. Quelli che io chiamo i miei diavoli custodi mi avvertono: “C’e’ una brutta aria. La tribu’ di Hashi vi cerca, vuole rapirvi per scambiarvi con lui”. Giriamo con trenta uomini armati ma contro i signori della guerra non sono niente. Decidiamo di andar via. Convinti che i traffici denunciati da Ilaria continuano a prosperare.</p>
<p><strong>&#8220;L&#8217;esercizio della memoria rinnova ogni volta il dolore ma rafforza il desi</strong><strong>derio di arrivare alla verità, non ad una verità qualunque&#8221; </strong></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/scaccia.wordpress.com/389/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/scaccia.wordpress.com/389/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/scaccia.wordpress.com/389/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/scaccia.wordpress.com/389/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/scaccia.wordpress.com/389/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/scaccia.wordpress.com/389/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/scaccia.wordpress.com/389/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/scaccia.wordpress.com/389/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/scaccia.wordpress.com/389/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/scaccia.wordpress.com/389/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/scaccia.wordpress.com/389/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/scaccia.wordpress.com/389/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/scaccia.wordpress.com/389/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/scaccia.wordpress.com/389/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=scaccia.wordpress.com&amp;blog=10789223&amp;post=389&amp;subd=scaccia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Bologna, 2 agosto 1980</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 18:59:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pinoscaccia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Erano passati pochi minuti e nessuno riusciva a capire. Perché sembrava incredibile. Il boato era stato sentito in ogni angolo della la città. Poi per pochi secondi il silenzio. Ma le voci che lo avevano seguito parlavano di tanti morti: una decina, forse trenta. Una cifra impensabile: trenta morti alla stazione, nel cuore di Bologna, &#8230;<p><a href="http://scaccia.wordpress.com/2012/01/24/bologna-2-agosto-1980/" class="more-link">Continua a leggere</a></p><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=scaccia.wordpress.com&amp;blog=10789223&amp;post=381&amp;subd=scaccia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://scaccia.files.wordpress.com/2012/01/b93c53093b814668f4a85b533276f1c01.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-383" title="b93c53093b814668f4a85b533276f1c0" src="http://scaccia.files.wordpress.com/2012/01/b93c53093b814668f4a85b533276f1c01.jpeg?w=545" alt=""   /></a>Erano passati pochi minuti e nessuno riusciva a capire. Perché sembrava incredibile. Il boato era stato sentito in ogni angolo della la città. Poi per pochi secondi il silenzio. Ma le voci che lo avevano seguito parlavano di tanti morti: una decina, forse trenta. Una cifra impensabile: trenta morti alla stazione, nel cuore di Bologna, nei giorni dell&#8217;esodo d&#8217;agosto. Tutti correvano verso la piazza dilaniata: baristi con il grembiule addosso, cameriere con la divisa di una volta, operai in tuta blu, carabinieri con la cravatta da cerimonia. Per coprire i corpi travolti nel parcheggio dei taxi usavano le tovaglie. E subito l&#8217;incredibile diventava vero: i cadaveri erano decine. Alla fine saranno 85. Quella mattina del 2 agosto 1980, pochi minuti dopo le 10.25 nella piazza della Stazione arrivarono anche Enzo Cicco e Giorgio Lolli, meno di quarant&#8217;anni in due. Arrivarono di corsa, prima delle ambulanze. Da poche settimane i due ragazzi avevano cominciato a collaborare come cameramen per Punto Radio Tv, storica emittente nata da un&#8217;idea di Vasco Rossi e poi acquistata dal Pci. Le loro immagini documentano l&#8217;incredibile: la polvere, il sangue, la disperazione, la rabbia. Ma soprattutto lo stupore per quell&#8217;attentato così mostruoso che aveva sepolto turisti, pendolari, ferrovieri, baristi, ferrovieri. Perché nessuno anche in quei primi istanti ha mai dubitato sulla matrice della strage: l&#8217;odore dell&#8217;esplosivo era inconfondibile. <em>(1.agosto 2007)</em></p>
<p><a href="http://scaccia.files.wordpress.com/2012/01/8f7dc0a925aab7757bb4fd7a0332b4b7.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-384" title="8f7dc0a925aab7757bb4fd7a0332b4b7" src="http://scaccia.files.wordpress.com/2012/01/8f7dc0a925aab7757bb4fd7a0332b4b7.jpeg?w=545" alt=""   /></a>Adesso, 27 anni dopo, History Channel trasmette integralmente i quaranta minuti girati da Cicco e Lolli. &#8220;L&#8217;espresso&#8221; anticipa i minuti iniziali, con le prime registrazioni della sala operativa e poi il sonoro originale dei soccorritori. Un filmato choccante, che costringe lo spettatore a immergersi tra le rovine e i suoni di quel dramma; tutto sembra uscire da un&#8217;atmosfera irreale. Pochi urlano e lo fanno solo per cercare di dare un ordine a quei soccorsi fatti solo di buona volontà; i più sembrano parlare a bassa voce, quasi sussurrare, come se l&#8217;enormità della tragedia gli avesse tolto il respiro. C&#8217;è chi piange, senza riuscire a fermarsi. E una folla crescente di persone che sente il bisogno di fare qualcosa, affrontando a mani nude quella montagna che ha preso il posto della sala di aspetto inghiottendo 85 vite. Da quella di Angela Fresu, che a ottobre sarebbe andata all&#8217;asilo, a quella di Luca Mauri, che forse aveva già comprato la cartella per la prima elementare; da Marina Trolese, di sedici anni che lotterà invano per dieci giorni, a quella di Antonio Montanari, che di anni ne aveva 86 e aveva già visto due guerre prima di venire massacrato da una guerra mai dichiarata.</p>
