Ilaria Alpi
Il 1994 e’ stato un anno terribile per i cronisti. Sul muro di Arlington si sono aggiunti oltre cento nomi. Scoppia la guerra in Somalia, una delle piu’ dure, infide. E’ molto pericoloso cercare di capire cosa c’e’ dietro il conflitto. Ilaria Alpi e’ una delle reporter piu’ decise e coraggiose. I traffici illeciti, i grandi malaffari. Forse decisivo e’ l’incontro con il sultano del Bosasa che svela probabilmente all’inviata del Tg3 molti segreti sul movimento miliardario dei rifiuti tossici e delle armi. L’ultimo appunto trovato sul suo taccuino e’ “nove navi”. Le navi dei veleni. Esattamente Undici anni fa, il 20 marzo del 1994, Ilaria Alpi, 32 anni, romana, e’ con l’operatore Miran Hrovatin, 45. Un gruppo di somali a bordo di un fuoristrada costringe l’auto su cui viaggiano a fermarsi, poi fanno fuoco. Un proiettile colpisce alla tempia Ilaria, una raffica raggiunge Miran. Perche’? Nel luglio scorso sono tornato a Mogadiscio. Sono andato a ritrovare quell’angolo dove ci fu l’agguato a Ilaria e Miran. Per quel delitto e’ stato condannato un ragazzo, Hashi Omar Hassan. Incontro il suo avvocato difensore. Si chiama Yahya Amir. Mi fa capire che la storia e’ molto piu’ complessa. Dice che Hashi e’ innocente, che e’ stato incastrato. Poi va via. Non ha detto niente, ma è convinto di avere anche detto troppo. M’informo. L’autista di Ilaria e’ morto, mi dicono a una radio locale, per uno strano incidente stradale. Ed e’ morto pure l’amico che l’aveva soccorso. Una scia di morti. Quelli che io chiamo i miei diavoli custodi mi avvertono: “C’e’ una brutta aria. La tribu’ di Hashi vi cerca, vuole rapirvi per scambiarvi con lui”. Giriamo con trenta uomini armati ma contro i signori della guerra non sono niente. Decidiamo di andar via. Convinti che i traffici denunciati da Ilaria continuano a prosperare.
“L’esercizio della memoria rinnova ogni volta il dolore ma rafforza il desiderio di arrivare alla verità, non ad una verità qualunque”