<p>History Channel manderà in onda questo documento giovedì 2 agosto alle 10.25, nell&#8217;orario esatto dell&#8217;esplosione. È un filmato che costringe a entrare nella polvere, obbligando ogni spettatore a fare i conti con la ferita più profonda nella storia della Repubblica: oggi come allora, le immagini tolgono il fiato. E spingono solo a chiedere: perché?  <strong>Gianluca Di Feo</strong> <a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Le-voci-della-strage/1700988&amp;ref=hpstr1" target="_blank">Il video sull&#8217;Espresso</a></p>
<p><strong><a href="http://scaccia.files.wordpress.com/2012/01/15cf06c139fafa4ecd00238288933c9d1.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-387" title="15cf06c139fafa4ecd00238288933c9d" src="http://scaccia.files.wordpress.com/2012/01/15cf06c139fafa4ecd00238288933c9d1.jpeg?w=545" alt=""   /></a>Ventisette anni fa: 85 morti, 200 feriti.</strong> Due agosto di ventisette anni fa. Stazione ferroviaria di Bologna.Per molti italiani cominciano le ferie estive. Alcuni scelgono le autostrade, pronti ad affrontare interminabili code, stipati tra le lamiere roventi delle automobili. Altri preferiscono il treno. E’ sabato, gli uffici sono chiusi e nemmeno i portici della citta’ medioevale possono assicurare un minimo di refrigerio dal caldo torrido. La stazione e’ dunque gremita di persone che attendono di salire in carrozza sin dalle prime ore della mattina. Alle 10 e 25 pero’ il tempo si ferma.<strong> </strong>Le lancette del grande orologio che faceva affrettare il passo ai viaggiatori in ritardo segnano ancora oggi  quell’ora terribile. Un boato squarcia l&#8217;aria, crolla l&#8217; ala sinistra dell&#8217;edificio: non resta piu’ nulla della sala d&#8217;aspetto di seconda classe, del ristorante, degli uffici del primo piano. Una valanga di macerie si abbatte anche sul treno Adria Express 13534 Ancona-Basilea, fermo sul primo binario. Pochi interminabili istanti: uomini, donne e bambini restano schiacciati. E’ la piu’ grande strage italiana in tempo di pace. Ottantacinque morti, piu’ di duecento feriti. La vittima piu&#8217; piccola e&#8217; Angela Fresu, appena 3 anni, e poi Luca Mauri, di 6, Sonia Burri, di 7, fino a Maria Idria Avati, ottantenne, e ad Antonio Montanari, 86. <a href="http://www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_127992554.html" target="_blank">I familiari: &#8220;Vogliamo la verità&#8221;</a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/scaccia.wordpress.com/381/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/scaccia.wordpress.com/381/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/scaccia.wordpress.com/381/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/scaccia.wordpress.com/381/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/scaccia.wordpress.com/381/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/scaccia.wordpress.com/381/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/scaccia.wordpress.com/381/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/scaccia.wordpress.com/381/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/scaccia.wordpress.com/381/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/scaccia.wordpress.com/381/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/scaccia.wordpress.com/381/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/scaccia.wordpress.com/381/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/scaccia.wordpress.com/381/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/scaccia.wordpress.com/381/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=scaccia.wordpress.com&amp;blog=10789223&amp;post=381&amp;subd=scaccia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Moro, il crocevia di tutti i misteri italiani</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 18:53:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sembra ieri, sono passati trent&#8217;anni. Molto è cambiato da allora, ma ancora restano tutti i misteri. Dopo infiniti processi ancora non sappiamo quanti erano a via Fani (e chi), ancora non sappiamo chi ha fisicamente ucciso Moro nè soprattutto chi lo ha ordinato, ancora non sappiamo quali siano stati i legami con il mondo politico &#8230;<p><a href="http://scaccia.wordpress.com/2012/01/24/moro-il-crocevia-di-tutti-i-misteri-italiani/" class="more-link">Continua a leggere</a></p><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=scaccia.wordpress.com&amp;blog=10789223&amp;post=377&amp;subd=scaccia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://scaccia.files.wordpress.com/2012/01/cc41da4a770371e531b7ce84379e2a31.jpeg"><img class="alignnone size-full wp-image-378" title="cc41da4a770371e531b7ce84379e2a31" src="http://scaccia.files.wordpress.com/2012/01/cc41da4a770371e531b7ce84379e2a31.jpeg?w=545" alt=""   /></a></p>
<p><strong>Sembra ieri, sono passati trent&#8217;anni. Molto è cambiato da allora, ma ancora restano tutti i misteri. Dopo infiniti processi ancora non sappiamo quanti erano a via Fani (e chi), ancora non sappiamo chi ha fisicamente ucciso Moro nè soprattutto chi lo ha ordinato, ancora non sappiamo quali siano stati i legami con il mondo politico e se le brigate rosse erano strumentalizzate. Ricordo che feci la domanda diretta a <a href="http://pinoscaccia.splinder.com/post/595714/Brigate+Rosse%3A+quando+parleran" target="_blank">Valerio Morucci</a> e lui letteralmente scappò. E Moretti, voi sapete dove sta Moretti? Puntualmente, ad ogni anniversario,  c&#8217;è la sfilata <a href="http://www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_72384624.html" target="_blank">istituzionale</a>, ma il buio e lo sconforto di quel giorno in via Caetani restano drammaticamente intatti. L&#8217;immagine straziante di quell&#8217;uomo dalla frezza bianca riverso esanime dentro il bagagliaio di un&#8217;auto popolare continua a emanare fantasmi. Non nascerà mai una nuova Italia se non si daranno nomi a quei fantasmi.  </strong><a href="http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/specialied/visualizza_new.html_20901098.html" target="_blank">Via Caetani, trent&#8217;anni fa</a><strong> </strong></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/scaccia.wordpress.com/377/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/scaccia.wordpress.com/377/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/scaccia.wordpress.com/377/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/scaccia.wordpress.com/377/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/scaccia.wordpress.com/377/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/scaccia.wordpress.com/377/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/scaccia.wordpress.com/377/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/scaccia.wordpress.com/377/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/scaccia.wordpress.com/377/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/scaccia.wordpress.com/377/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/scaccia.wordpress.com/377/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/scaccia.wordpress.com/377/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/scaccia.wordpress.com/377/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/scaccia.wordpress.com/377/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=scaccia.wordpress.com&amp;blog=10789223&amp;post=377&amp;subd=scaccia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Kennedy, il quarto sparo</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 18:49:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pinoscaccia</dc:creator>
				<category><![CDATA[omicidio kennedy]]></category>

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		<description><![CDATA[Venerdì 22 novembre 1963. In quel maledetto mezzogiorno da cani a Dallas, c&#8217;era un cecchino anche sulla collinetta erbosa. D. B. Thomas, uno dei massimi esperti dell&#8217;assassinio del presidente John Fitzgerald Kennedy, non ha più dubbi. E può dimostrare la sua teoria con un&#8217;attendibilità altissima, tanto che la quota di certezza è del 96,3 %. &#8230;<p><a href="http://scaccia.wordpress.com/2012/01/24/kennedy-il-quarto-sparo/" class="more-link">Continua a leggere</a></p><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=scaccia.wordpress.com&amp;blog=10789223&amp;post=371&amp;subd=scaccia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-family:Georgia;">Venerdì 22 novembre 1963. In quel maledetto mezzogiorno da cani a Dallas, c&#8217;era un cecchino anche sulla collinetta erbosa. D. B. Thomas, uno dei massimi esperti dell&#8217;assassinio del presidente John Fitzgerald Kennedy, non ha più dubbi. E può dimostrare la sua teoria con un&#8217;attendibilità altissima, tanto che la quota di certezza è del 96,3 %. Con uno studio scientifico, pubblicato dalla prestigiosa rivista &#8220;Science and Justice&#8221;, che analizza la &#8220;colonna&#8221; dei rumori registrata dai due canali radio della polizia, Thomas svela un &#8220;quarto sparo&#8221;. Quello letale che fece esplodere la testa dell&#8217;inquilino della Casa Bianca. Un proiettile che non proveniva dal deposito dei libri scolastici posto alle spalle rispetto alla marcia della Lincoln presidenziale, ma di fianco, dal poggio erboso. E&#8217; la conclusione che, disperatamente e invano, il procuratore di New Orleans, Jim Garrisson tentò, dal 20 gennaio al 1 marzo 1969, di provare in tribunale. La sua indagine, coraggiosa e pericolosa, è stata ricostruita, nel 1991, nelle sequenze di &#8220;JFK&#8221;, il capolavoro di Oliver Stone.</span></div>
<div><span style="font-family:Georgia;">La morte di Kennedy è il grande mistero americano. Mai esorcizzato non soltanto per una questione di paranoia, ma perché la commissione Warren non ha mai convinto l&#8217;opinione pubblica. Il suo dispositivo finale indicava in Lee Harvey Oswald l&#8217;unico e folle colpevole. Tre colpi con fucile squinternato e celebre per la sua bassissima affidabilità di precisione, in un lasso di tempo tanto stretto, avrebbero dovuto ferire non soltanto Kennedy, ma anche il governatore del Texas Connoly e un cittadino che assisteva alla sfilata dall&#8217;imbocco del sottopassaggio sulla Dealay Plaza. Una valutazione contraddetta, secondo la scansione matematica dei secondi (poco più di 6) impiegati per mirare, caricare e tirare, dalle immagini del film amatoriale del sarto Zapruder. La commissione Warren così inventò la &#8220;pallottola magica&#8221;: se un colpo era andato a vuoto (ghermendo il testimone) e un altro aveva centrato, alla nuca, il capo di Kennedy, quello rimanente aveva osservato una traiettoria tanto tortuosa quanto incredibile, lacerando la schiena di Kennedy, uscendo dalla sua gola per poi cogliere il corpo del governatore. Una menzogna sfacciata, ma per anni i fotogrammi di Zapruder restarono confinati in una cassaforte e soltanto Garrison ottenne, con un&#8217;ingiunzione, la prima proiezione in pubblico nell&#8217;aula di New Orleans. I giurati, come ammisero dopo la sentenza nelle interviste permesse dalla legge della Louisiana, erano d&#8217;accordo sulla congiura, ma deliberarono su un verdetto di non colpevolezza perché non erano affatto sicuri del coinvolgimento dell&#8217;imputato, l&#8217;uomo d&#8217;affari e agente della Cia, Clay Shaw.<br />
Jim Garrison durante la sua requisitoria aveva ammonito: L&#8217;analisi di D. B. Thomas arriva alle stesse conclusioni e su basi prettamente scientifiche, facendo piazza pulita sia dell&#8217;ipotesi di una commissione della Camera dei Deputati (che, nonostante si fosse espressa già nel 1979 per la congiura, ritenne il quarto sparo ininfluente, avendo probabilmente fallito la macchina già partita a gran velocità) sia del referto degli scienziati della National Academy of Science (secondo i quali la radio della polizia aveva amplificato solo disturbi di ricezione). Tesi sospette che ricordano non soltanto la deriva immaginifica della commissione Warren, ma anche la strana e frettolosa autopsia del cadavere del presidente con gli appunti dei pataloghi distrutti e la sparizione di quanto restava del cervello di Kennedy.</span></div>
<div><span style="font-family:Georgia;">Ricordiamo la ricostruzione dell&#8217;agguato secondo Garrison: furono almeno sei gli spari e da tre diverse postazioni. Il primo mancò il bersaglio, il secondo colpì Kennedy alla gola dal davanti, il terzo lo raggiunse alla schiena, il quarto toccò a Connoly, il quinto, rimbalzando sull&#8217;asfalto, sfiorò la guancia dello spettatore Tague in piedi all&#8217;ingresso del tunnel, il sesto, esploso dalla collinetta erbosa, produsse la ferita mortale alla testa, spingendo il presidente indietro e a sinistra, con un movimento (filmato da Zapruder) come soltanto un impatto frontale può generare. Non c&#8217;è contraddizione sostanziale tra Thomas e Garrison: conta l&#8217;aver superato la fatidica soglia dei tre proiettili e dunque l&#8217;impossibilità di Osvald (o di chi si era appostato nel deposito) di essere l&#8217;unico killer.</span></div>
<div><span style="font-family:Georgia;">E allora, se il &#8220;come&#8221; dell&#8217;assassinio venisse ribaltato, resterebbero da chiarire il chi e il perché. Secondo Jim Garrison, il colonnello Leroy Fletcher Prouty (il &#8220;mister X&#8221; in carne ed ossa del film di Stone) e la maggioranza dei &#8220;complottisti&#8221; si sarebbero trattato di un vero e proprio golpe dell&#8217;apparato militare-industriale ( il &#8220;cartello&#8221; affaristico-ideologico denunciato come insidioso nemico interno della democrazia americano nel discorso d&#8217;addio alla Casa Bianca del presidente Dwight David Eisenhower, certamente non sospettabile di odio verso l&#8217;esercito) per impedire a Kennedy di ritirarsi dal Vietnam e dunque di far abortire una guerra che avrebbe prodotto un giro di speculazioni in armamenti da miliardi di dollari. Una congiura alla quale parteciparono la Cia, la mafia, l&#8217;Fbi e i poteri forti economici e politici. Un regicidio in piena regola che se appurato, al di là di ogni ragionevole interrogativo, porterebbe a una sconvolgente dimensione con gravissimi dubbi sulla leggittimità costituzionale dei successori di Kennedy, da Johnson a Bush Jr. Al confronto, i brogli elettorali in Florida sarebbero una comica. <strong>Natalino Bruzzon</strong></span></div>
<div></div>
<div><a href="http://scaccia.files.wordpress.com/2012/01/ed4a56e2da760b5c0c4e9f663516624f.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-375" title="ed4a56e2da760b5c0c4e9f663516624f" src="http://scaccia.files.wordpress.com/2012/01/ed4a56e2da760b5c0c4e9f663516624f.jpeg?w=545" alt=""   /></a>C’è un’altra verità, come tanti sospettano, dietro l’uccisione di Robert F.Kennedy, avvenuta in un hotel di Los Angeles nel giugno del 1968? Alcuni periti balistici pensano di sì. Kennedy, sostengono, sarebbe stato colpito da una seconda persona appostata alle sue spalle e non da Shiran Shiran, l’uomo condannato all’ergastolo per il delitto. La teoria – non nuova &#8211; è stata illustrata durante un congresso svoltosi nel Connecticut. Un perito balistico, Robert Joling, che ha indagato per 40 anni sull’attentato, è giunto alla conclusione che il colpo fatale non poteva venire dalla pistola di Shiran che si trovava davanti al bersaglio e che, stando alle testimonianze, non si sarebbe mai avvicinato alla vittima. E’ invece più probabile che un secondo tiratore abbia sorpreso il senatore sparando da una posizione defilata e alle spalle. L’autopsia ha infatti confermato che tre colpi hanno raggiunto Kennedy da dietro con una traiettoria dal basso verso l’alto e da destra verso sinistra. Inoltre il proiettile fatale sarebbe stato esploso vicino all’orecchio: infatti ha lasciato una traccia di bruciatura.C’è un’altra verità, come tanti sospettano, dietro l’uccisione di Robert F.Kennedy, avvenuta in un hotel di Los Angeles nel giugno del 1968? Alcuni periti balistici pensano di sì. Kennedy, sostengono, sarebbe stato colpito da una seconda persona appostata alle sue spalle e non da Shiran Shiran, l’uomo condannato all’ergastolo per il delitto. La teoria – non nuova &#8211; è stata illustrata durante un congresso. Un altro esperto, Philip Van Praag, esaminando un nastro registrato da un giornalista canadese al momento dell’agguato, ha determinato che sarebbero stati esplosi almeno 13 colpi mentre l’arma di Shiran ne poteva contenere solo otto. Van Praag ha aggiunto che la seconda arma poteva appartenere ad un agente della scorta, il quale interrogato aveva fornito una versione poco plausibile. Le ricostruzioni dei due «tecnici» potrebbero riaccendere le polemiche sull’indagine. La tesi ufficiale del coinvolgimento del solo Shiran non ha mai convinto del tutto e ciò ha alimentato molte teorie su chi avesse organizzato il complotto: dalla mafia agli avversari politici. Un mistero fitto quanto quello dell’assassinio del fratello John a Dallas. Anche nell’uccisione del presidente è probabile che i killer fossero diversi, appostati in modo da poter aprire il fuoco su ogni lato del corteo.</div>
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		<title>Colombia, una terra sempre in guerra</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 18:08:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pinoscaccia</dc:creator>
				<category><![CDATA[colombia]]></category>

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		<description><![CDATA[Bogotà, 2000 Non è facile entrare al Cartucho. Molto più difficile uscirne. Siamo nel quartiere più duro di Bogotà in quello che alla polizia colombiana chiamano il giorno della grande illusione. L&#8217;ultimo tentativo cioè di liberare la parte orientale della città dai disperati che l&#8217;hanno occupata, violata, incenerita, umiliata. Ore di battaglia, sassi contro manganelli. &#8230;<p><a href="http://scaccia.wordpress.com/2012/01/24/colombia-una-terra-sempre-in-guerra/" class="more-link">Continua a leggere</a></p><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=scaccia.wordpress.com&amp;blog=10789223&amp;post=367&amp;subd=scaccia&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Bogotà, 2000</p></blockquote>
<p><a href="http://scaccia.files.wordpress.com/2012/01/f94cd8a59039173ca861227be63e4b57.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-368" title="f94cd8a59039173ca861227be63e4b57" src="http://scaccia.files.wordpress.com/2012/01/f94cd8a59039173ca861227be63e4b57.jpeg?w=545" alt=""   /></a>Non è facile entrare al Cartucho. Molto più difficile uscirne. Siamo nel quartiere più duro di Bogotà in quello che alla polizia colombiana chiamano il giorno della grande illusione. L&#8217;ultimo tentativo cioè di liberare la parte orientale della città dai disperati che l&#8217;hanno occupata, violata, incenerita, umiliata. Ore di battaglia, sassi contro manganelli. Poi l&#8217;ennesima resa delle forze dell&#8217;ordine. A due passi dall&#8217;inferno c&#8217;è la Calle 26, l&#8217;arteria principale della capitale che taglia in due la città, quasi un osservatorio permanente sulla Colombia che cambia.<br />
Tenente Saul Lopez:&#8221;<em>Qui la violenza è radicata, difficile da estirpare. E&#8217; sicuramente un problema sociale prima che di ordine pubblico. Ma piano piano il Paese sta alzando la testa, cerchiamo tutti insieme di risolvere i problemi economici che sono il vero dramma della Colombia. Certo è una guerra e vogliamo vincerla, ma noi poliziotti da soli non possiamo farcela&#8221;. </em><br />
&#8220;El Cartucho&#8221; è solo una faccia della Colombia. La faccia della guerra: antica, dolorosa, infinita . Per capire se e quando la guerra finirà, ecco la storia di un viaggio all&#8217;interno del pianeta Colombia, un Paese di clamorose contraddizioni. Felice e insaguinato, ricchissimo e poverissimo, con gente molto civile e criminali spietati. Un Paese che è il crocevia e insieme il simbolo mondiale della droga, ma dove nessuno si droga.<br />
Il nostro viaggio comincia naturalmente da Bogotà, la capitale, una megalopoli (sei milioni di abitanti) con grattacieli e baracche: quasi la sintesi di questa Colombia a due facce. La guerra. Tante guerre. Prima quella politica, combattuta con l&#8217;ostinazione di una faida. Poi la guerriglia e soprattutto i narcos. Trentamila morti l&#8217;anno. Quanti morti. Troppi. Povera Colombia, da cinquant&#8217;anni in trincea. Una terra bellissima dove la &#8220;violencia&#8221; è mitica, selvaggia, naturale. Ci sono tanti detti fra questa gente, come per tutti i fantasiosi popoli sudamericani, ma uno li riassume tutti ed è drammatico: con il &#8220;plomo&#8221; o con il &#8220;plata&#8221;, cioè con il piombo o con il denaro. Come dire che non c&#8217;è via d&#8217;uscita: o si corrompe o si uccide, comunque la legge è quella della violenza. E&#8217; una giornata di lavoro pesante, anche oggi per i poliziotti. Quelli puliti, che sono rimasti dopo il repulisti. In due anni ne sono stati cacciati quasi quattromila, pensate. Tutti al soldo dei narcos. Fa caldo, anche se siamo oltre i tremila metri. Si fatica a respirare. Ancora un volo, in elicottero. Bisogna colpire dall&#8217;alto. La squadra speciale antinarcos oggi è sopra un campo di amapola a Santander de Quilichao. Anche questo distrutto. Si va avanti. Bisogna continuare a colpire, senza soste. L&#8217;operazione riguarda adesso i laboratori di cocaina. C&#8217;e&#8217; la polvere già pronta ma questa per fortuna non arriverà mai ad incrementare il mercato della morte bianca. I tredicimila consumatori di cocaina nel mondo. Un flagello.<br />
Siamo a Guacamaya. Sono arrestati tutti quelli che lavorano. Non si sorprendono più di tanto. Se lo aspettavano. Come adesso aspettano che i boss del traffico li tirino fuori del carcere, appena possibile. Il gioco è questo, da sempre. Con il piombo o con il denaro. Se vi sembra un gioco. Chi combatte i narcos deve essere preparato, e duro, come loro. Queste sono immagini inedite: un campo di addestramento segreto delle squadre speciali. I superpoliziotti colombiani sono 2500, preparatissimi, ben pagati. L&#8217;operazione costa molto : un miliardo di lire l&#8217;anno, una cifra enorme per un Paese in grave crisi economica. Ma il governo sa pure che questa è la battaglia da vincere.<br />
Il capo della polizia antinarcotici è il colonnello Leonardo Gallego. Figura popolarissima da queste parti. Il nemico numero uno dei trafficanti: un ruolo che il comandante ama e non lo nasconde. Un pizzico di megalomania non cancella però risultati eccellenti. Col. Leonardo Gallego &#8211; comandante antinarcotici: &#8220;Certo che sono il nemico dei narcos. Da quando dirigo la squadra, ne ho arrestati mille e quattrocento. Ho ridotto le coltivazioni del settanta per cento. Ed è solo l&#8217;inizio. <em>Ci stiamo preparando per il colpo finale e loro lo sanno. Una cosa è certa. Abbiamo disarticolato tutta l&#8217;organizzaizone. I grandi cartelli non esistono più, da anni. Prima l&#8217;uccisione del superboss storico, Pablo Escobar, poi la cattura anche di quelli che l&#8217;avevano sostituito, i fratelli Orrequella. Cosi prima abbiamo distrutto Medellin poi anche Cali. Adesso c&#8217;è una serie di &#8216;cartellini&#8217;, almeno un centinaio, agguerriti sicuramente ma tutti indipendenti e quindi non forti. Bisogna dar atto al governo della Colombia della grande volontà di sconfiggere questa piaga che insanguina e umilia il nostro Paese. E&#8217; un impegno pesante, ma è anche evidente che la Colombia non può combattere questa grande battaglia da sola. Qui, è vero, si producono le foglie ma senza i precursori chimici non potrebbero mai diventare cocaina. E quelli vengono dall&#8217;Europa,dagli Stati Uniti, dai Paesi industrializzati. Forse la colpa non è tutta nostra</em>&#8220;.<br />
I fratelli Orrequella, gli ultimi boss, sono rinchiusi alla &#8220;Modelo&#8221;. Ironico paradosso per chiamare uno dei più terribili carceri del mondo. Non è facile spiegare. Per dare un&#8217;idea diciamo che quando un recluso è destinato alla &#8220;Modelo&#8221; dice, assolutamente senza ironia: &#8220;Vado all&#8217;inferno&#8221;. Entriamo anche noi all&#8217;inferno. Un carcere nato per tremila detenuti, ne ospita quasi il doppio. Siamo ancora nel cortile del carcere quando arrivano altri detenuti. Ne arrivano, ci dicono, a decine, ogni giorno. Non dovrebbe esserci più posto, da tempo, ma nessuno li rifiuta. La situazione è sempre più infernale. Ci sono anche tanti italiani. Ventotto. Alcuni sono nel patio 1, il reparto di massima sicurezza. Non ci fanno entrare perchè anche oggi ci sono stati -ci dicono in direzione- due tentativi di evasione. E non ci dicono invece quello che ci sussurrano i detenuti: che ci sono stati anche due omicidi, la solita media giornaliera. Una tragica prassi, insieme alle rapine e ai soprusi di chi comanda, ci confida un italiano che preferisce non farsi vedere perchè in carcere si sa tutto e se sanno che ha parlato&#8230; Ci racconta anche che alla faccia della sicurezza, tutti hanno pistole in tasca e telefoni cellulari, pagano milioni per le feste dentro la cella e insomma comandano loro. Tanto è vero che ogni tre mesi alla &#8220;Modelo&#8221; cambia il direttore. Insistiamo per entrare con la telecamera. Impossibile: loro non vogliono. Cioè non vogliono i boss. Ma con la direzione arriviamo a un accordo: ci daranno le immagini. Ed ecco dunque documentata la storia dell&#8217;ennesimo tentativo di fuga. Due tunnel quasi completati che portano all&#8217;esterno. Se davvero comandano loro, perchè allora le evasioni non riescono? chiediamo. Perchè forse si sta meglio qua dentro che fuori, ci rispondono. Figuratevi fuori. Ma è solo una battuta. Il giorno dopo l&#8217;evasione riesce. Scappa un&#8217;intera banda, in quindici, agli ordini di un piccolo boss, Elver Cubillos. Una fuga costata tre morti.<br />
Massimiliano Fodarella è uno dei ventotto italiani rinchiusi nel carcere di Bogotà. Ex carabiniere, chiamato da tutti Max, lui non ha paura di parlare anche perchè, ci spiegano gli altri, lui è un uomo di rispetto qua dentro. Arrestato con altri quattro con venti chilogrammi di cocaina, è stato condannato a otto anni di carcere. Parla per dichiarare la sua innocenza. Lui non è un narcotrafficante, giura, anche se forse adesso dovrà diventarlo. Ed è l&#8217;aspetto più inquietante del suo racconto. Il giorno dopo visitiamo un altro carcere di Bogotà, quello femminile. Le detenute italiane sono tre. Una si chiama Angela e rischia molti anni di reclusione. E&#8217; stata arrestata con Max e preferisce il silenzio. Le altre due hanno voglia di parlare, anche se ci chiedono di non sbandierare le loro facce perchè a casa, in Italia, tutte e due hanno figli e rischiano di perderli. Queste dunque sono le storie di Miriam e Linda.<br />
Miriam è di Verona, trent&#8217;anni di una vita sciagurata e sfortunata. Dovrà passare altri cinque anni in carcere. E&#8217; stata presa con un chilo e mezzo di cocaina all&#8217;aeroporto di Bogotà, a metà luglio, il giorno prima del suo compleanno. Non nega di essere una &#8220;mula&#8221;, una corriera della droga. Ha un figlio in Italia e un altro in Colombia.<br />
Linda ha l&#8217;aspetto e soprattutto l&#8217;età di una bambina. Anche se è già mamma. Anche lei è stata presa con la droga (quasi mezzo chilo) all&#8217;aeroporto. L&#8217;aveva indosso ma ha negato ogni responsabilità ed è ancora in attesa di giudizio. Di origini somale, ha la pelle scura ma è nata e cresciuta a Roma. &#8220;Fai conto che sono un pò abbronzata&#8221; riesce ancora a scherzare. Quando Linda ci saluta, piangendo perchè ci ha appena fatto vedere le foto del suo bambino, ci fa con un pizzico di rabbia: &#8220;<em>Chiamami 55597, Ormai sono solo un numero, come tutte qua dentro</em>&#8220;.<br />
Per tutti questi numeri tristi e disperati, oggi alla &#8220;Buen Pastor&#8221; hanno inventato una festa. Si canta, si balla, rigorosamente fra detenute. Alla nostra meraviglia risponde la responsabile del programma di riabilitazione, che è poi anche la figlia del ministro della giustizia. Patricia Guellard &#8211; riabilitazione detenute: &#8220;<em>So che non è facile regalare un momento di serenità a queste ragazze cosi sole e cosi provate, ma noi tentiamo , proviamo cioè a creare almeno per un pomeriggio l&#8217;illusione di normalità. Perchè ancora non sapete qual è la vera, grande sorpresa della festa</em>&#8220;. Ci mettiamo poco a scoprirlo. Bastano le urla delle detenute. Hanno organizzato uno spettacolo che in Colombia è trasgressivo anche fuori di queste mura drammatiche. Uno strip maschile. Ci sono tutte. In prima fila c&#8217;è Natalia, vita disgraziata, l&#8217;ultimo &#8211; in neppure vent&#8217;anni di vita- di quattro arresti a New York piena di cocaina, una corriera della droga famosa e temuta, ma soprattutto bella, tanto che per tutti è ormai &#8220;miss carcere&#8221;.<br />
Ed ecco di nuovo la Colombia dalle mille facce, la terra delle contraddizioni. Un carcere dove c&#8217;è chi fa festa e dove, come al patio 2, il più infernale di tutti, restano chiuse ragazze ridotte come bestie. E&#8217; vera forse la festa ma purtroppo è sicuramente vera, e triste, quest&#8217;altra vita, senza mai vedere il sole , nè un sorriso. I corrieri della droga. In Colombia escono tonnellate e tonnellate di sostanze stupefacenti, soprattutto di cocaina, ogni giorno. Sulle navi e su piccoli aerei da turismo. Solo una minima parte passa con i &#8220;muli&#8221;, i corrieri: una tonnellata su seicento. Eppure sono sempre solo loro ad essere arrestati, nonostante i meccanismi cambino continuamente, per eludere i controlli. Ma è molto facile da queste parti trovare altri &#8220;muli&#8221;, ci spiega il difensore d&#8217;ufficio di numerosi narcopostini, avv.Plinio Chaparro.<br />
- Come avviene il passaggio?<br />
&#8220;<em>Bisogna pensare che le persone povere qui in Colombia sono moltissime. E i narcos sanno bene dove e da chi andare per arruolare corriere. E&#8217; una negoziazione: loro offrono soldi per portare droga e trovano tanti disgraziati che accettano</em>&#8220;.<br />
- Quanto vale un chilo di cocaina per un corriere?<br />
<em>&#8220;Un chilo di cocaina vale cinquemila dollari</em>&#8220;.<br />
- Ci sono sempre piu&#8217; stranieri fra i corrieri.<br />
&#8220;<em>Sì, molti. Italiani, spagnoli, tanti europei</em>&#8220;.<br />
- E perchè stranieri?<br />
&#8220;<em>Perchè sono meno controllati dei colombiani. E&#8217; più facile</em>&#8220;.<br />
Una delle battaglie più difficili è quella contro i guerriglieri. Il fatto nuovo è che c&#8217;è un patto fra la guerriglia e i narcos. Anzi, i fatti nuovi sono due. La novità è anche che la Colombia, da centrale di smistamento della droga, si è ormai trasformata in Paese produttore, sostituendo Perù e Bolivia annientate dall&#8217;azione dura, incisiva, costante delle Nazioni Unite. Il mercato si è spostato dunque più a nord, in Messico. Ma l&#8217;offensiva della società civile continua. Pino Arlacchi, direttore del programma antinarcotici delle Nazioni Unite, è venuto in Colombia per tentare un accordo. Stava per incontrare il capo del Farc, l&#8217;inafferrabile Marulanda (eccolo in una rarissima immagine), quando l&#8217;omicidio di tre cittadini statunitensi ai confini con il Venezuela , ha bloccato tutto. Perchè gli stessi guerriglieri hanno ammesso la responsabilità della strage. Non si può trattare con chi uccide. Sicuramente però bisogna andare avanti.<br />
Chi sono i guerriglieri? Sono i responsabili, in gran parte, del sangue in Colombia. Cifre impressionanti. Ogni anno: trentamila omicidi e 2500 sequestri di persona a scopo d&#8217;estorsione. Colpiti soprattutto gli stranieri, in grado di pagare. Tempo medio di un sequestro: sei-sette mesi. Il riscatto in genere intorno ai trecento milioni di lire. Attualmente i sequestrati in mano dei guerriglieri sono diciannove. Tre italiani. Raccogliamo la storia di Danilo Conta. Quasi cinquantenne, trentino, piccolo imprenditore della ristorazione, Conta è stato rapito una sera d&#8217;estate di due anni fa in una villetta nel dipartimento di Caldas e rilasciato per cento milioni di lire dopo sette mesi di prigionia. Esattamente 219 giorni passati sulle Ande con il nono fronte del Farc. I guerriglieri sono circa trentamila. La metà milita nel Farc (forze armate colombiane) divise in una settantina di divisioni. Danilo Conta in quei mesi sulla montagna ha perso trenta chili. Un&#8217;esperienza drammatica e pesante che serve anche a capire chi sono i guerriglieri, i banditi-campesinos. &#8220;<em>Tutti bambini. Gli ho anche insegnato a leggere e scrivere</em>&#8220;.Danilo Conta non è fuggito, come hanno fatto altri. Non è scappata neppure una signora coraggio che incontriamo a Bogotà. Gli obiettivi dei narcos sono i poliziotti, i giudici e spesso i giornalisti che denunciano le collusioni. Il maggiore quotidiano della capitale, &#8220;El Espectador&#8221; è da anni sotto tiro: sei redattori sono stati uccisi e anche il direttore Guillermo Cano, il primo ad attaccare Escobar. Incontriamo la sua vedova. Anamaria Cano: &#8220;<em>La mia vita oggi è molto agitata. Come si fa a pensare di rischiare la vita per un articolo o un titolo. Non sono coraggiosa, ma bisogna fare qualcosa&#8221;. Anamaria Cano in realtà è molto forte perchè ha il coraggio del pudore. Quasi piangendo, di nascosto, ci confida un desiderio. D&#8217;incontrare per una volta i criminali. Per chiedergli perchè. Il perchè di tutta questa violenza, dell&#8217;odio. Per chiedergli come fanno a dormire. Soprattutto per chiedergli se un giorno smetteranno&#8221;</em>.<br />
Per capire qualcuno di questi perchè, visitiamo Medellin, la città di Pablo Escobar, un analfabeta ladro di biciclette che è riuscito, fino a quando non è stato ucciso, a trasformare piccoli traffici di disperati in un malaffare universale. Medellin, piccola capitale seduta sull&#8217;equatore a quasi duemila metri d&#8217;altezza, si vede che è cresciuta troppo in fretta. In mezzo secolo da trentamila a due milioni di abitanti. Il nord è a sud e il sud a nord: in questa terra capricciosa insomma lo sviluppo è nato a meridione e lì stanno i ricchi. Anzi, straricchi perchè chi fa soldi con la coca ne fa tanti. Qui a &#8220;El poblado&#8221;, la zona residenziale, si dice che non ci sia un mattone che non trasudi di polvere bianca. E guai a chi parla male del &#8220;doctor Pablo&#8221; sul quale fioriscono leggende come se fosse stato un eroe e c&#8217;è chi giura che in realtà sia ancora vivo.Certamente il suo fantasma aleggia ancora sul quartiere di Aranquez, nella parte nord di Medellin, regno indiscusso dei sicarios. Tutti giovanissimi, massimo sedici anni. Uccidono per venti dollari e dopo ogni omicidio vanno in chiesa a mettere un cero. Ci sono ragazzi che a vent&#8217;anni hanno già più di cento omicidi sulla coscienza. Dicono che Pablo Escobar sia stato venduto da quelli di Cali, terza città della Colombia, clima e atmosfera tropicali, dominata dai fratelli Gilberto e Miguel Orrequella. Questa era la loro fortezza nella &#8220;Ciudad Jardin&#8221;, la città giardino. Anche loro l&#8217;hanno pagata : un pentito li ha traditi in cambio di clemenza davanti a un tribunale di Miami. Ma forse comandano ancora, dal carcere di Bogotà. Una sera a Cali conosciamo Francisco, un ex grande musicista jazz. Da quando il bazuco gli ha devastato il cervello suona con i ragazzini per strada. Il bazuco è una droga micidiale perchè è poverissima, per disperati: resti di cocaina, resti di marijuana, polvere di cemento addirittura. Siamo al &#8220;barrjo d&#8217;invasion&#8221;, letteralmente il quartiere occupato, una baraccopoli dove è impossibile un censimento ma dove si presume vivano cinquecentomila persone. Vivere è un modo di dire. Anche se nessuno rinuncia alla &#8220;buglia&#8221;, al baccano, alla festa. Basta passare un ponticello e ti ritrovi all&#8217;inferno: eppure qui la gente finge di vivere una vita normale. Fra le baracche scopriamo cinque discoteche e addirittura due &#8220;amablados&#8221;, due bordelli. Ma anche una chiesa, con un missionario coraggioso, padre Mario. Eccola dunque la Colombia. La terra degli smeraldi e delle orchidee: potrebbe essere ricca e serena, e invece continua a piangere.<br />
Il nostro viaggio finisce vicino al Magdalena, un fiume grande quanto il Danubio, pieno di storie e di leggende, che Simon Bolivar scelse per l&#8217;ultimo viaggio. E fra le tante storie che si raccontano da queste parti ce ne sono molte che parlano di speranza. Non ci sembra giusto non renderne conto. E il nostro viaggio ci sembra realmente concluso solo fra queste facce giovanissime e belle che illumineranno il domani della Colombia. Come per dire che questo Paese non si rassegna. E vuole vivere.</p>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 23:01:52 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://scaccia.files.wordpress.com/2012/01/f5b1264fe70b313046ee21564f89eaf0.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-365" title="f5b1264fe70b313046ee21564f89eaf0" src="http://scaccia.files.wordpress.com/2012/01/f5b1264fe70b313046ee21564f89eaf0.jpg?w=545" alt=""   /></a>Il mio viaggio ad Auschwitz, dieci anni fa</strong>. Tutto e&#8217; come allora, cinquant&#8217;anni fa. All&#8217;ingresso di quello che e&#8217; stato definito il monumento alla follia, c&#8217;e&#8217; ancora la scritta &#8220;Arbeit macht frei&#8221;, il lavoro rende liberi, l&#8217;ultima illusione degli ebrei che venivano qui convinti di lavorare, non di morire, spesso subito: senza neppure il tempo di fare il giro del campo, soprattutto di capire. Ci sono ancora quei corridoi infiniti, allucinanti dove vecchi, donne e bambini erano spinti letteralmente nell&#8217;estremo viaggio: sono intatti, stretti dal filo spinato. C&#8217;e&#8217; ancora addirittura il cartello dell&#8217;alta tensione. Come ci sono ancora le baracche dove vivevano come bestie quelli che non avevano la fortuna di morire subito. Soltanto qui, tra Auschiwtz e Birkenau, furono uccise, in maniera sistematica, un milione e mezzo di persone. Questo non e&#8217; soltanto luogo di genocidio ma anche il piu&#8217; grande cimitero di popoli del mondo. Per gli ebrei e&#8217; il simbolo dell&#8217;olocausto ma rappresenta l&#8217;evento piu&#8217; tragico della storia anche per zingari e polacchi. &#8220;Un luogo &#8211; come disse Giovanni Paolo II &#8211; costruito a negazione della fede e basato sul piu&#8217; profondo spregio di tutti i valori umani&#8221;. A Birkenau ci sono ancora le rotaie dove da ogni parte d&#8217;Europa arrivavano i treni merci con i deportati. E le camere a gas dove finivano anche in duemila alla volta. Una strage costruita a tavolino. Il cianuro agiva in fretta e i resti di quei disgraziati, massa inerte, aggrovigliata nello spasimo di un disperato tentativo di salvezza, finivano nei forni crematori, accesi un&#8217;ora prima, al sibilo del treno. Come ultimo segno dell&#8217;odio, ai limiti del campo, c&#8217;e&#8217; la forca a cui fu impiccato, nel &#8217;47, Franz Hess, fondatore e comandante di Auschiwtz.</p>
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